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Integrazione

Migranti al lavoro: un progetto pilota ad Asti

5 Giugno Giu 2015 1431 05 giugno 2015
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La onlus Piam, grazie a un accordo con l’Ente Parchi, ha coinvolto i rifugiati nei lavori di manutenzione e pubblica utilità. «Così l’accoglienza diventa una risorsa in una logica di reciproca mutualità», dice il presidente Alberto Mossino

C’erano una volta i “cantonieri”. Specializzati nella manutenzione delle strade, sono figure diventate sempre più rare ma di cui i Comuni avrebbero un gran bisogno per riparare strade dissestate, tagliare l’erba alta nelle aree pubbliche, tenere puliti i sentieri e i fossati. «I cantonieri servirebbero come il pane, però i Comuni non hanno soldi per intervenire, con gravi danni per la sicurezza e la viabilità. Per questo abbiamo pensato di impiegare i profughi proprio in questi lavori di pubblica utilità. E visti gli ottimi risultati, vogliamo lanciare il nostro modello come esempio da seguire».
Mentre racconta come è nato il progetto Alberto Mossino, presidente di Piam (Progetto integrazione accoglienza migranti), la onlus di Asti che ha siglato un accordo con l’Ente Parchi Astigiani per la messa in sicurezza delle passatoie nei boschi, trasmette entusiasmo e positività: «Il Piam fa parte del consorzio CO.AL.A (Consorzio sociale Alessandria Asti), che comprende molte cooperative di tipo B. Attualmente stiamo gestendo un centro di accoglienza, una struttura mista che assiste in tutto 140 rifugiati, tra quelli del sistema Sprar e quelli dell’emergenza migranti, ospitati in modo diffuso in alcune famiglie, in appartamenti gestiti dalle nostre cooperative e in un centro collettivo dove vivono circa 40 persone. Per prima cosa abbiamo iniziato circa un anno fa delle attività di tirocinio per opere di manutenzione all’interno delle cooperative che gestiscono le case d’accoglienza. Siccome questo esperimento è andato molto bene abbiamo fatto una proposta anche al Comune di Asti per attivare servizi di manutenzione che ormai funzionano regolarmente, con l’impiego da 6 a 12 migranti organizzati in quattro squadre che a rotazione affiancano i dipendenti comunali. Inoltre con i Comuni di Settime e Chiusano lavorano in tirocinio tre profughi che fanno i cantonieri e curano la manutenzione delle strade di campagna».

Rifugiati al lavoro

Ora l’accordo con l’Ente Parchi Astigiani per i lavori di messa in sicurezza delle passatoie nei boschi apre nuove prospettive. «In questi giorni stiamo definendo il contratto per il 2015, con introiti che vanno dai 12mila ai15mila euro. Il meccanismo virtuoso è che abbiamo avviato un lavoro che nessuno voleva fare. Il nostro Ente Parchi è molto grande e comprende parchi di alta collina e itinerari turistici ed educativi per le scuole. Le cose da fare sono tante», spiega il presidente di Piam onlus.

Grazie all’accordo Piam ha messo all’opera tre rifugiati, seguiti dalla cooperativa di tipo B No problem, che si occupano della manutenzione delle aree verdi e della messa in sicurezza dei percorsi turistici insieme a due capisquadra. Giovani arrivati in Europa in cerca di lavoro che però troppo spesso restano parcheggiati nei centri di accoglienza senza fare nulla. Adesso invece sono fieri di lavorare, con un tirocinio regolarmente retribuito (3,50 euro all’ora). Uno di loro, un ragazzo di 25 anni arrivato l’anno scorso dalla Libia e in regola con il permesso di soggiorno, è stato anche stabilizzato con un regolare contratto e sta cercando una casa in affitto.

Una delle opere eseguite per l’Ente Parchi Astigiano con l’impiego di profughi

«La nostra è un’esperienza specifica, ma a noi preme sottolineare che questo tipo di intervento potrebbe essere facilmente esportato in modo che l’accoglienza diventi davvero una risorsa con una ricaduta concreta sui territori e le comunità in una logica di mutualità reciproca», conclude Alberto Mossino. «Serve una regia istituzionale che metta insieme le risorse, i progetti e le maestranze. Una parte delle risorse necessarie devono essere erogate dall’ente committente, un’altra parte invece può essere attinta dai fondi stanziati per l’accoglienza dei profughi».

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