Papa Francesco a Sarajevo

L'attesa dei cattolici in Bosnia

18 Aprile Apr 2015 1240 18 aprile 2015

Il teologo Franjo Topic interviene sul messaggio che il Santo Padre condividerà con i fedeli che lo aspettano nella capitale della Bosnia il 6 giugno.

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Papa Francesco
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Il teologo Franjo Topic interviene sul messaggio che il Santo Padre condividerà con i fedeli che lo aspettano nella capitale della Bosnia il 6 giugno.

«Quando un anno fa dissi che il Papa sarebbe venuto a Sarajevo ( il Santo Padre visiterà la capitale bosniaca il 6 maggio) dissero che ero un pazzo. A poche settimane dall’arrivo di Francesco nei Balcani, posso speculare sul fatto che 50 mila persone riempiranno lo stadio di Sarajevo per ascoltare il suo messaggio». Lo sostiene Franjo Topic, sacerdote, teologo bosniaco presidente di Napredak intervenendo al seminario organizzato da Mcl (Movimento Cristiani Lavoratori ) a Belgrado “Una prospettiva europea per i paesi dei Balcani occidentali: le sfide per l’integrazione sociale nella regione”.

Che messaggio si aspetta dal Papa?

Sarà una visita molto significativa. Per prima cosa ribadirà in tutti modi possibili che non si uccide in nome della religione. Messaggio scontato sulla carta, ma nella realtà continuiamo a vedere che le fedi sono strumentalizzate. Credo che il Santo Padre metterà anche l’accento sull’ecumenismo religioso. E’ un passaggio obbligatorio in un paese come la Bosnia dove convivono musulmani, ortodossi e cattolici. L’ecumenismo non è un’eccezione ma una situazione che caratterizza il nostro mondo. Sbaglia anche chi ritiene che l’ecumenismo sia un segno di debolezza. Io ritengo che il dialogo, il pluralismo siano invece segni di forza e di realismo. L’uomo è fatto per il dialogo. Se non ci fosse l’altro non avremmo bisogno della parola. Il Santo Padre ricorderà ai cattolici che dobbiamo lavorare di più nel nome dell’ecumenismo.

Com’è la situazione in Bosnia?

Il paese sta cercando di entrare in Europa. Bisogna capire che non ci sarà pace in Europa senza pace in Bosnia. L’ Ue né è consapevole. I bosniaci sono invece consapevoli che l’entrata in Eu non è la panacea di tutti i problemi del paese. I bosniaci non si fidano tanto dei trattati, sanno che non ci sono costituzioni perfette. Ma sono anche consapevoli che entrare in Eu significa entrare in una fase di pace e stabilità. Comunque, il paese è molto cambiato in questi anni. Negli anni 70 nessuno aveva un bagno in casa, una macchina privata, e nessuno andava in vacanza. Oggi si sono macchine, telefonini e macchine in eccesso. Il risparmio privato è intorno ai 4 miliardi e mezzo di euro. Stiamo vivendo nella dittatura del desiderio.

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