Rapporto CRC

Politiche per l'infanzia? Siamo arrivati al capolinea

17 Giugno Giu 2015 1313 17 giugno 2015

Duro giudizio del Rapporto che monitora l'attuazione in Italia della Convenzione dei diritti dell'infanzia. A vent'anni dalla prima relazione, il sistema organico su cui il nostro paese si era impegnato non è stato realizzato.

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Infanzia
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Duro giudizio del Rapporto che monitora l'attuazione in Italia della Convenzione dei diritti dell'infanzia. A vent'anni dalla prima relazione, il sistema organico su cui il nostro paese si era impegnato non è stato realizzato.

Non usa mezzi termini l’VIII Rapporto sullo stato di attuazione della CRC in Italia (in allegato): «A vent’anni esatti dal primo Rapporto inviato dall’Italia al Comitato ONU per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il sistema organico di politiche per l’infanzia su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato».

Nelle primissime pagine, dove si tratta di dare una valutazione complessiva sulle politiche per l’infanzia e l’adolescenza del nostro Paese, il Rapporto scrive che si tratta di «riconoscere la fine di un ciclo storico di politiche per l’infanzia e l’adolescenza e la necessità di ridefinire un quadro nazionale e coerente del welfare». Il problema? «Oggi si avverte dunque chiaramente a livello nazionale la totale mancanza di una regia che sia in grado di coordinare e mettere a sistema i vari interventi posti in essere dai singoli dicasteri, sia in merito alle competenze per le politiche per l’infanzia e l’adolescenza, sia in merito a quelle ad esse collegate (come ad esempio famiglia, protezione gruppi vulnerabili). Occorre dunque ripensare alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza con una visione che superi le misure solo emergenziali, legate al disagio conclamato, attuate oggi secondo una visione che è addirittura antecedente alla Legge 285/1997, che aveva tra i suoi obiettivi proprio quello di superare la “logica emergenziale”».

Alla Presidenza del Consiglio il Rapporto raccomanda «di attivare una regia unitaria a livello governativo delle competenze afferenti alle politiche e agli interventi per l’infanzia e l’adolescenza, e di procedere alla definizione dei “Livelli Essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”». All’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza invece raccomanda «di realizzare e pubblicare, in occasione della prossima relazione annuale, una valutazione di impatto sugli effetti delle modifiche della legislazione nazionale e regionale e dei tagli al sistema di welfare sulle “politiche sociali” per le persone di minore età».

Sonora bocciatura anche per la Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, guidata da Michela Brambilla, in merito alla cui «operatività ed efficacia» il Rapporto esprime «preoccupazione»: «poca partecipazione attiva da parte degli Onorevoli che la compongono», l’ultima relazione disponibile sull’attività svolta risale al 2006, ha dato avvio a quattro indagini conoscitive ma solo una è stata conclusa. Pertanto il Gruppo CRC raccomanda alla Presidenza del Consiglio di istituire una regia unitaria, autorevole e competente, dell’intera materia Infanzia e Adolescenza, che permetta di superare l’attuale frammentazione delle competenze tra diversi dicasteri e migliori i livelli di cooperazione nella programmazione e attuazione di politiche per l’infanzia e l’adolescenza e alla Commissione Infanzia di esercitare con autorevolezza il proprio ruolo di indirizzo e controllo sulla concreta attuazione degli accordi internazionali e della legislazione vigente, in merito ai diritti e allo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.

Problemi anche nella raccolta di dati, dove permangono lacune significative. La prima è la Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione, che è operativa soltanto in 11 Tribunali per i Minorenni sui 29 esistenti. Da ciò deriva la difficoltà nel garantire a ogni bambino adottabile la scelta della miglior famiglia – con ritardi negli abbinamenti e minori opportunità per quei bambini di più difficile adozione – e di quantificare la situazione dei minorenni che pur essendo adottabili non vengono adottati (erano 1900 nel 2010, scesi a 300 nel febbraio 2014). Particolarmente grave è la mancanza nel nostro Paese di un dato certo sul numero di bambini e bambine con disabilità congenite ed evolutive, che fotografi la situazione prima dell’ingresso nella scuola dell’obbligo: grave in quanto direttamente collegato alle politiche e agli interventi precoci, dalla diagnosi alla riabilitazione tempestiva. Infine l’assenza di un’anagrafe dell’edilizia scolastica nazionale e di alcune anagrafi regionali.

Foto Jon Buckle, Getty Images

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