Mediterraneo

Cospe: istituzioni europee responsabili per inazione

20 Aprile Apr 2015 1648 20 aprile 2015

L’ennesima strage di migranti esige l’individuazione di tutti i soggetti che avrebbero potuto prevenirla ma si sono astenuti dal farlo.

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L’ennesima strage di migranti esige l’individuazione di tutti i soggetti che avrebbero potuto prevenirla ma si sono astenuti dal farlo.

Dalle cronache degli ultimi sette mesi, appare chiara la responsabilità, per inazione, della Commissione europea la quale, alla vigilia del primo anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013 che causò la morte di 366 persone, chiese al governo italiano d’interrompere le operazioni di ricerca e salvataggio nel mar Mediterraneo di profughi, richiedenti asilo ed aspiranti migranti. In sostituzione dell’iniziativa italiana che aveva salvato oltre 150 mila persone in 12 mesi, l’Ue ha lanciato la sua Operazione Triton.
Senza giri di parole, più di un rappresentante delle istituzioni dell’Unione sostenne che l’operazione “Mare Nostrum” avviata e gestita dall’Italia era la causa delle partenze dalla Libia. Mettere fine a tale operazione avrebbe, secondo la logica cinica del Frontex, messo fine alle partenze perché le persone partono perché sanno che verranno salvate. Sostennero inoltre gli esperti della Commissione che con l’arrivo dell’inverno le partenze sarebbero cessate. Entrambe le previsioni sono state smentite perché le persone hanno continuato a partire e purtroppo, in migliaia da allora, sono morte in mare.

Le persone partono dalla Libia, paese in conflitto armato e disgregato, senza autorità certa in grado di controllare le attività di chi si arricchisce organizzando il trasporto clandestino attraverso il Mediterraneo. Chi fugge dal proprio Paese natale in guerra non ha motivo per fermarsi in Libia ed è costretto a prendere l’unica possibilità di trasporto che può trovare per raggiungere l’Europa: il servizio dei trafficanti. I Paesi del sud Mediterraneo non sono in condizione di assumersi l’onere di fermare le partenze perché sopportano anche quello di avere sui propri territori molto più richiedenti protezione internazionale di quanti ne partano effettivamente.

Non possiamo continuare con la contabilità dei morti e la commozione e rabbia che accompagna queste tragedie e coloro che hanno il potere/dovere di decidere se salvare le persone in pericolo continuano a non decidere. Chiediamo con forza:

  • l’attivazione da parte delle istituzioni europee di un’operazione di ricerca e salvataggio tra le coste libiche e quelle italiane;
  • una corsia preferenziale ed accelerata sotto il controllo dell’UNHCR, per identificare e consentire l’ingresso in Europa alle persone intrappolate in Libia e nei paesi vicini in attesa di partire per l’Europa, ripartendole fra tutti i paesi Ue;
  • la sospensione di Dublino per consentire ai richiedenti protezione internazionale di poter raggiungere familiari in altri Paesi diversi da quello di approdo.

È necessario agire subito, senza altra perdita di tempo perché la posizione attuale sotto la direzione di Frontex ha rivelato tutta la sua inadeguatezza e va sostituita.

Foto: Getty images

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