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Profughi, nuovi criteri di accoglienza per i paesi Ue

6 Maggio Mag 2015 1619 06 maggio 2015

La Commissione ha deciso: serve un’equa ridistribuzione dei rifugiati tra le nazioni europee, che rispecchi criteri relativi a popolazione, ricchezza, territorio. Attesi in Italia 10mila migranti in più rispetto alla situazione attuale

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La Commissione ha deciso: serve un’equa ridistribuzione dei rifugiati tra le nazioni europee, che rispecchi criteri relativi a popolazione, ricchezza, territorio. Attesi in Italia 10mila migranti in più rispetto alla situazione attuale

Nuove regole e nuovi criteri per l’accoglienza dei rifugiati in Europa. Li disegneranno il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos in una proposta di modifica dell’attuale sistema, derivato dagli Accordi di Dublino in base ai quali è il primo Paese toccato da un richiedente asilo il luogo in cui questo dovrà necessariamente soggiornare – e se prosegue può esservi rimandato. Finora molti paesi, tra cui la Germania, avevano difeso lo status quo, ma la situazione è radicalmente cambiata dopo le recenti stragi in mare, aprendo la strada alla riforma.

I criteri in base ai quali decidere la destinazione dei rifugiati dovranno – secondo indiscrezioni riportate dai giornali – tenere conto non solo della popolazione residente in ciascun paese, ma anche di altri elementi come la ricchezza nazionale, il tasso di disoccupazione e l’estensione del territorio. Finora, se si raffronta unicamente il numero di migranti accolti con quello degli abitanti, al primo posto per densità di “nuovi cittadini” c’è la Svezia, con 8.415 rifugiati per milione di residenti, seguita da Ungheria, Austria, Malta e Germania. L’Italia è solo nona con 1.065 profughi per milione di abitanti. Se dunque si tenesse conto soltanto del rapporto rifugiati/popolazione, all’Italia toccherebbe accogliere 10mila persone in più rispetto alle circa 65mila ospitate finora, mentre la Germania dovrebbe dimezzare la popolazione di profughi e la Svezza addirittura mandare via 70mila persone. Come andrà a finire? Lo si saprà solo il prossimo 13 maggio, quando la proposta Juncker- Avramopoulos dovrà essere votata dal Parlamento. Per abolire gli Accordi di Dublino, però, serve l’unanimità. Il vero nodo sarà raggiungerla.

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