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Anmil

Disabili protagonisti dell'innovazione con il progetto "Re-Start Up"

16 Giugno Giu 2015 1423 16 giugno 2015
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Il presidente di Irfa, Claudio Ciampagna, illustra il bando per il reinserimento lavorativo delle vittime del lavoro e delle persone con disabilità attraverso l'autoimprenditorialità

Oltre a tutelare e sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di particolare interesse per le vittime del lavoro, l'Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro) promuove l’inserimento nella società e nel mondo del lavoro dei soggetti disabili attraverso forme innovative di espressione e integrazione. Nasce in quest’ottica il Progetto "Re-Start Up" promosso da Irfa (l'Istituto di Riabilitazione e Formazione di Anmil) che mira a rendere le categorie svantaggiate protagoniste del cambiamento e dell’innovazione, facendone emergere attitudini e potenzialità attraverso la partecipazione ad un percorso formativo finalizzato alla creazione di impresa. In questa intervista il Presidente di Irfa, Claudio Ciampagna, llustra aspetti e finalità dell'iniziativa.

Da dove nasce l’idea di rendere le persone con disabilità protagoniste del loro reinserimento sociale e lavorativo?
Questo progetto nasce per contribuire a colmare le persistenti e significative lacune in relazione alla presenza delle categorie più deboli all’interno del mercato lavorativo italiano. Le attuali criticità non favoriscono di certo chi è in cerca di occupazione, tanto più se disabile. Per questo l’Irfa ritiene che l’autoimprenditorialità, quando adeguatamente sostenuta, possa creare nuove e importanti opportunità.

La situazione attuale è davvero così negativa?
Nella VII Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68 in Italia, fra pubblico e privato, al 31 dicembre del 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, 41.238 dei quali scoperti. È il 22%, quasi uno su quattro e oltre 26mila di questi sono nel settore privato (su 117mila complessivi), mentre poco meno di 13mila sono nel pubblico (su 76mila posti riservati). A causa della crisi sono aumentate le aziende che chiedono l'esonero o la sospensione temporanea dall'obbligo di assunzione: in tal senso ci sono state nel 2013 oltre 4.600 autorizzazioni (il 95% di quelle richieste) per un numero complessivo di oltre diecimila posti di lavoro. Modesto risulta il numero delle sanzioni amministrative comminate a chi non rispetta la legge: nel 2013 ci sono state in tutta Italia appena 23 sanzioni per ritardato invio di prospetto informativo e 159 per mancato adempimento degli obblighi di legge (numeri simili nel 2012: rispettivamente 23 e 150). Ma anche quanto i posti ci sono e sono disponibili, i disabili continuano a non essere assunti.

Quali sono gli interventi auspicabili da parte delle istituzioni nazionali ed europee?
La Corte di Giustizia Europea, condannando il nostro Paese per non aver adottato tutte le misure necessarie a garantire un adeguato inserimento professionale delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, ha dato un primo segnale d’allarme al quale ora si spera seguiranno delle vere e proprie politiche attuative. Anche il nuovo Piano di Azione sulla disabilità ha riaffermato con forza il diritto al lavoro da parte di tutti, nonostante si stia attraversando un periodo storico con forti criticità a livello occupazionale.
Nuove opportunità potrebbero nascere dal Jobs Act che ha previsto, tra le varie deleghe, anche una revisione delle procedure e degli adempimenti in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità, al fine di favorirne l’inclusione sociale, l’inserimento e l’integrazione nel mercato del lavoro. Allo stato attuale diventa quindi di primaria importanza attuare specifici interventi da parte di tutti gli altri attori coinvolti. Le aziende, ad esempio, per prime dovrebbero essere maggiormente coinvolte. E i disabili andrebbero accompagnati con strumenti di formazione e qualificazione professionale, indispensabili per dare loro una adeguata competitività nel mercato del lavoro e agevolare il loro inserimento.

Quali sono gli obiettivi del progetto "Re-Start Up"?
La reintegrazione sociale e lavorativa dei soggetti disabili può e deve diventare un progetto collettivo, un patto sociale nel quale ridefinire i ruoli di tutti gli attori, pubblici e privati, per declinare il nostro futuro, assegnando ai valori sociali la giusta rilevanza, mettendo al centro dell’attenzione l’individuo, le sue abilità e le relazioni indotte dalla qualità dei rapporti interpersonali e dal benessere psicofisico. L’obiettivo principe può essere dunque individuato nella trasformazione dei costi sociali in investimenti: investire sui disabili, sulla loro formazione e sul loro potenziale, affinché, attraverso le capacità acquisite, possano ritornare sul mercato e sentirsi supportati e allo stesso tempo protagonisti attivi, diventando indipendenti e valorizzando il proprio talento.

Il presidente Irfa Claudio Ciampagna (al centro) durante un'assemblea Anmil

Cosa prevede il progetto "Re-Start Up"?
"Re-Start Up" è un’iniziativa voluta fortemente da Irfa, nella filiera delle proposte di “welfare attivo”, all’interno della quale i partecipanti potranno intraprendere un percorso di formazione e affiancamento dedicato alla creazione e allo sviluppo della propria idea imprenditoriale, mediante il finanziamento dei costi di avvio e di primo investimento. In concreto tutti gli infortunati del lavoro, vedove/i o orfani di caduti sul lavoro e tutti i disabili, appartenenti alle categorie protette in base alla Legge 68/99, di età compresa tra i 18 e 55 anni, potranno inviarci le loro idee relative alla realizzazione di start-up particolarmente indirizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro, alla progettazione e produzione di beni e servizi ispirati ai principi del Design for all e alla progettazione, produzione e distribuzione di beni caratterizzati dall’applicazione delle nuove tecnologie digitali. Tra tutte le proposte pervenute entro il termine del 15 luglio una commissione valuterà 20 tra le più interessanti e meritevoli che successivamente beneficeranno di un pacchetto di servizi utili per dare inizio alla loro attività, ovvero di un percorso formativo di 120 ore con l’affiancamento di un tutor e di consulenze e assistenza organizzativa e fiscale per la durata di anno.

Che consiglio darebbe a coloro che intendono partecipare?
Le startup, soprattutto quelle che si basano sull’innovazione tecnologica, nascono per colmare un vuoto di servizi e di beni oppure per migliorare quelli già esistenti. Altre ancora i prodotti li creano dal nulla e, se funzionano, hanno contribuito a creare un nuovo bisogno. Alcuni bisogni già esistenti sono del tutto ignorati da istituzioni, amministrazioni e anche da aziende perché per poterli soddisfare è necessario investire tempo, risorse creative e volontà di assumersi qualche rischio. Quindi consiglio a tutti di focalizzarsi sulla propria idea d’impresa, che tenga conto anche delle proprie aspirazioni e attitudini, e sugli obiettivi da raggiungere; analizzare la concorrenza e ripensare la propria idea in chiave originale e innovativa; formulare un piano operativo sostenibile e in ultimo avere grande fiducia nelle proprie capacità.

In allegato il bando integrale e la domanda di partecipazione al progetto "Re-Start Up".

Per maggiori informazioni è possibile telefonare ai numeri 06.54196280 e 06.54602554 dal lunedì al venerdì 10-13 oppure scrivere all’indirizzo di posta elettronica restartup@irfa.anmil.it