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Migranti

Eritrea, l'Ue finanzia il regime. È questa la via del “aiutarli a casa loro”?

3 Luglio Lug 2015 1257 03 luglio 2015
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Una petizione online di don Mussie Zerai e Vittorio Longo chiede lo stop agli aiuti europei al regime più repressivo d'Africa: «Nessun aiuto senza garanzie democratiche»

La strada intrapresa da Italia ed Unione Europea per porre freno all'esodo di massa di persone che dall'Africa premono alle porte d'Europa per salvarsi dalla fame e dalla disperazione, dalla povertà, dalla repressione, dall'infinito viaggio attraverso deserti, montagne, carceri, campi profughi, spiagge, mari e centri di detenzione temporanea, da una vita senza speranza è quella del “aiuto a casa loro”.

Nel novembre scorso, a Roma, ha preso il via la Conferenza ministeriale per il lancio del Processo di Khartoum alla presenza del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ed all'Alto commissario Ue Federica Mogherini, oltre che del Ministro dell'Interno Angelino Alfano, cui spetta la responsabilità dei migranti una volta giunti su suolo italiano: «L’iniziativa si concentra inizialmente sulla lotta al traffico di esseri umani e successivamente si propone di affrontare le cause strutturali alla base del fenomeno, anche attraverso progetti di cooperazione da finanziare con fondi UE e con la collaborazione dell’Organizzazione internazionale per la Migrazione (OIM) e dell’UNHCR», spiegava all'epoca la Farnesina in una nota stampa.

Proprio durante quella prima fase di trattativa, durante la quale vennero siglati i protocolli d'intesa tra il Governo italiano, l'Alto commissario Ue agli Esteri ed i rappresentanti di molti paesi africani, tra cui gli eritrei (che si siedono al tavolo dei negoziati con le mani che grondano sangue), il regime di Asmara faceva fucilare 16 ragazzi che cercavano di passare il confine tra Eritrea e Sudan per mettersi in salvo dalla “prigione a cielo aperto” che è il paese governato dal regime di Isaias Afewerki.

Ai lavori in Farnesina si aggiungono anche quelli in campo europeo: la Commissione Europea sta negoziando proprio in questi giorni con il governo dell'Eritrea un nuovo pacchetto di aiuti allo sviluppo, del valore di circa 312 milioni di euro e del quale Blogo scriveva già nell'aprile scorso. E' tuttavia una politica discutibile, secondo molti, anche e sopratutto perchè non è chiaro come queste risorse verranno impiegate e, al momento, non risultano accordi con il governo eritreo sul rispetto dei diritti umani.

Di fronte ai primi passi della diplomazia italiana ed europea e di fronte ai silenzi assordanti dei governi africani sulle morti in mare e sulla tragedia umanitaria dei flussi migratori sembra evidente come il capitolo “aiuti” vada rivisto nella sostanza: già in passato il regime eritreo ha incassato la benevolenza di Bruxelles, salvo poi utilizzare quei fondi per acquistare ulteriore piombo e per innalzare il livello di repressione in quel lager a cielo aperto che è l'Eritrea.

Per questo motivo don Mussie Zerai, sacerdote eritreo candidato al Premio Nobel per la Pace e presidente dell'Agenzia Habeshia, impegnato nell'assistenza dei rifugiati e migranti in Italia, e in Europa, e il giornalista Vittorio Longhi promuovono una petizione online per raccogliere firme e chiedere lo stop agli aiuti al governo di Asmara fino a quanto questi non si impegnerà seriamente a rispettare i diritti umani e ad avviare un percorso di democrazia e di libertà.

In particolare, chiedono:

  1. Libertà per tutti quelli che sono detenuti in modo arbitrario, tra cui dissidenti e giornalisti;
  2. Libertà di espressione e di associazione;
  3. Elezioni libere e democratiche con un sistema multipartitico;
  4. Fine del servizio militare obbligatorio e a tempo indeterminato;
  5. Fine di ogni forma di lavoro forzato e di trattamenti abusivi, innanzitutto la tortura.
  6. Fino a che lo stato di diritto non sarà ripristinato, rinnoviamo le raccomandazioni della Commissione di inchiesta ONU, affinché chi scappa dall'Eritrea abbia il diritto all'asilo o ad altre forme di protezione internazionale.

Si legge nella petizione: «La miopia italiana ed europea e le soluzioni sin qui escogitate per fronteggiare quella che è definita “emergenza migranti” ma che in realtà è un “esodo di massa” (e la questione lessicale non è certamente secondaria, nel trovare poi una soluzione al problema) si chiude tutta in un popolare e quantomai inesistente principio: “aiutarli a casa loro”».

da Blogo