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Francesco: «Acqua e cibo beni di tutti e non delle multinazionali»

11 Giugno Giu 2015 1631 11 giugno 2015
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Il Papa ai partecipanti alla 39a Conferenza della FAO ha parlato degli sprechi, della finanza e dei cambiamenti climatici. «I prodotti della terra hanno un valore che possiamo dire 'sacro' perché frutto del lavoro quotidiano di persone, famiglie, comunità e contadini».

Dobbiamo «rispondere all’imperativo che l’accesso al cibo necessario è un diritto di tutti». Così papa Francesco si è rivolto ai partecipanti alla 39ma sessione della conferenza della Fao (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite), in corso a Roma dal 6 al 13 giugno. A pochi giorni dalla pubblicazione della sua enciclica ecologica «Laudato si’», il 18 giugno, Jorge Mario Bergoglio ha incoraggiato «l’impegno di modificare gli stili di vita» perché «è ormai evidente» che la «sobrietà» è diventata una «condizione» dello sviluppo, ha indicato tra i problemi da affrontare a monte i «cambiamenti climatici» e la «speculazione finanziaria» ed ha esortato paesi, governi e organizzazioni internazionale a non «disertare» e «delegare» le proprie responsabilità.

«Non basta fare il punto sulla nutrizione nel mondo, anche se aggiornare i dati è necessario, perché ci mostra la dura realtà. Può certo consolarci sapere che quel miliardo e 200 milioni di affamati del 1992 si è ridotto, anche con una popolazione mondiale in crescita. Serve a poco, però, prendere atto dei numeri o anche progettare una serie di impegni concreti e di raccomandazioni da applicare alle politiche e agli investimenti, se tralasciamo l’obbligo di “debellare la fame e prevenire qualsiasi forma di malnutrizione, in tutto il mondo (FAO-OMS, Dichiarazione di Roma sulla Nutrizione, 15.a)”, ha sottolineato.

In particolare il pontefice ha si è detto molto preoccupato «per le statistiche sugli sprechi». «Sotto questa voce finisce un terzo degli alimenti prodotti. Come pure inquieta sapere che una buona quantità di prodotti agricoli viene usata per altre finalità, magari buone finalità, ma che non sono le necessità immediate degli affamati».

Ci preoccupano giustamente i cambiamenti climatici, ma non possiamo dimenticare la speculazione finanziaria: un esempio sono i prezzi di grano, riso, mais, soia che oscillano in borsa, magari vengono legati a fondi di rendimento e, quindi, più alto è il loro prezzo maggiormente ricava il fond

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Un punto su cui Francesco insiste è «l’impegno di modificare gli stili di vita» che coinciderebbe con il «bisogno di meno risorse. La sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi, è ormai evidente che è diventata una sua condizione».

Non mancano poi parole dure, come nel caso della finanza speculativa: «domandiamoci: quanto incide il mercato con le sue regole sulla fame nel mondo? Dai vostri studi emerge che a partire dal 2008 il prezzo dei prodotti alimentari ha modificato il suo andamento: raddoppiato, poi stabilizzato, ma sempre con valori alti rispetto al periodo precedente. Prezzi così volatili impediscono ai più poveri di fare programmi o di contare su una nutrizione anche minima. E le cause sono tante. Ci preoccupano giustamente i cambiamenti climatici, ma non possiamo dimenticare la speculazione finanziaria: un esempio sono i prezzi di grano, riso, mais, soia che oscillano in borsa, magari vengono legati a fondi di rendimento e, quindi, più alto è il loro prezzo maggiormente ricava il fondo.

Insieme alla speculazione sferzate anche contro le multinazionali. «Preoccupa sempre più l’accaparramento delle terre coltivabili da parte di imprese transnazionali e di Stati che non solo priva gli agricoltori di un bene essenziale, ma intacca direttamente la sovranità dei Paesi».

La sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi, è ormai evidente che è diventata una sua condizione

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Non si può per Francesco non partire da un assunto: «i prodotti della terra hanno un valore che possiamo dire “sacro”, perché sono frutto del lavoro quotidiano di persone, famiglie, comunità di contadini».

Ultima stoccata sull'acqua. «Non basta affermare che esiste un diritto all’acqua senza agire per rendere sostenibile il consumo di questo bene-risorsa e per eliminare ogni spreco. L’acqua resta un simbolo che i riti di molte religioni e culture usano per indicare appartenenza, purificazione e conversione interiori. Partendo da questo valore simbolico la FAO può contribuire a rivedere modelli di comportamento per garantire, oggi e in futuro, che tutti possano accedere all’acqua indispensabile alle loro necessità e alle attività agricole. Viene in mente quel passaggio della Scrittura che invita a non abbandonare la “sorgente di acqua viva per scavarsi cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua” (Ger 2,13): un monito per dire che le soluzioni tecniche non sono utili se dimenticano la centralità della persona umana che è la misura di ogni diritto».

Qui il discorso integrale di Papa Francesco

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