Carabinieri
Cooperazione sociale

Mafia Capitale, il mio amico Mario Monge

4 Giugno Giu 2015 1723 04 giugno 2015
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Intervista a Gianfranco Marocchi, presidente del consorzio Idee In Rete, di cui Monge - arrestato oggi - è stato consigliere d'amministrazione: «Per come lo conosco io è una persona che da 30 anni con pochi soldi si batte per le persone più fragili»

«Per come lo conosco io Mario Monge è una persona che con pochi soldi che da trent’anni si batte per le persone più fragili» queste le parole di Gianfranco Marocchi presidente del Consorzio Nazionale Idee In Rete dove Mario Monge - coinvolto nello scandalo di Mafia Capitale – ha ricoperto in anni passati il ruolo di consigliere d’Amministrazione.

Oggi Mario Monge, 54 anni, fondatore e presidente fino alla scorso gennaio del consorzio di cooperative sociali Solco di Roma compare tra i 44 arrestati di questa mattina, nel quadro della seconda tranche di Mafia Capitale oltre ad essere indagato per traffico internazionale di rifiuti relativamente a presunte scorrettezze della New Horizons, una delle cooperative associate a Solco.

Marocchi, da quanto tempo conosce Monge
Da metà degli anni Novanta

Vent’anni quindi, quando l’ha sentito l’ultima volta?
Martedì scorso. A meno di 24 ore dall’arresto.

Le accusa sono pesanti… Partiamo da Mafia Capitale
Da questo punto di vista Monge mi sembra più che altro una vittima del sistema Buzzi-Carminati. Il perché non partecipasse alle gare d’appalto dove c’era anche la 29 Giugno l’ha spiegato lui stesso: non ha senso impegnare soldi e risorse in gare in cui si ha la certezza di uscire sconfitti.

Ma con Buzzi, Monge parlava anche al telefono?
Così risulta e non mi stupisco. Si conoscevano, certo, come è normale che sia per persone che lavorano da anni nello stesso settore.

Veniamo al capitolo rifiuti?
Qui Mario viene chiamato in causa in quanto dirigente di un consorzio a cui aderiva la cooperativa eventualmente coinvolta nel traffico. Non entro nel merito delle ragioni delle autorità giudiziarie, ma va considerato che in ogni caso l’effettiva possibilità di un presidente di consorzio. di monitorare aspetti tecnici e specifici dell’attività di un’associata è relativa.

Lei pensa che una vicenda come quella capitata a Monge, possa succedere a qualsiasi cooperatore impegnato sui fronti dell’immigrazione o dello smaltimento dei rifiuti, magari a lei stesso?
Non so rispondere, posso solo dire che esistono settori delicati in cui chi opera è sottoposto a responsabilità molto stringenti, in cui si può essere chiamati a rispondere dei propri comportamenti anche operando in buona fede e per questo spero che Mario possa dimostrare la sua estraneità a quanto gli viene addebitato.