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Sfidare il potere della finanza per ridurre le disuguaglianze

2 Giugno Giu 2015 1652 02 giugno 2015

Anche il Fondo Monetario internazionale sembra essersene accorto. In una sua recente ricerca, “The Power from the people”, scrive che “un crescente divario tra ricchi e poveri può portare ad una crescita minore e meno sostenibile ed essere nociva per la società perché consente ai più ricchi di manipolare in proprio favore il sistema economico e politico”. L'appello di Joseph Stiglitz e Christoph Scherrer

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Joseph Stiglitz
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Anche il Fondo Monetario internazionale sembra essersene accorto. In una sua recente ricerca, “The Power from the people”, scrive che “un crescente divario tra ricchi e poveri può portare ad una crescita minore e meno sostenibile ed essere nociva per la società perché consente ai più ricchi di manipolare in proprio favore il sistema economico e politico”. L'appello di Joseph Stiglitz e Christoph Scherrer

“Se negli Stati Uniti l'1% della popolazione, la parte più ricca, detiene circa il 25% del reddito e il salario minimo di un lavoratore è più basso di 40 anni fa, in Europa le politiche di austerity stanno uccidendo il Welfare State e la Sanità pubblica. Mentre l’Italia, insieme agli Stati Uniti e al Regno Unito, è tra i paesi più diseguali del mondo”. Con queste parole il premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz (nella foto), riassume lo spirito delle giornate del Festival dell’economia di Trento 2015 dedicato alla mobilità sociale.

Una disuguaglianza tra chi ha e chi non ha che non è solo ingiusta ma è strettamente connessa con la finanziarizzazione delle economie del mondo, dove la rendita da capitale cresce in misura maggiore dell'economia "reale”, il regno della produzione. In sostanza, nato per contrastare un’economia sempre più stagnante, il processo di liberalizzazione dei flussi di capitali ha facilitato negli ultimi trent’anni la crescita degli attivi finanziari nel sistema economico, con la conseguenza di concentrare enormi ricchezze nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone, l’attuale classe capitalista.

Al contempo la deregolamentazione della finanza ha rimosso tutti gli ostacoli all’espansione del regime finanziario e si è velocemente concretizzata nella riduzione dei salari dei lavoratori. Anche il Fondo Monetario internazionale sembra essersene accorto. In una recente ricerca, “The Power from the people”, una delle istituzioni più importanti del liberalismo e fautrice della globalizzazione, scrive che “un crescente divario tra ricchi e poveri può portare ad una crescita minore e meno sostenibile ed essere nociva per la società perché consente ai più ricchi di manipolare in proprio favore il sistema economico e politico”.

Una conclusione che a sette anni dall’inizio della crisi economica e finanziaria internazionale, ha smentito clamorosamente la teoria di chi auspicava una svolta epocale, ovvero la fine ingloriosa del capitalismo e del modello liberista e il contestuale passaggio verso un nuovo sistema dove la finanza prestava soldi all’economia reale. Il costante aumento delle disuguaglianze sta dimostrando al contrario che il processo di finanziarizzazione non è stato sostanzialmente intaccato.

E quindi che fare? “Se scorriamo la letteratura vediamo che ci sono molte cause alla disuguaglianza, molte delle quali affondano le loro radici nel mercato del lavoro con il regime del salario minimo. In uno scenario impregnato di scetticismo e con programmi di austerità europei che invece di ridurre l'indebitamento e promuovere la crescita, hanno finito per dirottare i flussi economici pubblici e privati sempre più nel settore finanziario, qualsiasi strategia per invertire la tendenza non può non sfidare il potere del capitale finanziario. Il punto critico è restituire forza alle forme di democrazia rappresentativa e partecipata e favorire la formazione di capitale all’interno della produzione”. E’ quanto sostiene l’economista e politologo Christoph Scherrer intervenuto al festival dell’economia per proporre un’alternativa politica al neoliberalismo del capitalismo odierno. “Ci sono varie misure che si possono attuare per opporvisi, varie strategie che però devono essere adattate alle circostanze specifiche dell’arena politica. Peraltro il processo di finanziarizzazione ha instillato nei lavoratori la paura che in caso di diminuzione dei profitti anche i loro salari sarebbero stati colpiti. Timori che la perdita della forza contrattuale da parte dei sindacati non ha contribuito a placare. E’ essenziale quindi intervenire anche sulla governane aziendale e stabilire un tetto alle retribuzioni dei top manager per evitare che la distanza tra questi e i salari contribuisca ad impoverire ulteriormente la classe dei lavoratori”

Secondo Scherrer per ridurre la disuguaglianza potrebbe quindi non bastare tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie, soprattutto se la Tobin tax viene poi utilizzata per salvare le banche o ripagare il debito. “Oggi è necessario valutare azioni e politiche trasformative in grado di contrastare il potere finanziario, l’influenza delle lobby finanziarie e il loro accesso privilegiato ai vertici dello stato. Ma le soluzioni non possono adattarsi ad ogni contesto nazionale. Occorre in pratica che ogni paese elabori strategie compatibili con le proprie istituzioni, per affrontare fenomeni come lo shadow banking, un sistema costituito da soggetti e pratiche finanziarie che sfuggono ai controlli cui sono soggette tipicamente le banche tradizionali, l’eccessivo indebitamento dei cittadini, e le operazioni speculative estremamente aggressive degli Hedge fund. In definitiva, a giudizio di Scherrer, abbiamo i mezzi, gli strumenti e le conoscenze per riportare la finanza al servizio dell'economia reale, cioè al servizio di tutti noi.

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