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Crisi Grecia

Wolfgang Schäuble, intelligente brillante e idiota morale

13 Luglio Lug 2015 1119 13 luglio 2015
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C'è l'accordo. O almeno è questo che racconta la cronaca. Resta da capire che tipo di intesa sia quella che mira più a dare il colpo di grazia alla Grecia piuttosto che a risolverne i problemi. Attore protagonista, come ormai di consueto, il ministro delle finanze tedesco

«L'idiozia morale coincide spesso con un'intelligenza brillante, il che rende gli idioti morali particolarmente dannosi alla società». Una frase di Alexis Carrel, chirurgo e biologo francese premio Nobel nel 1912, riassume quello che sta avvenendo in Europa.

Sulla questione greca, dopo una notte di vertice, c'è l'accordo. Un accordo che si potrebbe riassumere così: in cambio di concessioni risibili se non nulle, Tsipras dovrebbe ottenere in tre giorni dal suo Parlamento il via libera a condizioni che Atene definisce “umilianti e disastrose”.

Nel merito l'intesa prevede il trasferimento ad Atene di 86 miliardi in cambio di riforme da approvare in tre giorni e di un fondo in cui far confluire 52 miliardi di asset greci «da privatizzare per realizzare profitti, abbattere il debito e ricapitalizzare le banche» a garanzia del debito del prestito.

Un accordo talmente duro che Alexis Tsipras avrebbe anche fatto il gesto di sfilarsi la giacca e offrirla agli interlocutori, come a dire che la Grecia non sa davvero più cos’altro offrire.

L'attore protagonista di questi giorni è sempre lo stesso: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Tra un litigio con Mario Draghi e una dichiarazione al vetriolo nei confronti di Alexis Tsipras è lui il deus ex machina, neanche tanto occulto, di tutte le trattative.

Schäuble è certamente un uomo dall'intelligenza brillante. È stato Ministro degli Affari speciali e capo della cancelleria (1984-1989), poi ministro degli Interni (1989-1991) e capogruppo in Parlamento della Cdu (1991-2000). Delfino di Helmut Kohl è stato anche il vero architetto della riunificazione della Germania federale con la Repubblica democratica tedesca. L'unico motivo per cui non è riuscito a diventare Cancelliere fu uno scandalo su finanziamenti illegali alla Cdu nel 2000 per cui ammise in televisione di aver ricevuto una donazione (non registrata) al partito di 100.000 marchi da parte del controverso commerciante di armi Karlheinz Schreiber. Un intoppo che sgomberò il campo in favore di Freu Merkel.

Ma all'intelligenza brillante, per dirla con Carrel, coincide una certa dose di idiozia morale. Non tutti sanno infatti che nel riunificare la Germania «l'ingente capacità produttiva dell'Est fu saccheggiata e svenduta ai concorrenti dell'Ovest o ad affaristi senza scrupoli, lasciando le zone dell'ex Est impoverite. Tanto che ancora oggi costano oneri assistenziali imponenti ai contribuenti tedeschi. L'unificazione regalò enormi profitti e vere fortune a chi partecipò dalla parte giusta a quell'operazione» spiega Vladimiro Giacché in “Anschluss. L'annessione”.

La storia si sa, si ripete. E il buon Schäuble accompagnò l'unificazione della Germania da grandi affermazioni retoriche sull'etica economica, sul rigore, sul rispetto delle regole e della libertà della concorrenza. Lo stesso copione odierno. Austerità, rigidezza, regole, rigore. QUeste le parole chiave, ma che valgono solo per gli altri.

Secondo Yanis Varoufakis il motivo dell'inflessibilità del ministro tedesco si spiega con l'esigenza, «di spingere la Grecia fuori dalla moneta unica per mettere il timore di Dio nei francesi e fargli accettare il suo modello inflessibile di Eurozona».

Ma qual è il modello schäubleriano di Europa? Si chiama “Europa a due o più velocità”. In “Riflessioni sulla politica europea”, presentate da presidente del Cdu durante il semestre europeo a presidenza tedesca del 1994 scriveva che il fine di un'Europa a più velocità era la strada per procedere per passi verso un'Europa politicamente più forte, capace di dar vita a una sola politica fiscale ed economica, «altrimenti l'Unione si limiterà ad una cooperazione intergovernativa favorevole ad una “Europa alla carta”». Naturalmente secondo quel documento, come riporta oggi La Stampa, «alla Germania spettava il compito di apripista e di testa di ponte per le iniziative che avrebbero dovuto strutturare la nuova Unione».

Sono passati 21 anni da quel documento ma a quanto pare l'idea è sempre la stessa. Al sogno europeo delle origini, quello fondato su «unità, pace e prosperità dei popoli» è stato sostituito quello di Wolfgang Schäuble, in cui l'unità coincide con l'annessione alla Repubblica Federale di Germania, la prosperità è prerogativa unicamente tedesca e la pace un gadget scontato.

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