Rapporto Caritas

Stranieri in Italia: 5 milioni di produttori di ricchezza

4 Giugno Giu 2015 1123 04 giugno 2015

Secondo l'ultimo censimento presentato oggi, i 5 milioni di stranieri che vivono qui producono l'8,8% della ricchezza nazionale, il loro livello di occupazione è in crescita e molti sono imprenditori, soprattutto nel settore del food. Il 57% vive in sole quattro regioni

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Secondo l'ultimo censimento presentato oggi, i 5 milioni di stranieri che vivono qui producono l'8,8% della ricchezza nazionale, il loro livello di occupazione è in crescita e molti sono imprenditori, soprattutto nel settore del food. Il 57% vive in sole quattro regioni

Hanno superato quota 5 milioni gli abitanti stranieri in Italia a inizio 2015: è questo il dato numerico globale contenuto nel Rapporto Caritas Migrantes presentato oggi a Milano nell'ambito del convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica” presso il Conference Center di Expo. Una presenza però non solo quantitativa ma anche qualitativa: gli stranieri in Italia, infatti, nel 2014 hanno prodotto l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro. E quanto all'occupazione, rappresentano un'eccezione positiva, visto che sempre l'anno scorso si è registrato un aumento del 3,5% degli occupati extra-Ue e del 4,6% di quelli Ue.

I numeri

Ad inizio 2014 si registrano in Italia 60.782.668 abitanti, di cui 4.922.085 stranieri (di cui il 53,7% donne), ma in base a stime Istat si prevede che a inizio 2015 gli stranieri residenti in Italia arrivino a essere 5 milioni 73 mila, rappresentando l’8,3% della popolazione totale. E se il numero complessivo dei permessi di soggiorno rilasciati nel 2014 è in diminuzione del 2,9%, il primo motivo di ingresso in Italia rimane il lavoro (48,2%) seguito dalla famiglia (40,8%), mentre il terzo motivo per importanza è quello legato alla richiesta di asilo e di protezione umanitaria (4,8%) che supera per la prima volta il motivo dello studio.

Chi sono e dove abitano

L’immigrazione italiana si mostra prevalentemente giovane. Il 23,9% dei permessi riguarda soggetti cha hanno un’età fino ai 17 anni, mentre il 23,3% ha dai 30 ai 39 anni. Guardando alle nazionalità, si conferma la netta prevalenza della collettività romena (22%), e in ordine decrescente vi è quella albanese (10,1%) e quella marocchina (9,2%). Quindi nel complesso queste tre nazionalità rappresentano oltre il 40% degli stranieri residenti. in tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrato il 57% dell’intera popolazione straniera presente in Italia. In particolare, si tratta della Lombardia (22,9%), il Lazio (12,5%), l’Emilia Romagna (10,9%) e il Veneto (10,5%). Pur nella relativamente minore presenza di immigrati nel Mezzogiorno, va comunque sottolineato che in Campania è presente il 28,4% del totale degli stranieri presenti nella ripartizione territoriale.

Una ricchezza per il paese..

Dall’analisi dei microdati della Rcfl-Istat, emerge che nel primo semestre del 2014 vi sono 2.441.251 occupati stranieri (che costituiscono l’11% del totale degli occupati) di cui 1.627.725 non-Ue (66,7%) e 813.526 lavoratori comunitari (33,3%). Rispetto al primo semestre 2013, a fronte di una sia pur lieve diminuzione generale dell’occupazione (-0,1%), per gli stranieri la tendenza è positiva, con un aumento del 3,5% degli occupati extra-Ue e il 4,6% di quelli Ue.

La distribuzione territoriale evoca il quadro già emerso a proposito dei residenti. La maggiore concentrazione di occupati extra-Ue si osserva soprattutto nelle regioni del Nord Ovest (circa 570mila) ed in quelle del Nord Est (poco più di 450mila).

Con riferimento alle attività economiche, il quadro della presenza di lavoratori stranieri sul totale dei lavoratori italiani conferma la collocazione tipica del modello di segmentazione del mercato del lavoro, con una maggiore rilevanza nel settore dei servizi collettivi e personali (39,3% sul totale degli occupati nel settore), degli alberghi e ristoranti (19,2%), delle costruzioni (18,0%), dell’agricoltura (17,1%), dell’industria in senso stretto (10,5%) e del trasporto (10,3%). Gli stranieri in Italia, nel corso del 2014, hanno prodotto l’8,8% della ricchezza nazionale, per una cifra complessiva di oltre 123 miliardi di euro.

...ma guadagnano di meno

In uno studio dell’Istat del 2011 era stato evidenziato un quadro di deprivazione materiale tra le condizioni economiche delle famiglie con stranieri. Guardando ai microdati Rcfl-Istat, relativi al primo semestre del 2014 un indicatore di disagio potrebbe venire proprio dal fatto che alla domanda “Qual è il motivo principale per cui cerca un nuovo lavoro?”, il 56,9% degli occupati comunitari hanno risposto che erano spinti dal bisogno di guadagnare di più, ma quello che colpisce è che questa motivazione per gli occupati non comunitari arrivi al 71,7%. Per fermarsi solo ad un dato concreto fornito sempre dai microdati Istat, mentre la retribuzione netta media mensile dichiarata dagli occupati italiani è di 1.326 euro, quella relativa ai cittadini comunitari scende a 993 euro, per scendere ulteriormente a 942 euro per i cittadini non comunitari.

La scuola

Nell’anno scolastico 2013/2014, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono 802.785 (di cui 415.182 nati in Italia, pari al 52,2%), che corrisponde ad un aumento, rispetto all’anno scolastico precedente, di 16.155 unità (2,1%). Le maggiori incidenze si riscontrano infatti nelle regioni del Nord con il valore massimo in Emilia Romagna e che è significativamente maggiore del valore nazionale (15,3%), seguita da Lombardia e Umbria (14,0%). Nelle regioni del Centro Nord il valore non scende al di sotto del 10%, con la sola eccezione del Lazio (9,3%).

La criminalità

Dal 2000 al 2011, le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, passando da 64.479 a 283.508, mentre il corrispondente aumento dei detenuti si riduce al 55,1% (da 15.582 a 24.174). Guardando alla categoria di reato, si può però notare che in primo luogo la criminalizzazione dell’immigrazione irregolare, che nella maggior parte dei casi significa non aver ottemperato al decreto di espulsione. Per quanto riguarda gli altri tipi di reato, è possibile comparare detenuti stranieri e detenuti italiani. A tal proposito, i dati mostrano che la maggiore incidenza degli stranieri si osserva sui detenuti per reati connessi alla prostituzione (77,9%), e che riconduce alle problematiche legate alla tratta, soprattutto di donne.

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