Ci risiamo

Fondi Ue, l’Italia rischia (ancora) di perdere 12 miliardi

6 Maggio Mag 2015 1215 06 maggio 2015

I calcoli sconfortanti della Cgia di Mestre, secondo i quali rischiamo di perdere un fiume di denaro, relativo al periodo 2007-2013, se non riusciremo a spenderlo e rendicontarlo entro il 31 dicembre. E visto che 2014 siamo riusciti a spendere solo 7,5 mld...

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Eurofondi
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I calcoli sconfortanti della Cgia di Mestre, secondo i quali rischiamo di perdere un fiume di denaro, relativo al periodo 2007-2013, se non riusciremo a spenderlo e rendicontarlo entro il 31 dicembre. E visto che 2014 siamo riusciti a spendere solo 7,5 mld...

L’Europa tenta di darceli da otto anni, ma noi non li vogliamo. Rimangono ancora 12 miliardi da spendere al nostro paese della tranche da 47,3 messa a disposizione dalla Ue per il periodo 2007-2013. Lo sostiene la Cgia di Mestre che ha effettuato una ricognizione (datata fine febbraio ma pubblicata da pochi giorni) su quanti fondsi strutturali il nostro paese è riuscito a utilizzare. Ebbene, 35,4 miliardi di euro sono stati spesi e rendicontati (pari al 74,8%), il resto si vedrà. Abbiamo però tempo fino al 31 dicembre, poi li perderemo. «Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali – spiega il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi – dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue prorogherà. Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi».

L’elaborazione della CGIA prosegue poi analizzando il contributo finanziario netto allo sviluppo di tutti i Paesi dell’Ue. Nel periodo 2007-2013, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, 71,8. In generale, sono i Paesi del Nord a farsi carico degli sforzi economici maggiori per sostenere l’Ue. «Nel rapporto dare/avere con l’Ue – conclude Bortolussi – in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come parametro di riferimento il dato pro-capite, sono i Paesi nordici a guidare la graduatoria, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente pari a soli 623 euro».

Analizzando la differenza assoluta tra le risorse versate all’Unione e quelle accreditate a ciascun Stato dell’Ue tra il 2007 e il 2013, il maggior contributore è la Germania, con 83,5 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8. Se, invece, prendiamo come termine di raffronto il dato pro-capite, il maggior sostenitore dell’Ue è il Belgio, con 1.714 euro. Immediatamente dopo scorgiamo i Paesi Bassi (1.569 euro), la Danimarca (1.346 euro), la Svezia (1.195 euro), la Germania (1.034 euro), il Lussemburgo (997 euro), il Regno Unito (759 euro), la Francia (707 euro), la Finlandia (689 euro), l’Austria (674 euro), l’Italia (623 euro) e Cipro (197 euro). Tutti gli altri 17 Paesi, invece, sono percettori netti, ovvero hanno ottenuto più di quanto hanno versato a Bruxelles. Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, unportoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro.

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