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Fauna

Non solo aquile, lupi e stambecchi. Quanti animali da salvare

12 Giugno Giu 2015 1624 12 giugno 2015
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Quattro specie di uccelli hanno migliorato il loro stato di conservazione grazie all'attività di tutela delle aree protette. La notizia da BirdLife International al Congresso nazionale di Federparchi. Sono undici le specie totem che si sarebbero estinte senza l'attività dei Parchi

Quali potrebbero essere le specie totem dei Parchi italiani? Quelle che senza la presenza di aree protette hanno corso il rischio di sparire negli ultimi due secoli sono tante: dai lupi alle aquile, dagli stambecchi agli orsi. Ma ci sono anche alcune specie di uccelli che grazie ai parchi in cui vivono hanno migliorato la loro aspettativa di vita. Si tratta della moretta tabaccaia, dell’occhione, del nibbio bruno e del grillaio. La notizia arriva dalla nuova “lista rossa” degli uccelli a rischio estinzione redatta da Birdlife International grazie a un finanziamento dell’Ue. Per l’Italia queste quattro specie di uccelli sono un vero fiore all’occhiello soprattutto se si considera che il 18% delle specie di uccelli in Europa (67 su 451 ovvero quasi 1 su 5) è minacciato di estinzione.

La notizia è arrivata oggi, 12 giugno, nel corso della seconda giornata di lavori dell’VIII Congresso nazionale di Federparchi (l’Aps che riunisce e rappresenta gli Enti gestori delle aree protette naturali italiane) in corso a Trezzo d’Adda nel Parco dell’Adda Nord. Il Congresso è anche il momento per fare il punto sul potenziale e le prospettive del settore in Italia.

«Le aree protette hanno dimostrato una notevole capacità di realizzare progetti e azioni per proteggere la natura», ha dichiarato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi. «È merito dei parchi se oggi alcune di queste specie prioritarie non sono più a rischio e altre sono state reintrodotte con successo, e anche la ricerca italiana in campo ambientale ed ecologico è tra le più interessanti, dal punto di vista dei risultati gestionali delle aree protette e in generale della biodiversità. Non dimentichiamo che il nostro è il Paese europeo più ricco di specie animali e vegetali: se c'è un patrimonio di cui dobbiamo andare fieri è proprio quello naturale».

Da non trascurare il fatto che l’Italia detiene il record europeo della biodiversità. In una superficie pari a un trentesimo di quella europea il nostro paese conta 55.600 specie animali (pari al 30% delle specie europee) e 7.636 specie vegetali (pari al 50% delle specie europee). Ora la notizia arrivata da Birdlife International premia il contributo dei parchi e delle aree protette per la tutela della biodiversità.
 Senza i parchi, infatti, molti animali simbolo della nostra fauna come orsi, camosci, stambecchi, aquile, lupi sarebbero scomparsi per sempre dai boschi, dalle montagne, dalle coste e dai mari, con una perdita inestimabile in termini di patrimonio naturale.

Da Federparchi arriva un elenco degli 11 animali “totem” dei Parchi italiani: dal grifone all’orso marsicano, passando per il camoscio appenninico il lupo e la foca monaca e, unico pesce dell’elenco, la cernia bruna del Mediterraneo.

  • Grifone
  • Lupo 001
  • Gipeto
  • Orsobrunoalpino
  • Camoscio Appennini
  • Orsomarsicano
  • Stambecco
  • Aquilarealeitaliana
  • Cerniabruna
  • Focamonaca
  • Grillaiomaschio
  • Occhione
  • Nibbiobruno
  • Morettatabaccata

Grifone 
L’avvoltoio grifone era considerato estinto dagli anni sessanta in Sicilia. Scomparso principalmente a causa dei bocconi avvelenati disseminati all’epoca legalmente sul territorio, si può di nuovo osservarlo mentre sorvola i Nebrodi, la più grande area protetta della Sicilia dove risiedono oltre 100 esemplari, discendenti da alcuni individui reintrodotti dalla Spagna. Alcuni esemplari provenienti dai Nebrodi sono stati osservati in altre aree d’Italia.

Camoscio appenninico
 Considerato praticamente estinto agli inizi del ’900 è oggi tornato a popolare i parchi dell’Appennino centrale, con quasi 2000 esemplari. Il camoscio appenninico (nome scientifico Rupicapra pyrenaica ornata) è una sottospecie endemica per l'Italia che vive esclusivamente all'interno dei parchi del centro Italia. Non va confuso con il più diffuso camoscio alpino che gode di un regime di protezione inferiore ed è maggiormente imparentato con le specie nord-orientali, rispetto a quello appenninico che invece appartiene a quelle sud-occidentali ed è quindi più simile ai camosci presenti in Spagna.

Falco pescatore
 Si tratta di raro rapace presente in Corsica che da quattro anni viene osservato nidificare anche nel Parco della Maremma. Assenti come nidificanti in Italia a partire dagli anni sessanta, questi affascinanti uccelli che si cibano solo di pesce sono studiati e tutelati grazie a sofisticate tecnologie di ripresa a distanza, che permettono di seguire la vita dei nidiacei fin dalle prime ore di nascita.

Orso bruno alpino Alla fine degli anni 90 solo 3-4 orsi bruni erano rimasti sulle montagne del Gruppo Adamello Brenta. Dopo un intervento di rilascio di 10 esemplari, la popolazione è cresciuta fino ad arrivare a una trentina di animali e si registrano nuove cucciolate ogni anno. L’obiettivo della tutela è ripristinare l’equilibrio che già esisteva sulle Alpi. Prosegue, inoltre, il fenomeno di migrazione spontanea di orsi che provengono principalmente dalla Slovenia.

Stambecco alpino 
Lo stambecco, specie simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, vive nelle praterie d'alta quota e sulle pareti rocciose. Ha rischiato l'estinzione alla fine del XIX secolo e si è salvato solo nelle valli che oggi compongono il Parco del Gran Paradiso. La sua presenza nell’area non ha mai subito interruzioni e, attualmente, è uniformemente presente in tutte le vallate. Dal Gran Paradiso la presenza di questa specie si è estesa in tutto l’arco alpino.

Gipeto 
Questo avvoltoio, che si nutre principalmente del midollo della ossa, era considerato estinto come nidificante dalle Alpi all’inizio del XX secolo. Ora è presente con una popolazione autosufficiente e stabile, grazie a un progetto europeo di reintroduzione che ha interessato molti Stati del continente. Circa 150 individui sono stati liberati sulle Alpi fino a dieci anni fa secondo un programma di reintroduzione che ha interessato Italia, Francia, Svizzera e Austria.

Lupo
Negli anni 70, periodo di massima contrazione della popolazione, il numero complessivo di lupi in tutto l'Appennino era inferiore ai 100 individui. Oggi grazie all’istituzione dei parchi e alle politiche di tutela, la popolazione presunta dei lupi in Italia supera i 1.000 esemplari.

Aquila reale
 È il rapace per antonomasia, nidifica su pareti rocciose, in montagna, non disturbate da altri animali e dall'uomo. Un tempo viveva nelle zone temperate dell'Europa, nella parte nord dell'Asia, nel nord America, Nord Africa e Giappone. In molte di queste regioni l'aquila è ancora oggi presente ma solo sui rilievi montuosi, mentre nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. In Italia è presente sulle Alpi, in Appennino, sui monti sardi e siciliani, in corrispondenza delle aree parco.

Cernia bruna del Mediterraneo
 Vive in fondali rocciosi da 10 a 150 metri di profondità. La specie è in pericolo di estinzione ed è inserita nella lista rossa della IUCN. In Italia è tutelata nelle aree marine protette dell'Asinara, alle Tremiti, alle Egadi e a Portofino, mentre la specie è sostanzialmente scomparsa al di fuori delle zone di protezione.

Foca Monaca 
È una specie su cui si hanno ancora pochi e insufficienti avvistamenti e scarse informazioni lungo le nostre coste. Tuttavia, questo mammifero marino estremamente elusivo e sensibile, grazie a politiche di tutela e gestione della pesca artigianale nell’area marina protetta delle Egadi, è stato nuovamente osservato nelle grotte della piccola isola siciliana di Marettimo, oltre ad alcuni sorprendenti avvistamenti in Alto Adriatico.

Orso marsicano
 È il simbolo della protezione degli animali in Italia. Grazie all’istituzione delle aree protette sono sopravvissuti circa 50 esemplari di questa sottospecie endemica del nostro paese. Il cuore della sua conservazione è costituito dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise istituito per la sua tutela sin dal 1922. Negli ultimi anni la consistenza è rimasta più o meno stabile, su un numero di esemplari però troppo esiguo, come riportato dalla Red List italiana redatta lo scorso anno da Federparchi per conto del ministero dell'Ambiente.

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