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Un italiano su tre è volontario in ambito socio-assistenziale

11 Aprile Apr 2015 1809 11 aprile 2015

Presentata la ricerca a livello nazionale della Convol, Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato

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Getty Images Volontari
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Presentata la ricerca a livello nazionale della Convol, Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato

I volontari italiani? Il 35 per cento sceglie ambiti assistenziali o socio-sanitari, il 32 per cento educativi, il 10 per cento sportivi, l'8 per cento culturali, il 5 percento ambientali e di protezione civile, il restante 9 per cento esperienze di altra natura. Questi alcuni dei dati interiti nella ricerca “Volontari e Volontariato organizzato tra impegno civico e gratuità”, presentata ad Ancora sabato 11 aprile e promossa da Convol, Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato.

L’indagine ha il valore aggiunto di essere la prima ad aver preso in considerazione tutto il territorio nazionale, ponendosi come obiettivo strategico la valutazione del rapporto tra identità e servizio nell’attuale sistema di welfare ma anche tra valori e ideali dell’organizzazione e caratteristiche identitarie dei volontari.

E’ stata coordinata da Ugo Ascoli e divisa in due ambiti: “Volontari” curato da Ugo Ascoli ed Emmanuele Pavolini e “Organizzazioni di volontariato” seguito da Sabina Licursi e Giorgio Marcello.

"La ricerca ha evidenziato che, in un contesto di crescente difficoltà del welfare pubblico e di crescita dei bisogni sociali, il volontariato si delinea come una infrastruttura sociale di primaria importanza che coinvolge milioni di cittadini e che le connessioni tra OdV sono molto fitte", ha affermato Emma Cavallaro presidente della Convol. "Lo sviluppo di una nuova capacità istituente del volontariato organizzato, ossia quell’attitudine delle OdV a pensare il cambiamento sociale e a tentare di realizzarlo, incidendo sul livello istituito dovrà passare attraverso l’irrobustimento delle reti orizzontali, l’adozione di una strategia di advocacy libera dall’interesse verso particolari categorie di bisogni e l’investimento di risorse sulla dimensione partecipativa della vita interna alle organizzazioni stesse. Una risorsa che purtroppo non è stata colta pienamente dal Governo nella Riforma della legislazione del Terzo Settore appena approvata dalla Camera”.

Per quanto riguarda le Organizzazioni di Volontariato dalla ricerca emerge che la maggioranza di esse si riconosce nei principi e nei valori fondanti del volontariato inteso come gratuità, dono, rispetto e assunzione di responsabilità verso l’altro, impegno per il bene comune; ci sono però alcune criticità come quella che porta ad una sfumatura dei confini tra forme di solidarietà differenti. L’analisi della composizione interna e dell’equilibrio tra impegno gratuito e personale retribuito conferma che, accanto ad una presenza maggioritaria di organizzazioni che mantengono una sostanziale prevalenza del contributo volontario, vi sono delle componenti interessate da un’ibridazione identitaria. Inoltre alcuni termini meno riferibili all’idealtipo del volontariato organizzato e più alle altre espressioni del terzo settore fanno emergere anche la presenza di criteri regolativi differenti: accanto alla gratuità infatti, sono presenti altri termini per definire i confini identitari prevalenti, come “assenza di lucro”, “solidarietà”, “utilità sociale".

Per quanto riguarda i volontari, la ricerca indica che il volontariato si declina in impegni di lunga durata e di una certa intensità dentro organizzazioni e che solo l’impossibilità di conciliare l’azione volontaria con impegni familiari, di studio o di lavoro determina l’abbandono dell’impegno nelle associazioni. L’esperienza in OdV viene valutata in termini positivi e di crescita personale: aumenta la fiducia verso gli altri, così come la disponibilità e l’apertura alle relazioni sociali. I volontari sono caratterizzati da un livello più elevato di partecipazione socio-politica e culturale: appaiono più attivi nella comunità di appartenenza, più partecipi, più attenti ad intercettare informazioni, più aperti al confronto ed al dialogo con gli altri, meno passivi, ad esempio, di fronte ai media tradizionali, quali la televisione.

Molto significative le parole che il Cardinale Edoardo Menichelli ha rivolto ai promotori dell’iniziativa “ Il volontariato deve essere speranza per il valore della comunità e per il rafforzamento delle relazioni; deve indicare la strada della condivisione e della partecipazione. Essere segno della gratuità che guarda il bene della persona e della comunità e non il tornaconto personale; che fa crescere la persona in una dimensione solidale, fraterna, libera, gioiosa, perché solo il bene rende felici. In un mondo in cui fanno scalpore solo le disgrazie e un certo tipo di notizie, vorrei che voi foste un racconto generoso, diffuso e lieto, che il volontariato diventasse il vero scandalo della società attuale”.

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