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Venezia

Come un museo conquista i giovani

6 Giugno Giu 2015 1000 06 giugno 2015
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Reclutare un nuovo pubblico per il mondo dei musei. Ci provano a Palazzo Grassi di Venezia, dove 220 ragazzi dagli 11 ai 19 anni, hanno creato una piattaforma digitale che spiega le opere d’arte contemporanee presenti nel museo ai loro coetanei

Una piattaforma digitale. Uno spazio nuovo per avvicinare gli adolescenti al mondo dei musei. Uno spazio digitale dove, però, l’utilizzo delle nuove tecnologie non prescinde la fisicità del contatto con l’opera d’arte. Nel progetto “Palazzo Grassi Teens”, realizzato da ragazzi di 10 classi venete diverse per ordine e grado, una particolare attenzione è dedicata agli artisti della Pinault Collection, una delle maggiori collezioni di arte contemporanea al mondo che include i più significativi protagonisti della scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra.

Marina Rotondo, responsabile dei progetti editoriali e dei servizi educativi di Palazzo Grassi, racconta a Vita.it com’è nato questo ambizioso progetto e quanto i ragazzi si sono sentiti coinvolti e partecipi.

Che cos’è Palazzo Grassi Teens?
“Palazzo Grassi Teens” è un progetto pilota a livello internazionale, basato su un approccio peer-to-peer, per la costruzione di uno strumento di formazione e comunicazione innovativo, appositamente studiato per i ragazzi e realizzato da loro: i contenuti sono scelti, discussi e mediati da teenagers, che si direttamente ai loro pari. La piattaforma online teens.palazzograssi.it si configura come una content library della Pinault Collection a Venezia, una biblioteca digitale indipendente dalle esposizioni temporanee. La si può consultare attraverso un sistema di ricerche (queries) per artista o per tema ed è affiancata dall’attività dei social media Facebook, Instagram e Twitter, fondamentali per comunicare con i ragazzi oltre che per promuovere il progetto.

Quando e perché nasce l’idea del progetto?
Il progetto è un tentativo di sviluppare una fascia di pubblico inesistente nei musei. La fascia d’età dei ragazzi interessanti va dagli 11 ai 19 anni. Non sono più bambini e non sono ancora adulti. Questo è un pubblico cruciale ma è totalmente trascurato dai programmi museali in Italia. Se si decide di frequentare i musei a quella età, è molto probabile che li continueranno a frequentare per tutta la vita, perché non associano più il concetto di museo a quello di noia. Infatti i ragazzi arrivano fuori dall’orario scolastico.

Quanto contano le nuove tecnologie per avvicinare gli adolescenti al mondo dell’arte e dei musei?
Hanno contato e continuano a contare molto. Ma solo perché sono state affiancate ad un incontro fisico. I due aspetti sono indivisibili. I ragazzi sono arrivati al museo, hanno guardato le opere e solo dopo le hanno reinterpretate con le tecnologie digitali.

Come avete fatto a selezionare i ragazzi?
Noi abbiamo proposto il progetto a tutte le scuole venete. Gli insegnanti incuriositi poi ci hanno ricontattato. Le richieste di partecipazione sono state di più rispetto ai posti disponibili, abbiamo scelto quelli che ci sono sembrati i più motivati.

Che atteggiamento hanno assunto i ragazzi?
Arrivano già motivati all’incontro. La visita al museo è un’assegnazione di libertà e responsabilità insieme. La prima volta non spieghiamo niente. Come ho già detto cerchiamo di organizzare le visite dopo gli orari scolastici per rimarcare il fatto che è una scelta non un obbligo. L’affluenza è stata sempre molto alta. Una cosa che ci ha molto colpito riguarda le dinamiche dell’inversione rispetto il rendimento scolastico: gli studenti che a scuola non sono i più meritevoli, all’interno del museo e nella realizzazione di tutto il progetto sono quelli che si sono distinti di più.

Come avete sviluppato la piattaforma?
Ad ogni classe sono stati assegnati due artisti. Ci sono sempre autori più spettacolari e altri più criptici. E di fatto tutti gli studenti di solito sono attratti da quelli spettacolari. Ma dopo aver iniziato a lavorare con il “loro” artista, se ne affezionano. Quasi lo “adottano”.

Qual è, secondo lei, il momento preciso che vede nascere l’interesse reale?
Appena capiscono che l’artista sta parlando con il suo lavoro di un sentimento, un desiderio, un fatto che riguarda anche la loro vita; scatta il meccanismo dell’interesse. Dentro pensano “l’artista sta parlando a me”.

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