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Non solo Grecia

Cosa è successo quando i paesi ricchi hanno cancellato il debito dell’Africa

10 Luglio Lug 2015 1257 10 luglio 2015
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Vi ricordate della campagna “Drop the Debt”? Dei braccialetti “Make poverty history?” Di Bono Vox sul palco del Live8 che invoca l’eliminazione del debito dei paesi in via di sviluppo? Cosa è successo da allora?

Succedeva tra la fine degli anni 90 e il 2005 - data del Live8 -, quando i paesi industrializzati decisero che per aiutare le economie dei paesi in via di sviluppo a sollevarsi, azzerare il debito estero era il primo, necessario, passo da fare. Con il sostegno dei movimenti sociali e dalla società civile, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno avviato l’Iniziativa per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri e indebitati (“Heavily Indebted Poor Countries”, HIPC), adottata dai paesi G7 nel 1996 al vertice di Lione, poi “rafforzata” dal G7/G8 nel 1999. A quel tempo il debito dei paesi più poveri superava le esportazioni del 200-250 per cento ed era oltre il 280 per cento delle spese pubbliche.

Dal 2000 al 2006 sono stati cancellati 100 miliardi di debiti e nei 26 paesi africani che hanno beneficiato della HIpc e della Mdri (Multilateral Debt Relief Initiative), nuova iniziativa adottata dal G8 nel vertice di Gleneagles nel giugno 2005, il debito pubblico sul pil è sceso dal 104 per cento al 27 per cento, per poi risalire al 34 per cento nel 2011, mantenendosi comunque a livelli minori di molti paesi della zona euro. Dei trentasei paesi arrivati al “decision point”, ovvero alla fase finale della cancellazione, così è cambiata la situazione dal punto di vista del debito/pil:

Durante la crisi sono i paesi europei, ma anche gli Stati Uniti, a veder aumentato il loro debito, nel tentativo di abbassare la spesa pubblica e al tempo stesso spingere la crescita economica, una situazione sperimentata anche negli anni novanta dai paesi africani. Secondo un rapporto di McKinsey l’incidenza del debito sul pil mondiale è passata dal 270% al 286% tra il 2007 e il 2014. Nel grafico la situazione del pil in diversi paesi del mondo tra il 2006 e il 2014.

I paesi africani come Senegal e Uganda partono da bassi debiti grazie alla cancellazione e alle misure intraprese per evitare ulteriori indebitamenti, anche se, avverte uno studio del 2010, un basso debito pubblico porta di solito a far aumentare il debito domestico con emissione di obbligazioni sul mercato interno.

La cancellazione di tutti i debiti dei paesi poveri nel 2000 è stata l’obiettivo di una coalizione internazionale britannica denominata Jubilée 2000.

Oggi a chiedere un nuovo approccio al debito greco sono economisti come Joseph Stiglitz, Paul Krugman (due premi Nobel) e l’economista francese Thomas Piketty, secondo cui il voto negativo del popolo greco al referendum può “contribuire a far ripartire non soltanto il proprio paese ma tutto lo sviluppo europeo”.

E l’Africa può imparare dalla crisi greca ed europea? Grieve Chelwa, ricercatore in economia all’università di Cape Town, intervistato dal blog Africa is a country, ricorda che “l’economia greca si è contratta del 25 per cento da quando la Troika ha cominciato a intervenire nel 2010” e la stessa “pillola dell’austerità” è stata somministrata per lungo tempo in molte parti dell’Africa a partire dagli anni 70 e fino agli anni 90. “Solo il cielo sa l’entità dei rottami che ci sono rimasti”, aggiunge Chelwa.

E c’è chi, come il professore liberiano Robtel Neajai Pailey, vede nel premier greco Alexis Tspras un nuovo Thomas Sankara: “Bisogna agitare i popoli contro i poteri. Lo schiavo merita le proprie catene se non prende la decisione di lottare per liberarsi. Dove il fossato che divide il popolo dal governo è intollerabile, là il popolo deve lottare per colmare il passato e diventare padrone del proprio destino”. Sembra piazza Syntagma ad Atene, qualche giorno fa, invece è Ouagadougou, Burkina Faso, 1987.