Comunicazione sociale

Francesca Marina e l'effetto Madre Teresa

5 Maggio Mag 2015 1525 05 maggio 2015

La foto che ha generato tanto empatia rende giustizia a una frase che Madre Teresa era solita dire: se guardo la massa non farò niente. Se guardo al singolo mi metto in azione.

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La foto che ha generato tanto empatia rende giustizia a una frase che Madre Teresa era solita dire: se guardo la massa non farò niente. Se guardo al singolo mi metto in azione.

Ha fatto il giro del mondo, è fintia sulle prime pagine dei giornali, il suo nome è diventato anche un hashtag #francescamarina che su twitter ha tenuto testa alla #royalbaby di William e Kate.
La foto di Francesca Marina, la bambina nigeriana nata sulla nave della Marina Militare Bettica, ha emozionato il mondo e generato tanta empatia. Ma non solo: quella foto scattata dal personale della marina militare ha anche impartito una lezione al mondo del non profit su come fare comunicazione in modo efficace senza l’uso di una retorica buonista ne terzomondista. Come scrive l’esperta di comunicazione Luisa Carrada «è’ difficile suscitare emozioni con le grandi teorie, i grandi numeri, anche quelli più impressionanti. E’ quello che gli autori del libro Made To Stick, Why Some Ideas Survive and Others Die chiamano l’effetto Madre Teresa, la quale ripeteva spesso: se guardo la massa non farò niente. Se guardo al singolo mi metto in azione. E’ il motivo per il quale possiamo leggere tutti i più dettagliati e attendibili rapporti sulla fame nel mondo, ma muoverci davvero solo quando ci raccontano la storia di un unico bambino e del piccolo ma concreto aiuto che possiamo dare. Una lezione di cui tutte le associazioni non profit hanno fatto tesoro» spiega Carrada nel suo blog Il Mestiere di Scrivere «allontanandosi dagli studi, le statistiche, persino i famosi testimonial, per affidarci piuttosto al diario dei volontari e del racconti dei loro operatori».

Un testimonial come Giusy Poppa, l’ostetrica di Torino e volontaria della Fondazione Francesca Rava che ha fatto nascere Francesca Marina. A 49 anni ha lasciato il suo lavoro presso la direzione sanitaria all’ospedale Sant’Anna e si è imbarcata su una nave della marina militare a fare la volontaria.«Qui ho sentito che bisognava fare qualcosa, e perché qui ho imparato davvero che cosa significa aiutare gli altri». Ma non c’è solo Giusy. Sono circa 60 i volontari della Fondazione Francesca Rava specializzati in area urgenza e materno infantile che da ottobre 2013 prestano servizio su 15 navi della marina militare impegnate prima in Mare Nostrum ed ora Triton. Essi hanno contribuito al soccorso di 60.000 migranti tra i quali molte donne in avanzato stato di gravidanza, circa 500 e moltissimi bambini e minori non accompagnati, accolti sulle Navi San Marco, San Giusto, San Giorgio, Fasan, Etna, Aliseo, Maestrale, Foscari, Margottini, Sirio, Orione, Bettica, permettendo di salvare molte vite.
Una squadra che dona tempo e competenze a chi ne ha bisogno mantenendo un basso profilo. La foto e la storia di Francesca Marina è servita anche per celebrare il lavoro di questi volontari.

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