Sigarette
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Fumo puro. Se la disoccupazione ne uccide più delle sigarette

28 Aprile Apr 2015 1542 28 aprile 2015
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Fumatore incallito, professore di economia, autore di un pamphlet - "Fumo, bevo e mangio molta carne" - che un paio d'anni fa ha suscitato dibattito e polemiche non ci sta. "Sacrosanta la battaglia contro malattia e eccessi, sacrosanta la prevenzione, ma nella riforma sanitaria francese, che imporrà pacchetti neutri, senza marca, con immagini di malati in primo piano c'è ben altro". C'è il tentativo di igienizzare il mondo, togliendo colore alla vita

Servirà alla sacrosanta battaglia contro il fumo la decisione della Francia di eliminare dai pacchetti di sigarette qualsiasi forma di riconoscibilità della marca? [leggi qui l'articolo di Marco Dotti sulla questione]

Io, fumatore incallito – fumatore specializzato di Marlboro, altrimenti tossisco -, ho ragione di dubitarne. Anche per questo un provvedimento del genere ha l’unico effetto di avvilirmi.

Siamo tutti in crisi, l’Europa e il mondo sono in crisi. Anche la Francia lo è, sul piano sia economico che psicologico. La gente muore per mille motivi, spesso per una ragione che riguarda chiunque, anche i più fortunati. Anche nella migliore delle ipotesi la vita uccide, piano piano. C’è poi chi muore crudelmente e prematuramente nel Mediterraneo, oppure in qualche guerra, non meno assurda dei naufragi a cui ci hanno abituato.

Eppure si trova il tempo e la voglia di escogitare strane priorità, singolari forme di salvaguardia dei nostri corpi rispondenti a non meno singolari metodi di affermazione della nostra misera civiltà. Il fumo fa male, o se non altro non fa bene? È facile immaginarlo. Ma ancor più facile è verificare che esiste molto altro di peggio di cui non ci si occupa per niente.

C’è un male diffuso, macroscopico, metafisico, ben più temibile di quello fisico. La disoccupazione, per esempio, fa più male delle sigarette. Ma si combatte il fumo con più accanimento di quanto si legiferi per il benessere collettivo.

È più facile scagliarsi contro qualche comportamento individuale poco commendevole che impegnarsi davvero contro il male sociale. Nessuna pietà per le formiche, totale impunità per i leoni e gli elefanti. Ed è così che la libertà, fatta da una miriade di particolari, viene schiacciata da un unico modo di vedere le cose.

Un modo sano, impeccabile, il solo buono e giusto. Lo stesso per cui, accanto a quello del tabacco, criminalizzeranno un giorno il consumo di sale, zucchero, carne, e i contenitori di qualunque bevanda alcolica non avranno più bisogno di dirci se si tratta di vino, birra o whisky ma ci avviseranno con immagini eloquenti che si tratta sempre e comunque di veleno.

E dalle nostre esistenze verranno espunti tutti i dettagli impuri, fino a ripulirle alla perfezione. Fino a cancellarvi ogni traccia di vita.

L'Autore


Pierangelo Dacrema è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari, all'Università della Calabria. Ha da pochi giorni pubblicato Non è una scienza triste (Jaca Book), un saggio sull'economia come scienza delle passioni.