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Economia civile

L’economia circolare della coop Cauto

8 Maggio Mag 2015 1646 08 maggio 2015
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In provincia di Brescia un modello di impresa che fa risparmiare lo Stato, combattendo gli sprechi e offrendo lavoro a 150 soggetti svantaggiati. Ecco come funziona

Coniugare l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e la tutela dell’ambiente è possibile e soprattutto è economicamente sostenibile, lo dimostra chiaramente la storia di Cauto, una cooperativa sociale della provincia bresciana. Cauto nasce nel 1995 e da vent’anni porta avanti la sua missione con determinazione in rete con altre 5 cooperative del territorio, su un’area che comprende 11 provincie e 31 comuni, questa l’ultima esperienza narrata dall’Archivio della Generatività italiana.

(Leggi l'analisi del caso sull'Archivio della Generatività Italiana)

Attualmente Cauto conta 350 dipendenti, 170 volontari e 150 lavoratori svantaggiati introdotti grazie ai percorsi di inserimento lavorativo e sociale, uno degli obiettivi primari della cooperativa, che per fare questo si avvale della costante collaborazione con i servizi sociali del territorio. Attraverso un lavoro d’equipe viene offerto un percorso integrato che fornisce un supporto giornaliero con personale specializzato, Michele Pasinetti Direttore della Cooperativa afferma che “l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate origina un risparmio per l’intera collettività di 5000 euro annui per ogni persona così assunta”.

La presenza dei volontari invece, che provengono principalmente da due associazioni (Maremosso e Amici di Memua), si integra con le attività della cooperativa senza entrare in conflitto con le mansioni dei lavoratori dipendenti a cui non si sostituisce mai. “Attraverso il volontariato infatti vengono realizzate attività che altrimenti non si farebbero” spiega Pasinetti “come ad esempio restaurare o aggiustare mobili e oggetti che vengono ritirati dai dipendenti grazie al servizio Traslochi e Sgomberi dandogli nuova vita”.

I principali ambiti di intervento riguardano il ciclo dei rifiuti che comprende la raccolta, il trasporto e la gestione degli stessi oltre che al trattamento e allo stoccaggio di rifiuti pericolosi e non; 90% dei rifiuti vengono così differenziati grazie all’impianto di Cauto.

Il concetto di economia circolare che anima questa realtà ha portato alla creazione di vie per il riciclo e il riuso degli oggetti, in particolare esiste un servizio per la raccolta di abiti usati grazie all’istallazione di 440 contenitori adibito a questo scopo in collaborazione con la Caritas Diocesana, una ricicleria, un negozio (Spigolandia) per la vendita di beni usati e un sistema per il recupero e la riparazione di macchinari dismessi dagli ospedali.

Grazie all’attività di recupero degli alimenti scartati della grande distribuzione inoltre vengono servite più di 7000 persone a settimana, con la collaborazione di 120 associazioni benefiche del territorio che ritirano gli alimenti presso la Dispensa Sociale di Cauto e provvedono alla distribuzione gratuita a livello capillare, per un totale di 3 tonnellate annue di cibo che viene così recuperato.

“Per il futuro Cauto si propone di tener fede alla sua mission originaria aprendosi però al dialogo e al confronto con interlocutori di svariata natura”, dichiara Pasinetti, “come l’università e le imprese profit. Vogliamo uscire dalla logica dell’autoreferenzialità per poter parlare al mondo”.

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