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PersonaLab, il misuratore d’impatto delle politiche sociali

21 Aprile Apr 2015 1125 21 aprile 2015
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Il sistema ideato dalla Fondazione Zancan. «Il nostro è un applicativo web che permette di adottare una metodologia rigorosa di valutazione e monitoraggio degli interventi sociali», sottolinea la responsabile dei progetti internazionali, Cinzia Canali

Spostare l’attenzione dal processo per concentrarsi sul prodotto. Un cambio di marcia che applicato ai servizi sociali, presuppone la creazione di un misuratore affidabile in interventi per natura multidimensionali e multidisciplinari. Un misuratore che da qualche tempo non solo ha un nome, PersonaLab, ma anche una sorta di certificazione di qualità, considerando che la Regione Toscana, che già lo utilizza in 16 ambiti territoriali socio-sanitari su 34 (compresi i servizi sociali di città rilevanti, come Firenze, Livorno e Pistoia), sta progettando di estenderne la sperimentazione. Oltre alla Toscana il percorso però è stato già testato anche in Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Piemonte e in Veneto. A brevettarlo è stata la Fondazione Zancan con un gruppo di lavoro guidato dalla ricercatrice e responsabile dei progetti internazionali, Cinzia Canali. «Il nostro è un applicativo web che permette di adottare una metodologia rigorosa di valutazione e monitoraggio degli interventi sociali, in Toscana lo usano per i minori, ma gli stessi criteri possono venir applicati al campo degli anziani o dei disabili», spiega la Canali.

Imparare a farsi le domande giuste
Qual è la natura del problema? Cosa osservo in questo momento? Quali sono gli obiettivi e i risultati che mi attendo? Qual è la strategie che voglio mettere in campo per favorire un cambiamento? Sono queste le domande cardinali «che tutte le figure coinvolte sono “costrette” dal nostro dispositivo a porsi - in media ogni tre mesi - in modo da verificare eventuali progressi o fallimenti». Non solo. Ogni fotografia deve essere personalizzata. «Le faccio un esempio per chiarire meglio», continua Canali, «poniamo di avere in carico due ragazzi difficili e che per entrambi l’obiettivo sia quello di ridurne l’aggressività. Il primo però la sfoga sugli altri, il secondo invece la interiorizza. Se per entrambi misurassimo la diminuzione degli episodi di violenza nei confronti dei compagni, avremmo un dato affidabile solo per il primo, ma nessun indicatore affidabile per il secondo. Del quale invece avremmo dovuto misurare il numero di volte che ha sbattuto i pugni sul banco. In questo senso PersonaLab garantisce una certa affidabilità proprio in virtù della sua flessibilità». Il meccanismo oltre a fornire dati oggettivi e comparabili, «implica un coinvolgimento significativo da parte degli operatori stessi che sono costretti a mettersi in rete, a confrontarsi con le famiglie, ma soprattutto a valutare il loro lavoro e in taluni casi anche a proporre modalità di intervento diverse al fine di migliorare gli esiti».

Un nuovo protagonisto degli operatori
Lorella Baggiani è la funzionaria dell’Area tutela minori della Toscana che ha seguito fin dall’inizio il progetto. «Siamo partiti nel 2010 su un’iniziativa finanziata dal ministero del Welfare, due anni dopo, una volta conclusa questa prima fase, abbiamo deciso di dare continuità all’intervento». Questo grazie a un contributo di 192mila euro della stessa Regione. «Così sono stati coinvolti circa 130 operatori (in maggior parte assistenti sociali, ma anche psicologi, neuropsichiatri infantili, educatori e insegnanti) che hanno lavorato su 140 casi di famiglie di minori in difficoltà». «Ragazzi», precisa la Baggiani, «che stanno in quell’area grigia che precede la vera e propria emergenza dei fuori famiglia (in Toscana gli affidamenti in corso sono 1.115 a cui si aggiungono 686 minori in comunità, ndr.) e che per questo sono storicamente meno visibili ai servizio sociali». «PersonaLab», conclude invece la funzionaria toscana, «ci consente una migliore presa in carico di questa tipologia di soggetti».

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