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Bonomi: La guerriglia delle periferie è figlia dell’indifferenza

17 Luglio Lug 2015 1739 17 luglio 2015

Il sociologo Aldo Bonomi ragiona sui fatti di Treviso e Roma, con scontri anche violenti tra cittadinanza e forze dell’ordine. «Quello che avviene nei nostri luoghi rimanda a ciò che più in grande avviene tra Bruxelles e la Grecia»

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Il sociologo Aldo Bonomi ragiona sui fatti di Treviso e Roma, con scontri anche violenti tra cittadinanza e forze dell’ordine. «Quello che avviene nei nostri luoghi rimanda a ciò che più in grande avviene tra Bruxelles e la Grecia»

Aldo Bonomi

Indubbiamente si arriva a forme di conflitto contro l’altro da sé perché non c’è dubbio che ormai gli imprenditori politici delle paure hanno di questo una strategia, alimentando lo scontro tra le due polarità: la comunità del rancore contro la comunità di cura.

Ma questo avviene perché, se vogliamo continuare ad usare la categoria della comunità, non siamo in grado di mettere in mezzo una dimensione operosa della comunità.

Cosa significa tutto questo? Non è un discorso che rimanda solo a fenomeni di guerra civile molecolare nei luoghi ma a crisi ben più ampie iniziando dall’Europa, che non ha una visione che vada oltre l’internazionale dell’indifferenza. Gli scontri in questi microcosmi di comunità assente rimandano a quei luoghi faglia che sono Ventimiglia, Calais, la costituzione del muro in Ungheria e le morti nel Mediterraneo.

Fin quando non cadranno quei muri ovviamente avremo i conflitti del rancore organizzato nei luoghi contro l’altro da sé. Quindi occorre certamente mettersi in mezzo nelle periferie romane, milanesi, di Treviso.

Ma questo sarà ben poca cosa fin quando gli stati nazione europei non saranno in grado di trovare una visione geopolitica e geo economica che vada oltre il loro rinserramento. Nei territori precipita, alimentando il rancore, la crisi di una politica di stati nazione che non sanno prendere esempio da dimensioni economiche e sociali ben più in difficoltà di loro: basti per tutti l’esempio del Libano dove da quel che mi risulta i campi profughi accolgono una tragedia dalle guerre di milioni e non migliaia di profughi.

Questa guerra civile molecolare può essere superata solo con una visione geopolitica che rimanda dal punto di vista concreto all’organizzazione di corridoi umanitari in grado di sostenere la tragedia epocale che avviene nel bacino del Mediterraneo, e dal punto di vista del diritto una capacità di affermare il principio umanitario, e ormai indispensabile, di libera circolazione delle persone.

Il rancore si alimenta quando la forma del diritto presuppone solo la circolazione delle merci e della merce più leggera e più pesante che ci sia: il denaro.

Quello che avviene nei nostri luoghi rimanda a ciò che più in grande, nella dimensione dell’Europa dell’indifferenza, avviene tra Bruxelles e la Grecia.

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