Povertà Infanzia
Rapporto CRC

Qui Italia: un bambino su 7 è povero

18 Giugno Giu 2015 1045 18 giugno 2015
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Dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono aumentati del 14%. La legge di stabilità 2015 finanzia almeno tre misure contro la povertà infantile, ma sono temporanee, hanno un bassissimo impatto sulla riduzione delle diseguaglianze e sono prive di un disegno strategico

In Italia 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave, se si considera che tutte le regioni del Sud si collocano sotto la media nazionale, come la Sicilia con appena il 5,6% dei bambini che ha avuto accesso al nido; la Puglia con il 4,4%; la Campania con il 2,7% e la Calabria con il 2,1%.

Il dati sono scritti nero su bianco nel Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), presentato ieri. A vent’anni dal primo Rapporto, le associazioni del Gruppo CRC rilevano come «il sistema organico di politiche per l’infanzia su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato». Le associazioni sollecitano invece l’adozione del nuovo Piano Infanzia, con priorità e azioni ben definite e supportate da un adeguato impegno economico, auspicando che possa essere il primo passo per rimettere al centro dell’agenda politica le misure per la tutela per l’infanzia.

La priorità del prossimo Piano Infanzia dovrebbe essere la primissima infanzia: «Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale, dice Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. Solo intervenendo tempestivamente in quella fascia di età si può sperare di colmare il gap.

Povertà infantile

Nelle pagine del Rapporto, particolare attenzione viene riservata alla povertà infantile: dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%). È urgente un Piano nazionale di contrasto alla povertà, che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie e frammentate misure messe in campo in questi anni.

«Guardando solo ai trasferimenti economici rivolti alla prima infanzia fascia 0-3, lo stato con la legge di stabilità 2015 finanzia almeno tre misure concomitanti: la vecchia social card, il Sia, il bonus bebè», chiarisce Elena Innocenti ricercatrice della Fondazione Zancan. «Da sole queste misure 'valgono' oltre mezzo miliardo di euro, ma mantengono limiti evidenti: sono trasferimenti economici caratterizzati dalla temporaneità, o meglio, dalla sperimentalità della misura, suscettibili di non essere rifinanziate o di essere decurtate 'in corsa', con un bassissimo impatto in termini di riduzione delle diseguaglianze e, ad oggi, prive di un disegno strategico complessivo. È vero che l’investimento in servizi e politiche di lungo periodo presenta complessità attuative ben maggiori rispetto all’erogazione di trasferimenti monetari, ma l’investimento in infrastrutture di cittadinanza per bambini e ragazzi ci sembra l’unica scelta possibile per dare risposte efficaci e trasformare la spesa sociale da costo a investimento».

Minori stranieri non accompagnati

Il rapporto dedica poi un paragrafo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), tema di grande attualità considerati i numerosi sbarchi di questo periodo, rilevando la necessità di rendere subito operativo il nuovo sistema di accoglienza. Dal primo gennaio al 31 marzo 2015 sono sbarcati in Italia 10.165 migranti, di cui 902 minori (289 accompagnati e 613 non accompagnati), dato che a giugno è balzato a quasi 5.000 minori. Nel 2014, 26.122 minori hanno raggiunto le coste italiane e di questi 13.026 sono risultati essere non accompagnati, ovvero un numero pari a due volte e mezzo quello registrato nel 2013. Si tratta per la maggior parte di ragazzi tra i 15 ed i 17 anni, originari dell’Eritrea (3.394), dell’Egitto (2.007) e della Somalia (1.481). Va menzionato anche l’elevato flusso migratorio via mare dalla Siria: nel 2014 sono sbarcati 10.965 minori (10.020 accompagnati e 945 non accompagnati). Alla data di stesura del Rapporto erano oltre 500 i minori ancora in attesa del collocamento in comunità, che si trovano, da mesi, in strutture temporaneamente adibite alla loro accoglienza, attivate “in emergenza” a livello locale, in Sicilia, Puglia e Calabria.

Foto Pablo Blazquez Dominguez / Getty Images

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