Dibattito

Barbieri: il volontariato si interroghi sul suo futuro

18 Maggio Mag 2015 1020 18 maggio 2015

Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo settore è stato uno dei protagonisti dell’evento all’Università di Roma che, ha più volte sottolineato vuole essere l’inizio di un percorso di riflessione: “Stiamo dentro il dibattito sulla Riforma ma questa è anche l’occasione per fare il punto su chi siamo, su dove andiamo, sulle forme delle organizzazioni”

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Pietro Barbieri
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Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo settore è stato uno dei protagonisti dell’evento all’Università di Roma che, ha più volte sottolineato vuole essere l’inizio di un percorso di riflessione: “Stiamo dentro il dibattito sulla Riforma ma questa è anche l’occasione per fare il punto su chi siamo, su dove andiamo, sulle forme delle organizzazioni”

L’autoconvocazione del volontariato – promossa da Forum terzo settore, Centro nazionale volontariato, ConVol, Caritas, CSVnet e Consulta del volontariato – è stata, nell’intento degli organizzatori, solo l’inizio di un percorso. Dopo l’appuntamento del 9 maggio scorso seguiranno altre due tappe. Una a Lucca, a settembre. L’altra di nuovo nella capitale in occasione della giornata internazionale del volontariato, il prossimo 5 dicembre. Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo settore è stato uno dei protagonisti dell’evento all’Università di Roma che, ha più volte sottolinenato vuole essere l’inizio di un percosro di riflessione.

Barbieri, l’autoconvocazione come percorso quindi, quale il senso, cosa sottolineare a distanza di dieci giorni dall’evento e all’inizio del percorso della Riforma del Terzo settore al Senato?

L’autoconvocazione ha dato il senso della sfida enorme che ha di fronte a sé il mondo del volontariato, una sfida che va ben oltre il percorso della Riforma del Terzo settore. Il percorso della Riforma è spunto per una grande discussione che deve avere il mondo del volontariato come protagonista e che riguarda il “cosa è” dell’intero mondo del Terzo settore e dell’economia sociale, e il “dove va”. Siamo di fronte a delle domande fondamentali che proprio il volontariato nella sua pluralità, il volontariato militante, quello della gratuità e del dono, della cittadinanza, della partecipazione, può e deve porsi. Mauro Magatti ha sottolineato giustamente, nel suo bell’intervento, come ci sia stata un’evoluzione da quando si è definito il volontariato ad oggi. Oggi ci sono persone che si impegnano al di là e al di fuori del perimetro storico delle organizzazioni, la vicenda di Milano (#nessunotocchimilano) ha dato un segno tangibile del cambiamento, volontariato non più solo come partecipazione ma come responsabilità e impegno civico. L’Istat pochi mesi fa lo ha sottolineato, accanto agli oltre 4 milioni di italiani che fanno volontariato in organizzazioni strutturate ci sono 3 milioni di volontari “spontanei”. Certo stiamo dentro il dibattito sulla Riforma ma questa è anche l’occasione per fare il punto su chi siamo, su dove andiamo, sulle forme delle organizzazioni, OdV, associazioni di promozione sociale, coop sociali, associazioni sportive, forme che rischiano di non intercettare più l’impeto civico nella misura con cui riuscivano in passato. Il volontariato spontaneo ha probabilmente dentro la stessa energia che 30 anni fa diede vita alle forme organizzate.

Questo che questione pone alle organizzazioni?

Pone una questione di natura identitaria perché se davvero le energie più nuove sfuggono dal perimetro dell’azione delle organizzazioni, soprattutto tra i giovani che si identificano molto di più nelle campagne che in un’identità organizzativa, tutto questo pone al nostro mondo una seria questione di qual è il futuro delle organizzazioni che, io credo, devono probabilmente allargare il perimetro della possibilità di partecipazione anche negli ambiti dirigenziali. Magatti ha aperto il suo intervento il 9 maggio con una domanda a una platea davvero folta, più di 300 dirigenti e quadri delle organizzazioni, “Alzi la mano chi tra voi ha meno di trent’anni”. Ebbene si sono alzate 3 o 4 mani, quella è stata la rappresentazione plastica di un problema reale.

Che questione, invece, pone tutto questo al cammino della riforma del Terzo settore?

La Riforma mette le mani su quella che è oggi la società civile organizzata in maniera anche positiva e intelligente ma non riesce a intercettare le novità, dal comitato di genitori della scuola al civismo milanese, che non hanno ancoraggio normativo. Su questo forse bisognerebbe porre più attenzione se davvero la Riforma vuole essere espressione dell’art. 3 della Costituzione sullo sviluppo della persona, dell’art. 18 sulla libertà associativa e dell’art. 118 sulla sussidiarietà, bisogna trovare il modo di favore l’impegno civico dei cittadini nelle sue varie forme, piccole o grandi, spontanee o organizzate. Semplificando, perché anche tra le organizzazioni il 67% sono piccole ci dice l’Istat. Aggiungo anche che la forma organizzativa alla fine conta poco, la differenza tra Comitato dei genitori e OdV o Aps è alla fine minima. Non bisogna impiccarsi agli abiti giuridici lo abbiamo fatto per troppo tempo. Tra l’altro sui territori sono nate molte più Aps che Odv in questi ultimi anni.

Uno dei punti più discussi è proprio quello riguardante i Centri di Servizio nella formulazione uscita dalla Camera. Ha scritto Zamagni su Vita, una formulazione, quella dell ‘Art. 5 alla lettera e, in cui ci sono troppi equivoci. Qual è la posizione del Forum?

Giustamente, la relazione del senatore Stefano Lepri allarga la discussione invece che chiuderla, e dice, attenzione il sistema dei Centri di Servizio al volontariato va rivisto dalla governance in giù. Del resto quanto dicevo prima ne è prova, nascono più Aps che Odv oggi, organizzano più volontariato le Associazioni di promozione sociale di quanto oggi facciano i Csv. La questione che mi sorprende di più è però che la discussione che si sta facendo non è incentrata, come dovrebbe essere, sul “cosa devono fare” i Centri di Servizio, da quando sono stati istituiti è cambiato tutto. All’inizio degli anni ’90 c’erano pochissimi tecnici in grado di sostenere e indirizzare un costituendo Comitato di genitori, erano norme quasi sconosciute a notai e commercialisti ed esperti vari, oggi ce ne sono sin troppi, c’è una diffusione della conoscenza incredibile persino su Internet trovi quasi tutto. Questo cambia, deve cambiare credo la vocazione del “cosa fanno” i centri di Servizio. Credo che una delle loro funzioni più importanti dovrebbe esserci quella dell’animazione anche territoriale, la capacità di creare opportunità di aggregazioni tra associazioni simili o prossime. Creare occasioni per evolvere la capacità delle organizzazioni verso nuove opportunità. Se uno dei temi dominanti è la povertà, mi immagino che il Centro servizi al volontariato dovrebbero aiutare le organizzazioni a orientarsi e prepararsi, a riflette su questo, piuttosto che offrire consulenze tecniche.

Quale percorso da qui a dicembre

L’autoconvocazione è un percorso, un processo che non si è esaurita nella manifestazione che abbiamo fatto. L’obiettivo è stato proprio quello di lanciare una discussione su quali sia la nuova visione per il volontariato, una discussione che deve vivere nei territori e nei vari ambiti per capire come si declina oggi la sua vocazione profetica nella società. Una vocazione che non può esaurirsi nell’interesse di bottega o nelle battaglie di bandiera, per questo abbiamo voluto aprire un vero spazio di discussione e presa di coscienza di fronte alle sfide del nostro tempo. Il percorso della Riforma è anch’esso questo spazio e non spazio di concertazione, ma ricerca di senso e di nuove prospettive.

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