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La dieta vegana è antitumori? Airc contesta China study

15 Luglio Lug 2015 1724 15 luglio 2015
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Sul sito dell’Associazione per la ricerca cancro un’analisi dello studio che è diventato una “bibbia” per i vegani e che su calcoli statistica vuole dimostrare una correlazione tra alimentazione con grassi animali e incremento dei tumori.

«È vero che sulla base del “China study” ci sono prove scientifiche a sostegno di una dieta vegana per ridurre il rischio cancro?» Il sito di Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, affronta il caso di “The China Study” diventato (soprattutto per via della grande esposizione mediatica dei suoi autori) una sorta di "bibbia dei vegani».

In Italia i risultati del libro sono stati enfatizzati in particolare in tv da le Iene. Mettendo all'indice tutti i cibi di origine animale, lo studio sulla Cina tenderebbe infatti ad avvalorare una dieta che invece altri studi epidemiologici identificano come eccessivamente restrittiva. Una quantità ragionevole di grassi di origine animale, latticini e soprattutto pesce, è infatti considerata salutare da tutte le ricerche sul legame tra alimentazione e sviluppo di malattie, fra cui il cancro.
Che cos’è China Study? Si tratta di una ricerca epidemiologica svolta dalla Cornell University, dall'Accademia cinese di Medicina preventiva, dall'Accademia cinese di Scienze mediche e dall'Università di Oxford avviata nel 1983 sotto la supervisione del nutrizionista T. Colin Campbell. A ricerca ha studiato le abitudini degli abitanti di 128 villaggi cinesi e 65 contee, raccogliendo ben 367 diversi tipi di dati, compresi alcuni test su sangue e urina. La scelta della Cina come laboratorio di osservazione dipendeva dalla disponibilità di informazioni, legata anche al livello di controllo sociale tipico del Paese, difficilmente eguagliabile in un altro luogo.

La conclusione a cui è arrivato China Study è che alcune "malattie dell'abbondanza" (infarto, ictus, ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi) sarebbero legate ai comportamenti individuali e in particolare all'alimentazione. Scrivono gli esperti di Airc: «Sotto accusa sono principalmente la carne, i latticini e i grassi di origine animale, che provocherebbero, tra le altre cose, uno sviluppo puberale precoce e una più prolungata esposizione agli ormoni endogeni (cioè prodotti dall'organismo stesso)».

Secondo China study gli effetti negativi del consumo di carne si vedrebbero soprattutto nello sviluppo del cancro della mammella, un tumore la cui incidenza (cioè il numero di donne che si ammalano) sarebbe, in Cina, cinque volte inferiore a quella degli Stati Uniti. Oltre alla dieta vegetariana, i cinesi possono contare anche sugli effetti benefici di cereali non raffinati.

«Il China Study ha difetti di metodo», scrive Airc. «Per esempio mette in relazione un numero enorme di variabili (367, come si è detto, con oltre 8.000 diverse correlazioni) e ciò consente, con appropriati utilizzi della statistica e in assenza di studi di controllo, di dimostrare pressoché qualsiasi teoria preconcetta». Ad esempio, la conclusione secondo la quale i Paesi dove si consuma più latte sono anche quelli in cui si muore di più di tumore non tiene conto di altri fattori importanti, come il fatto che sono anche i Paesi dove si vive più a lungo (e l'età è un fattore di rischio importante per lo sviluppo di un cancro), e dove, all'epoca dello studio, erano maggiori sia l'inquinamento ambientale, sia la sedentarietà.

«In conclusione», riferisce Airc, «si può scegliere di diventare vegani, ma al momento non vi sono prove che ciò sia utile o benefico dal punto di vista della salute».