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Africa

Burundi: Appello contro la repressione dei media burundesi

5 Maggio Mag 2015 1946 05 maggio 2015
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Ieri sera a Bruxelles un gruppo di organizzazioni internazionali per la difesa della libertà di stampa e di gruppi media (tra cui VITA) hanno organizzato una conferenza stampa in cui hanno denunciato la repressione di cui sono vittime i media e i giornalisti indipendenti in Burundi.

“Chiediamo alla Comunità internazionale di reagire rapidamente e con fermezza alle violazioni del diritto d’informazione in Burundi. Chiediamo al presidente Pierre Nkurunziza e al suo governo di porre fine agli atti di intimidazione e di repressione perpetrati dalle forze di sicurezza e dai giovani Imbonerakure contro i media, di autorizzare la riapertura della Radio Publique Africaine e di consentire alle radio censurate di emettere nuovamente all’interno del paese”. E’ questo l’appello lanciato a Bruxelles durante una conferenza stampa organizzata dalla Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ), Reporter senza frontiere (RSF), il Comitato per la difesa dei giornalisti (CPJ), Panos Europe, Panos Grands Lacs, Radio Netherlands Worlwide (RNW) e il gruppo editoriale VITA, fortemente impegnato in un progetto a sostegno dei media nei Grandi Laghi Africani (Burundi, Rwanda e Repubblica democratica del Congo).

“Quello che sta accadendo ai media indipendenti burundesi è inaccettabile”, ha dichiarato in apertura della conferenza stampa Ernest Sagaga, responsabile del dipartimento Diritti umani della Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ). “Il Presidente Nkurunziza si deve assumere la responsabilità di tutto quello che subiscono i giornalisti di questo paese, che dall’inizio della crisi scoppiata il 27 aprile scorso sono vittime di attacchi e aggressioni di ogni genere. All’Unione Europea invece, chiediamo che il dispiegamento della missione elettorale UE sia condizionata al rispetto della libertà di espressione e alla libertà di stampa, due diritti che sono attualmente violati dalle autorità burundesi”.

A ruota, Cléa Kahn-Sriber, responsabile del desk Africa di RSF sostiene che “le condizioni non sono riunite per consentire ai burundesi di andare al voto. L’Unione Europea è uno dei primi donatori del paese e dovrebbe utilizzare i mezzi di cui dispone per esercitare il massimo di pressione sul governo ed esigere la fine delle repressioni compiute sui giornalisti burundesi”.

In Burundi sono previsti appuntamenti elettorali importanti che culmineranno con l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nel mese di giugno. Purtroppo, in seguito all’annuncio della candidatura del presidente uscente Pierre Nkurunziza per un terzo mandato, il paese è entrato in una spirale di violenza il cui bilancio è di una decina di morti e un centinaio di feriti. Società civile e oppositori sono scesi in strada denunciando una violazione dell’Accordo di Arusha siglato nel 2000 per riportare la pace in Burundi e che limita a due i mandati presidenziali.

Dati alla mano, il responsabile dell’ufficio di Bruxelles di Panos Europe, Pierre Martinot, ha ricordato l’importanza cruciale dei media indipendenti, in particolar modo le radio, nel panorama massmediatica burundese. “Secondo uno studio realizzato lo scorso anno, la Radio Publique Africaine registra uno share che supera il 60% a livello nazionale, mentre la BBC non va oltre il 6%. Questo dimostra quanto la chiusura della RPA stia danneggiando i cittadini burundesi e il loro diritto ad essere informati. Lo stesso discorso vale per Radio Bonesha e Radio Isanganiro, due emittenti molto ascoltate nel paese e che non possono più emettere nel mondo rurale dove vive la maggioranza della popolazione burundese”.

Purtroppo, oltre alla censura, i media indipendenti e i loro giornalisti sono vittime di aggressioni da parte delle forze dell’ordine e dalle milizia giovanili Imbonerakure. Durante la conferenza stampa, il responsabile dell’ufficio di VITA a Bruxelles, Joshua Massarenti, ha sollevato il caso del direttore della RPA, Bob Rugurika, “minacciato di morte e costretto a vivere in clandestinità”, sottolineando i rischi che molti giornalisti sono costretti a prendere per coprire le manifestazioni e gli scontri che continuano ad essere registrati a Bujumbura, la capitale.

Nonostante le immense difficoltà, i giornalisti riescono a produrre informazione. E’ il caso di giovani blogger burundesi sostenuti dalla Radio neerlandese RNW “che ogni giorno informano l’opinione pubblica su tutto quello che sta accadendo nel loro paese, e per questo andrebbero aiutati”, sostiene Hélène Michaud, caporedattrice del desk Africa di Radio Netherlands Worldwide.

In chiusura di conferenza stampa, è stato proiettato un video realizzato a Bujumbura in cui il presidente dell’Unione burundese dei giornalisti (UBJ), Alexandre Niyungeko, anche lui entrato in clandestinità, ripercorre le principali tappe del processo di repressione che si è abbattuto sui media burundesi da ormai dieci giorni. “Il Presidente Nkurunziza dovrebbero fermare gli attacchi contro i media burundesi. La Costituzione che ha giurato di rispettare e di far rispettare riconosce la libertà dei media e, soprattutto, la libertà di opinione e il diritto del pubblico all’informazione”.