Riforma terzo settore

Cristina Nespoli (Enzo B): coraggio senatori, non fermate l'innovazione

15 Luglio Lug 2015 1501 15 luglio 2015

La presidente dell'ente autorizzato per le adozioni internazionali rivolge un appello al Parlamento affinchè approvi la legge senza ascoltare le forze che anche all'interno del non profit «vogliono bloccare l'alleanza tra le forza sane del paese»

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La presidente dell'ente autorizzato per le adozioni internazionali rivolge un appello al Parlamento affinchè approvi la legge senza ascoltare le forze che anche all'interno del non profit «vogliono bloccare l'alleanza tra le forza sane del paese»

«La tentazione è quella di arrendersi davanti a tanto immobilismo, ma non sono tipo da arrendermi, quindi dobbiamo continuare a lottare»: è questa la reazione a caldo di Cristina Nespoli, presidente di Enzo B, organizzazione attiva nel settore delle adozioni internazionali che ha scelto di essere giuridicamente impresa sociale ex legge 155, davanti all'empasse in cui si trova la riforma del terzo settore. Per il quale avanza un'ipotesi inquientante «Questi rallentamenti non sono casuali, esistono precisi interessi che mirano a non cambiare lo status quo, che come abbiamo visto con i recenti scandali alimenta una zona grigia all'interno del terzo settore».

Quindi secondo lei questa legge così come è uscita dalla Camera dà fastidio?

Non si spiegherebbe altrimenti la quantità di emendamenti presentata dal relatore stesso, segno evidente delle pressioni a cui è stato sottoposto.

Cosa fa più paura secondo lei?

Secondo me in tanti temono un cambiamento radicale del terzo settore che stronchi definitivamente il malaffare, tolga l'acqua alle mele marce e attivi un vero circolo virtuoso in questo paese. C'è chi teme la trasparenza, anche all'interno del nostro mondo.

Qual è il nodo da sciogliere?

Quello delle imprese sociali. In troppi pensano che entrando a pieno titolo nel mondo delle imprese questi soggetti subiscano una sorta di contaminazione. Si tratta di una visione antiquata che pone i buoni tutti da una parte - nel non profit - e i cattivi dall'altra, nel profit. Ma ovviamente non è così. Si deve anzi procedere speditamente sulla via della riforma proprio per eliminare le contrapposizioni e attivare un percorso di innovazione che metta insieme le forze sane del paese.

Cosa si sente di dire ai senatori che dovranno approvare la riforma?

Di fare presto. Di non lasciarsi frenare dalle forze nemiche del cambiamento, anche provenienti dall'interno del terzo settore. E di avere coraggio approvando un testo che non ha l'ambizione di essere perfetto ma che sicuramente costituisce un reale passo avanti sulla strada della crescita non solo del non profit ma dell'intero paese.

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