Scuola

#labuonascuola dimentica gli alunni con disabilità

15 Maggio Mag 2015 1506 15 maggio 2015

Di loro, nel dibattito in corso, non parla mai nessuno. Al massimo si ragiona di insegnanti di sostegno e loro assunzioni. Ma una buona scuola non può prescindere dall'accoglienza - come protagonisti, non come ospiti incidentali - degli alunni più fragili. Anche perché la scuola di tutti è l'unica vera eccellenza della scuola italiana

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Di loro, nel dibattito in corso, non parla mai nessuno. Al massimo si ragiona di insegnanti di sostegno e loro assunzioni. Ma una buona scuola non può prescindere dall'accoglienza - come protagonisti, non come ospiti incidentali - degli alunni più fragili. Anche perché la scuola di tutti è l'unica vera eccellenza della scuola italiana

Ci sono dei protagonisti della scuola di cui nessuno, in questi giorni di dibattito rovente, nessuno parla. Che il testo della legge nemmeno nomina, pur fregiandosi del nome “La buona scuola. Sono gli alunni con disabilità, i grandi “dimenticati” del ripensamento della scuola che c’è in atto.

Lo spazio riservato al tema della disabilità nel ddl 2994 è quasi inesistente, se non nella prospettiva sindacale: quando cioè si parla di assunzioni o del ruolo dell’insegnante di sostegno. È giusto ma non basta, perché in un dibattito come quello attuale, che è anche e prima di tutto culturale, è necessario che parlino anche gli alunni con disabilità e le loro famiglie. Anche perché il modello italiano di scuola per tutti è già «buona scuola», anzi un’eccellenza a livello internazionale.

Ecco quindi l’opportuno documento con cui il Gruppo LEDHA Scuola ha voluto rileggere la riforma dal punto di vista degli alunni con disabilità e dell’inclusione. Nel documento la Ledha plaude alla stabilizzazione dei precari, ma nel contempo fa presente che l’inclusione scolastica non può darsi per scontata né realizzata una volta per tutte ma deve essere resa attuabile con risorse adeguate e con un necessario rinnovamento, che prenda atto delle criticità e dei cambiamenti intercorsi dal 1977 ad oggi.

Ci sono infatti Regioni, come la Lombardia, in cui l’organico degli insegnanti di sostegno è al di sotto del fabbisogno e con una percentuale troppo alta di insegnanti non specializzati, con la discontinuità didattica che ne consegue. I Comuni non hanno le risorse per garantire in misura adeguata i servizi di trasporto ed assistenza educativa, indispensabili per molti alunni con disabilità che frequentano le scuole primarie e secondarie di primo grado. Il trasporto degli alunni con disabilità che frequentano le scuole superiori, l’assistenza educativa e l’assistenza alla comunicazione per i ragazzi con disabilità sensoriale, da marzo 2015 sono terra di nessuno: la Legge 56/2014 (quella che ha avviato il riordino delle Province), ha dimenticato infatti di specificare a chi, come e con quali risorse sarebbero passate quelle competenze, fino a ieri in carico alle Province.

Il documento denuncia anche il «mancato aggiornamento obbligatorio dei docenti curricolari sulle tematiche dell’inclusione; l’inesistente valutazione della qualità del processo di integrazione scolastica nelle singole scuole; la deriva della scuola verso la performance individuale, l'apprendimento di nozioni e la standardizzazione delle modalità di insegnamento e valutazione, che rendono più difficile la costruzione di una scuola che sappia rendere protagonisti anche gli alunni e gli studenti con disabilità».

La conclusione è amara: «l’inclusione non è evidentemente un tema di attualità e non è un argomento “caldo” per la politica, forse perché alunni e studenti con disabilità rappresentano tutto sommato una minoranza. Sta a noi affiancarli, se necessario anche in sede legale, promuovendo instancabilmente la cultura dei diritti, senza rinunciare a parlare, come diceva il nostro Franco Bomprezzi, non solo alla testa ma anche al cuore delle persone».