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Il dibattito

Terzo settore, una riforma contro la corruzione

8 Maggio Mag 2015 1239 08 maggio 2015
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«La risposta migliore alla corruzione e alla speculazione è il sostegno a un modello di impresa sano e sostenibile. Il testo uscito dalla Camera è migliorabile, ma va nella direzione giusta». L'intervento di Stefano Granata, numero uno del Consorzio Cgm

La ripartenza delle discussioni al Senato sulla Riforma del Terzo Settore ci rende ottimisti sulla conclusione dell’iter parlamentare entro l’estate. E’ un’altra tappa di avvicinamento a quella che potrebbe essere una pietra miliare della nostra storia e di tutto il movimento cooperativo italiano dopo anni di incertezza. L’impegno del Governo è importante innanzitutto dal punto di vista culturale. Il Terzo Settore viene riconosciuto, finalmente, come luogo di crescita, valorizzando un modello economico e sociale che interessa la società nella sua interezza e non più solo una parte della popolazione. Alla luce di ciò, riferirsi solo a una legge che riguarda uno specifico settore è ormai riduttivo. Si tratta di una riforma che incide sì sulle imprese sociali, ma con un impatto anche sul lavoro, sul welfare, sulla cultura. Una vera e propria svolta nel nostro Paese.

Per questo abbiamo sostenuto fin da subito le linee guida del Governo e dunque il testo della Riforma, che riteniamo possieda enormi potenzialità. Finalmente l’impresa sociale è riconosciuta per quello che è, non un concetto sconosciuto e autosufficiente, bensì un modello efficace di sviluppo per il nostro Paese.

In questi mesi abbiamo avuto la dimostrazione che le nostre richieste possono essere esaudite, senza, per questo, pretendere privilegi. Abbiamo chiesto, ad esempio, risorse che siano destinate a chi intende puntare in modo strutturale e non occasionale sulle opportunità di crescita, in primis sull’occupazione. È quindi importante che il Terzo Settore sia certificato secondo criteri chiari in grado di identificare veramente le imprese che rispondono alla propria vocazione sociale, sia in termini di processo che di risultato, che abbiano un programma ben definito e una propria stabilità. La risposta migliore alla corruzione e alla speculazione è il sostegno a un modello di impresa sano e sostenibile.

Il pubblico deve fidarsi solo di imprese certificate e capaci di fare il loro mestiere. Del resto, non ci si improvvisa cooperatori o imprenditori sociali da un giorno all’altro, altrimenti si finisce per alimentare patologie e reati. Le modalità di finanziamento attraverso gare e appalti devono basarsi su una rigida e trasparente selezione capaci di valutare realmente le competenze, accompagnate da un sistema di controllo in grado di monitorare nel tempo tutti i singoli passaggi.

Il testo di legge che è uscito dalla Camera nelle scorse settimane è, secondo noi, un buon testo da diversi punti di vista, basti pensare al fatto che finalmente viene messo a sistema in un unico impianto un settore che finora era regolato in maniera troppo frammentaria. In Senato potrebbe essere ancora migliorato. Aspettiamo che la legge sia approvata e, a quel punto, vedremo se tutti i soggetti coinvolti saranno disposti a fare la propria parte in questa direzione, senza più scuse e attenuanti. Il passaggio da una politica di prevalente spesa pubblica ad una risposta decisamente più inclusiva e adeguata alla domanda dei cittadini richiede una trasformazione culturale e strutturale importante: sapere attrarre investimenti, aggregare risorse e predisporre piani di sviluppo complessi potrà essere la vera ricetta per garantire un sistema di welfare universale oltre che qualificarsi come contributo decisivo per la realizzazione di un modello economico sostenibile per tutti. Ora inizia veramente la partita e noi proveremo a giocarcela fino in fondo.

Foto: Antonio Mola/Vita

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