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Dal multilinguismo all'integrazione

26 Maggio Mag 2015 1722 26 maggio 2015
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Al sesto seminario del progetto Tfiey Transatlantic Forum on Inclusive Early Years di Reggio Emilia i dati sulla percentuale di bambini stranieri in Italia e le politiche per attuare un'educazione inclusiva

“Multilinguismo e sviluppo delle identità culturali nella prima infanzia” si intitola il sesto seminario del progetto Tfiey Transatlantic Forum on Inclusive Early Years in corso a Reggio Emilia, ospite del Centro Loris Malaguzzi-Reggio Children e organizzato dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con Fondazione Zancan e le altre fondazioni coinvolte nel progetto: Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Fondazione Con il Sud.
«Obiettivo del seminario», sottolinea Marzia Sica della Compagnia di San Paolo, «è confrontarsi su vantaggi e svantaggi degli attuali modelli di educazione, sulle strategie di multilinguismo e/o prassi per promuovere la cultura, l’identità e l’integrazione, sulle politiche e risorse necessarie per supportare lo sviluppo dell’identità multiculturale nei bambini e nelle famiglie, sulla formazione dei professionisti che lavorano con i bambini di diverse culture e dei policy makers per la costruzione di un’educazione inclusiva, sull’individuazione di strategie inclusive per migliorare i servizi per i bambini, in particolare quelli provenienti da famiglie migranti e a basso reddito».

L'incontro è stata anche l'occasione per divulgare una serie di dati utili a capire il fenomeno. All'1 gennaio 2014, la percentuale di residenti stranieri (intesa come popolazione residente con cittadinanza non italiana) sul totale dei residenti in Italia, era pari all’8,1%. Percentuale che varia in misura significativa sul piano geografico e anagrafico. Sul piano territoriale, l'incidenza della popolazione straniera è nettamente superiore nelle regioni del Centro-Nord. Sul piano anagrafico, la percentuale di “stranieri” è superiore alla media tra le fasce più giovani della popolazione. In particolare, considerando i minorenni (0-17enni) l’incidenza a livello nazionale è pari al 10,7%, percentuale che cresce al 13,9% tra i bambini di età 0-5 anni e aumenta ulteriormente (al 14,8%) tra i bambini di età inferiore ai 3 anni.
Tra i bambini con meno di 6 anni, l’incidenza dei residenti con cittadinanza straniera è massima (oltre un bambino su cinque) in Emilia-Romagna (22,3%), Lombardia (20,8%) e Veneto (20,2%). Nell’arco del decennio (2004-2014), la quota di residenti stranieri è andata aumentando ovunque, di quasi 5 punti percentuali a livello medio nazionale. Tra i bambini con meno di 6 anni, l’incidenza è aumentata di 8,3 punti percentuali (di 8,6 tra i più piccoli di età 0-2 anni), con picchi di incremento oltre i 10 punti percentuali in Emilia-Romagna (+11,8 punti), Liguria (+11,3), Lombardia (+11,1), Veneto (+11) e Piemonte (+10,6).

Le analisi della Fondazione Zancan mostrano che l’aumento della spesa sociale non è correlato all’aumento della popolazione immigrata ma ai bisogni dell’intera popolazione. In particolare le politiche multiculturali non influiscono sull’aumento della spesa e, anzi, la rendono produttiva in chiave futura. «La regione che ha registrato l’aumento più significativo della spesa sociale pro capite (la Sardegna), ha avuto il minore incremento di popolazione immigrata, e risulta avere una propensione medio-bassa all’adozione di politiche multiculturali», spiega Cinzia Canali, ricercatrice della Fondazione Zancan. «Invece la Provincia Autonoma di Bolzano, che ha il più alto indice di propensione all’adozione di politiche multiculturali e un discreto aumento della popolazione immigrata, ha avuto il minor incremento di spesa sociale, con tassi positivi di sviluppo».

Foto Getty Images

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