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Il ricordo

L'ultima intervista con Fouad Allam

11 Giugno Giu 2015 1102 11 giugno 2015
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Il sociologo algerino, ex deputato dell'Ulivo, è stato trovato in una stanza di albergo nella zona di Termini. Aveva spesso dialogato con Vita. L'ultima volta sui fatti parigini di Charlie Hebdo: «l’islamismo è un problema principalmente per il modo musulmano. Per combatterlo deve fare suoi gli ideali di libertà, democrazia e uguaglianza. Ma non può essere lasciato solo. Ha bisogno dell’aiuto dell’Europa»

È stato trovato nella tarda mattinata, verso mezzogiorno, in una stanza d'albergo a pochi passi dalla stazione Termini, in via Marsala. Khaled Fouad Allam, il sociologo algerino sessantenne, esperto di mondo musulmano e docente di Storia dei paesi islamici all'università di Trieste, era in Italia una figura molto nota, anche per il suo impegno politico. Più volte era stato interlocutore di Vita, l'ultima volta il 14 gennaio scorso, all'indomani della strage di Parigi in cui persero la vita i vignettisti di Charlie Hebdo. In quel periodo aveva appena rieditato il suo ultimo libro, “Il jihadista della porta accanto”, pubblicato in Italia da Piemme.

«Mi sembra che siamo di fronte ad un 11 settembre europeo», spiegava Allam, «ma mentre quello di New York era un attacco molto ideologizzato, l’attacco a Charlie Hebdo ha una dimensione simbolica molto più forte. A prescindere se si è d’accordo o meno con quella satira è un gesto che investe la sostanza sulla quale si è costruita la civiltà occidentale: la libertà di espressione. È diventata una guerra di significato. Si tratta della scelta tra due tipi di felicità che investe simbolicamente i paradigmi della libertà dell’occidente e i nostro ideali fondanti, come la libertà e l’uguaglianza».

Per lui «il grande problema con l’Islam è questo: non è la laicità ma la secolarizzazione. La soggettivazione del fenomeno religioso. La battaglia è questo. Quando i radicali vogliono la sharia, quindi l’annullazione dello Stato, vogliono un altro tipo di mondo rispetto, non solo al nostro, ma a quello islamico. È un progetto politico». Una spiegazione che riletta oggi, alla luce delle vicende libiche e degli ultimi mesi di attentati e battaglie sembra profetica. «Siamo di fronte ad un nuovo fenomeno terroristico. Al contrario di Al Qaeda, Is si aggancia ad un territorio, che è l’Iraq. Hanno definito uno spazio politico e fisico in cui mettono in pratica le loro idee. Hanno scuole e strutture con cui educano i propri figli».

E se il problema del radicalismo è del mondo musulmano come quel mondo può provare a risolverlo? «Facendo suoi completamente gli ideali di democrazia, libertà e uguaglianza», sottolineava Allam, «cambiare i modelli educativi».

«Ma è qualcosa che non possono fare da soli», aggiungeva in conclusione, «l’Unione Europea dovrà avere un ruolo centrale nella formazione. Ogni paese deve rispettare i diritti umani. Finché ci saranno fortissime asimmetrie tra i paesi su questo piano mi sembra evidente che non si possa che produrre questo tipo dei fenomeni».

Una mente lucida che ci mancherà. Così come la sua voce autorevole su temi tanto attuali e complessi.

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