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L'intervista

«L'Europa si vincoli per un mercato dei minerali responsabile»

20 Maggio Mag 2015 1101 20 maggio 2015
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Santiago Fischer della ong Justice et Paix, in vista del voto dell'Europarlamento, parla dell’importanza per le imprese di esercitare il “dovere di diligenza” e di avere una certificazione per chi importa minerali dalle zone di conflitto. «È importante che l’Europa prenda una posizione forte e etica»

«È ipocrita sbandierare misure e fondi per cercare di evitare le tragedie dell'immigrazione e poi nascondersi dietro formule burocratiche per non obbligare le aziende alla trasparenza sui minerali insanguinati che provengono dalle zone di conflitti, peggiorando la situazione in quei Paesi dell'Africa da cui scappano i migranti che muoiono davanti alle nostre coste». Con questo durissimo intervento nell'aula della plenaria a Strasburgo contro la commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstrom, la capodelegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia si è scagliata contro la proposta di rendere soltanto volontaria, invece che obbligatoria, la certificazione delle aziende che importano minerali della zone di conflitti. Di cosa si sta parlando? Di un voto contrario espresso da un'alleanza del Partito Popolare Europeo e dei Liberali nella Commissione INTA del Parlamento europeo, sulla proposta del gruppo S&D di istituire una regolamentazione vincolante per il controllo del commercio dei “minerali di sangue” provenienti da zone di conflitto. Un tema delicato e di estrema attualità. Oggi infatti televisori, cellulari e tablet utilizzano minerali o metalli come lo stagno, il tantalio, il tungsteno e l'oro estratti da Paesi lacerati da conflitti armati come la Repubblica democratica del Congo.
Il voto definitivo dell’Europarlamento si avrà oggi.

In un’intervista rilasciata a Vita.it, Santiago Fischer di Justice et Paix, una ong leader nella campagna contro i minerali di sangue rivela le sue speranze sul voto imminente, parla dell’importanza per le imprese di esercitare il “dovere di diligenza" e spiega come una «regolamentazione vincolante sarebbe positiva per le imprese in quanto contribuirebbe a crere “un terreno comune».

Perché é importante regolamentare il traffico dei minerali e dei diamanti?
Con il Dodd-Frank Act entrato in vigore da due anni negli Stati Uniti e con i cinesi che hanno pubblicato recentemente una serie di linee guida sulle catene di approvvigionamento, é importante che l’Europa prenda una posizione etica contro il commercio dei minierali di sangue e promuova l’uso di “minerali puliti”. Una regolamentazione é qualcosa di positivo per le aziende perchè serve a creare condizioni di parità e far giocare tutti con le stesse regole. «Perché tutti giochino secondo le stesse regole» significa che gli importatori dell'UE di questi metalli e minerali esercitino il “dovere di diligenza” e seguano le linee guida dell’OCSE per le catene di distrubuzione nelle zone di conflitto. Il Dodd-Frank act ha messo in piedi un “mercato responsabile” in Africa Centrale e in Congo con lo scopo di migliorare la tracciabilità dei minerali. Ci sono miniere in Congo alle quali il governo congolese ha concesso l’accesso ed é stato creato un sistema di ispezione dei minerali lungo tutto il processo. Tutto questo é stato possibile solo grazie alla legge americana. Vogliamo anche una legge europea obbligatoria, ma a causa delle pressioni esercitate dalle lobby, questo rischia di non accadere. O, al massimo, si approvano semplicemente leggi come quella recentemente votata dalla commissione INTA, che è obbligatoria solo per le fonderie e raffinerie.

Cosa si attende dal voto del Parlamento europeo?
Nonostante il voto nella Commissione INTA sia stato negativo, speriamo ancora nel voto di oggi a Strasbugo. Perché l’esercizio del dovere di diligenza sia effettivo, l’intera catena di approvviggionamento mineraria deve essere coinvolta, incluse le parti più in basso alla catena, come chi vende e distribuisce prodotti che contengono minerali in Europa. Accogliamo i diversi emendamenti proposti dai Socialisti, dai Verdi e dai Liberali, incluso quello del Belga Louis Michel, che sostengono la nostra posizione di applicare la regola della diligenza a l’intera catena di distribuzione. Ci sono stati dibattiti, discussioni e critiche sulla legge anche tra membri del PPE e dei Liberali. Justice et Paix non é l’unica organizazzione a chiedere una legge più ambiziosa di quella votata dalla Commissione INTA. Per esempio giovedì 13 maggio, un gruppo leader negli investimenti che comprende, tra gli altri, BNP Paribas Investment Partners, ha chiesto ufficialmente che l’attuale testo di legge venga rafforzato e che il dovere di diligenza venga applicato a tutte le imprese rilevanti.

Come vede la legge così come approvata dalla Commissione INTA?
Istituendo un sistema volontario di “dovere di diligenza” rivolto solo alle fonderie e alle raffinerie effettuare, si crea un vuoto nel mercato. Vi è il rischio che questi settori possano risentirne gravemente perché le imprese europee, che di solito comprano da fonderie e raffinerie europee, possono invece acquistare da quelle asiatiche. Questo è il pericolo reale che le lobby, le imprese, il Partito popolare europeo e quello dei Liberali non hanno considerato. Se le regole fossero state applicate a tutti a livello europeo, le imprese che hanno maggiormente a che fare con le miniere e i minerali sarebbe state costrette ad esercitare il dovere di diligenza. Le imprese sono fortemente riluttanti a sottostare a restrizioni e ci dicono spresso che se la legge si applica su base volontaria, non l’applicheranno. È questa la mancanza di responsabilità che critihciamo.

Perché le imprese europee non vogliono delle regole più rigide?
Le imprese spesso sostengono di attuare già tutti i controlli necessari e di non aver bisogno di essere sottoposte ad ulteriori leggi. Eppure, SOMO (Centre for research on Multinational Companies), una Ong olandese, ha pubblicato recentemente uno studio che mostra come le imprese europee non applichino il dovere di diligenza, a meno che non siano nella lista degli azionari di New York, regolamentati dal Dodd-Frank Act, o non siano compagnie di telecomunicazioni che sono sotto i riflettori a causa di campagne pubblicitarie, come la compagnia Telefonica spagnola. Noi abbiamo condotto delle ricerche sul mercato Belga ed abbiamo concluso che anche le aziende che rischiano di usare i minerali di sangue non vogliono esercitare il dovere di diligenza, e lo descrivono come un processo troppo dispendioso. Eppure un recento studio effettuato dalla Commissione INTA mostra come nel primo anno di applicazione, il dovere di diligenza costasse 13.500 dollari e come il suo costo sia successivamente diminuito. Nonostante le aziende affermino che il prezzo aumenterà, sono le cifre delle aziende stesse ad essere state utilizzate nello studio, che dimostra il contrario.

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