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L’arte di rendere più belle le città

6 Maggio Mag 2015 1924 06 maggio 2015
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Si fa chiamare Zedz, è uno street artist olandese che lavora in tutto il mondo. A Milano ha cambiato il volto a un cavalcavia e lasciato un bellissimo murale a Baggio. In questa intervista spiega perché l’arte può rendere migliore la vita di tutti

“L’arte è in movimento”, dice Zedz, street artist olandese, uno dei più affermati sulla scena internazionale. La sua produzione, che spazia dai murales a sculture-installazioni, è arte temporanea. Uno dei suoi ultimi lavori l’ha realizzato nella periferia di Milano, a Baggio (nella foto). E’ un grande murale circolare, coloratissimo, realizzato sul muro di un ex- fabbrica. A Milano ha anche riqualificato il cavalcavia di Corvetto. Il suo prossimo progetto? In Giappone, a Matsudo, fuori Tokyo, dove parteciperà a un grande progetto di arte pubblica, che coinvolge artisti nazionali e internazionali e che sta trasformando il volto e l’anima della città. Ed è proprio questo il tema della cover story del prossimo numero di Vita, in edicola dall’8 maggio, dedicato al potere trasformativo dell’arte, energia creativa in grado di cambiare la società .

- Mi parla del suo lavoro a Baggio?

La fabbrica, era uno di quei luoghi che noi street artist amiamo particolarmente, perché possiamo lavorare liberamente, senza restrizioni. Essendo un lavoro non commissionato, ho potuto esprimermi liberamente e il risultato è davvero autentico. Il mio lavoro a Baggio compare nello spot che ho realizzato per Microsoft (Surface Stories ( Il video è in olandese: per leggere i sottotitoli in inglese cliccare sotto al video su "sottotitoli") che evidenzia le esperienze di persone che sono fonte di ispirazione e che sono riuscite a realizzare i loro sogni. Ho voluto mostrare nello spot la mia opera a Baggio perché credo che sia una delle migliori opere d’arte che ho realizzato ultimamente.

- Lei ha lavorato anche ad un’opera di rigenerazione urbana a Corvetto….

Nel 2011 il Comune di Milano mi ha commissionato questo lavoro nella periferia sud di Milano. Ho decorato con una vernice di diverse tonalità di verde i piloni e i muri del viadotto, che divide l’area in quattro quartieri , realizzando un’opera di arte pubblica su una superficie di 1500 metri quadrati. Il lavoro deriva da studi grafici adattati al contesto architettonico. (Qui l’intervista a Zedz sull’opera a Corvetto).

- Qual è il suo prossimo progetto?

A fine maggio sarò a Matsudo, città situata nella prefettura di Chiba, a sud est di Tokyo. Matsudo si sta svuotando della sua popolazione di giovani ed è diventata una sorta di città dormitorio, fatta di pendolari che vanno a Tokyo per lavorare. Quattro anni fa un’organizzazione non profit, in parte sovvenzionata dallo stato, ha lanciato un progetto, chiamato Mad City, per fare rivivere la città grazie all’arte. E anche ad attività che creano coesione sociale. Mad City ha creato Paradise Air (Artist in Residence), una residenza per artisti, che vengono da tutto il mondo e che soggiornano gratuitamente e realizzano progetti artistici nella città. Sarò a Paradise Air e realizzerò un’opera di street art su un muro della città.

- Qual è la sua visione dell’arte?

Il mio scopo è portare l’arte moderna nelle strade. Non voglio che le mie opere siano “bloccate”nelle gallerie, ma voglio capovolgere la prospettiva e metterle nelle strade, così possono essere viste da chiunque. L’arte è in movimento. A volte la percepisco come una musica, che puoi apprezzare mentre ti muovi. Per me è importante fare qualcosa di nuovo e autentico, qualcosa che la gente non ha mai visto prima. E rendere le cose belle e accessibili a un grande pubblico. Le mie opere sono temporanee. Penso che sia interessante fare un’arte di questo tipo. Anche gli spazi pubblici sono in movimento: un giorno in una piazza c’è un mercato, un giorno una mostra, una statua, il giorno dopo non c’è più niente.

- Come si è mosso dai graffiti con grandi lettere ad altre modalità di espressione artistica?

Ho iniziato molto presto facendo graffiti classici. Intorno ai 20 anni ho capito che ci sono modalità espressive più interessanti. Ho iniziato a distinguere tra graffiti tradizionali, e i miei lavori, che sono opere di arte contemporanea. Realizzo sculture temporanee di grandi dimensioni in MDF, un derivato del legno, serigrafie, stampe, lavori in legno, opere fatte con carta tagliata. Nel tempo i graffiti (che per me sono quelli composti di lettere) sono diventati un hobby. Naturalmente la mia arte è influenzata dai graffiti e viceversa ma ci tengo a distinguere, perché mi consentono di esprimermi in maniera diversa.

http://www.zedz.org/

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