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Giampaolo Cantini: «La cooperazione internazionale alla svolta»

3 Luglio Lug 2015 1045 03 luglio 2015
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Lunedì la prima riunione del neonato Consiglio Nazionale. Intervista al Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo al Ministero degli Affari Esteri: «La nuova legge ha grandi potenzialità, sfruttiamole insieme»

Giampaolo Cantini

Giampaolo Cantini è da gennaio 2013 Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo al Ministero degli Affari Esteri. Già ambasciatore (ad Algeri) e console (a Gerusalemme), si occupa tra l’altro di dossier complessi e di grande attualità come l’attuazione della Riforma della cooperazione (Legge n.125 11 agosto 2014) e la preparazione della Conferenza di Addis Abeba, terza conferenza sul finanziamento dello sviluppo a cui parteciperà anche il premier Renzi. Lunedì 6 luglio terrà a battesimo la prima riunione del consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo.

Ministro a che punto siamo con l’attuazione della legge di riforma?

Istituito il Consiglio Nazionale della cooperazione, che si riunirà per la prima volta il 6 luglio, a breve avremo l’Agenzia e prima ancora il suo direttore, insomma si procede sui binari previsti. Ciò che mi sembra più interessante e totalmente da valorizzare sono però le grandi potenzialità che la nuova legge apre, sia ampliando la platea dei soggetti di cooperazione, sia riguardo le modalità di finanziamento. È molto importante quanto previsto all’art. 26 della legge, che amplia il quadro dei soggetti della cooperazione allo sviluppo, includendo, accanto a quelli tradizionali come le organizzazioni non governative, le imprese cooperative e sociali, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, le fondazioni, le organizzazioni di volontariato, le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati. In questa previsione c’è un grande potenziale. La sfida è identificare quali forme di collaborazione si potranno instaurare tra questi soggetti. Io penso che ci si incamminerà verso alleanze progettuali, veri e propri partenariati, fra i sopracitati “attori” di cooperazione, capaci di mettere insieme risorse e know how per il raggiungimento degli obiettivi posti dalla nuova legge. Importante è anche quanto prevede l’art. 27, che al comma secondo prevede la partecipazione di soggetti con fini di lucro a procedure di evidenza pubblica per l’attribuzione di risorse volte a finanziare la realizzazione di iniziative di sviluppo. Il comma terzo dello stesso articolo, opera su un piano ulteriore, consentendo alle imprese private che rispettino gli standard della responsabilità sociale di ottenere finanziamenti per la costituzione di imprese miste in Paesi partner. Tengo a sottolineare che in tale circostanza alle imprese private è chiesto anche un impegno ad investire, altrimenti la previsione di questo articolo si risolverebbe in un ulteriore agevolazione per l’internazionalizzazione delle imprese, ma per questo ci sono altri strumenti. Inoltre è bene ricordare che obiettivo della nuova legge è sradicare la povertà, affermare i diritti umani e promuovere la pace. La sintesi è che la nuova legge immagina un “sistema della cooperazione italiana”, reso coerente dal Ministero degli Affari Esteri in cui siano coinvolti e interagiscano virtuosamente le amministrazioni pubbliche con le Fondazioni d’origine bancaria, le organizzazioni non governative con la cooperazione decentrata, le imprese private e cooperative con la nuova Agenzia per la cooperazione. Infine, è bene ricordare il ruolo di Istituzione finanziaria per lo Sviluppo attribuito a Cassa Depositi e Prestiti, che potrà mettere a disposizione anche fondi propri per strumenti finanziari improntati al cosiddetto Blending (con lo scopo principale di favorire un effetto leva tra capitali pubblici e privati) e assumerà la gestione del Fondo Rotativo extra bilancio dal quale vengono concessi crediti d’aiuto e finanziamenti ex art. 27, per finanziare interventi volti a realizzare imprese miste nei paesi in via di Sviluppo. Nel finanziamento per lo sviluppo serve una pluralità di strumenti finanziari. Sicuramente il tradizionale aiuto pubblico rimane centrale, ma associare ad esso risorse private è divenuto ormai una necessità.

Come arriva l’Italia alla Terzo Conferenza Internazionale sul finanziamento per lo Sviluppo di Addis Abeba?

Arriva in buone condizioni. Con una nuova legge, con l’istituzione di una Banca per lo sviluppo dentro Cassa Depositi e Prestiti, con una previsione di nuovi strumenti finanziari e una nuova articolazione della cooperazione allo sviluppo. Credo che l’obiettivo possa essere quello di confermare quanto già indicato nella riunione dello scorso 11 giugno del Comitato interministeriale, ovvero che l’Italia aumenterà gli stanziamenti per la cooperazione, per affrontare le molteplici sfide globali, per recuperare il terreno perduto e perché, come ha detto Matteo Renzi “non possiamo continuare ad essere il fanalino di coda”. A questo proposito, vale la pena sottolineare che l’Italia ad Addis Abeba arriverà proprio con il suo premier che sarà uno dei pochi leader europei presenti. Ciò a dimostrare l’importanza con cui l’Italia considera il tema oggetto di tale conferenza e a segnalare una nostra ripartenza come Paese promotore di “sana” cooperazione anche attraverso il proprio modello produttivo “business inclusive” che costituisce un esempio di sostenibilità ambientale e sociale nell’ottica dello sviluppo di partneriati territoriali nei Paesi partner.