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Azzardo legale: un canale sempre aperto per il riciclaggio delle cosche

22 Luglio Lug 2015 1159 22 luglio 2015
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"Operazione Gambling". Si chiama così l'operazione partita questa mattina, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, che ha portato all'arresto di 41 persone, al sequestro di 56 società e 1500 punti scommesse, oltre che di siti per l'azzardo online e beni immobili per un valore di 2miliardi di euro. Il "canale" dell'azzardo è sempre aperto per le cosche, ha dichiarato il Procuratore capo De Raho. Il modo più semplice per trasportare denaro dall'illegalità alla "legalità" e ripulirlo è proprio l'azzardo, come ha confermato nei giorni scorsi un importante rapporto della Banca d'Italia

OPERAZIONE GAMBLING

I dati del sequestro: 11 società con sede all’estero, 45 società operanti sul territorio italiano – tutte nel settore dei “giochi & scommesse” –, oltre 1.500 punti commerciali per la raccolta delle puntate, 82 siti, italiani e non, di azzardo online, oltre ai soliti immobili, per un valore complessivo tra beni e società di 2miliardi di euro.

Questi, oltre a 41 arresti, i provvedimenti eseguiti all'alba in varie città italiane dai Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza, della Squadra Mobile della Polizia di Stato e della Dia di Reggio Calabria con la collaborazione del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) e del Nucleo speciale Frodi tecnologiche di Roma della Guardia di finanza. Il tutto, come parte di un'operazione - l'Operazione Gambling - coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e dai Pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Stefano Musolini.

Ad attirare l'attenzione è stata, in particolare, la società Betunig, con sede a Malta, paradiso fiscale per molte società dell'azzardo online e per siti fantasma.

Ad attirare l'attenzione degli inquirenti, un sistema di scatole cinesi per il riciclo del denaro sporco che avrebbe garantito al Clan Tegano.

Dure le parole del Procuratore di Reggio Calabria, Cafiero De Raho, all'inizio della conferenza stampa iniziata questa mattina alle 10,30; “Il gioco online era un sistema che la ‘ndrangheta utilizzava per aggirare il sistema fiscale. L’operazione odierna riguarda un canale che la 'ndrangheta ha trovato per investire e riciclare facilmente denaro. Un canale parallelo utile a creare punti di raccolta di soldi senza registrazione del cliente, quindi aggirando il sistema fiscale. Aperture di questo tipo non fanno che ingrassare le tasche di 'ndrangheta, camorra e cosa nostra”.

L'uomo chiave sotto inchiesta è Meriolino Gennaro, che sarebbe diventato un punto di riferimento per molti clan. Gennaro, secondo la Dda, stava lavorando sullla struttura di Betuniq, raccogliendo investimenti per partecipare al bando per le concessioni dell'azzardo di Stato del 2016. Legale illegale si toccano, insomma, e la legalità è diventata un terreno di fertile, nell'ambito della coltura dell'azzardo, per il fiorire del riciclaggio di denaro.

L'ALLARME DI BANKITALIA

Nei giorni scorsi, Rapporto annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria, la Banca d’Italia aveva reso noto che nel settore “giochi & scommesse” le segnalazioni di sospetto riciclaggio, relativamente al 2014, sono state 2.200.

“La rilevanza delle casistiche segnalate con riguardo al settore del gioco fisico e online è testimoniato dal fatto che l’Unità, nell’anno 2014, ha prevalentemente attribuito alle segnalazioni un indicatore di rischio elevato e ne ha archiviato solo il 3%”, mentre il totale delle archiviazioni raggiunge solitamente il 21,4%.
Nel Rapporto si legge infatti che:

il comparto del gioco ha spesso costituito un’importante forma di sovvenzione per la criminalità organizzata, che su esso investe acquisendo e intestando a prestanome sale da gioco. L’obiettivo – prosegue il Rapporto – è di percepire guadagni consistenti, alterando le regole di gioco per ridurre le possibilità di vincita dei giocatori e adottando artifici per abbattere l’ammontare dei prelievi erariali, ovvero quello di immettere nel sistema economico capitali illeciti, schermandoli dietro apparenti vincite e realizzando schermi operativi che potrebbero anche celare abusive attività di prestito e usura.

Banca d'Italia, "Rapporto annuale dell'unità di informazione finanziaria", p. 34

Che qualcosa non torni nei conti di molti operatori legali del settore è quanto emerge ancora da rapporto dell'Unità Finanziaria della Banca d'Italia che, nel corso del 2014,

ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti versamenti di contante da parte di operatori del gioco per importi ritenuti superiori all’attività ricavabile dai dati dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, con una massiccia presenza di banconote di taglio apicale. Ricorrente è anche il caso di versamento di assegni emessi da soggetti terzi apparentemente non giustificati da rapporti di gioco.

Tra le forme di gioco su rete fisica risultano in aumento le segnalazioni di anomalie collegate all’utilizzo degli apparecchi Video Lottery Terminal (VLT). La maggior parte delle segnalazioni - si legge a pagina 55 del rapporto - riguardano "la presenza presso il medesimo gestore di vincitori ricorrenti: la frequenza delle vincite in capo agli stessi soggetti potrebbe sottendere un mercato occulto di tickets vincenti, nell’ambito del quale i riciclatori acquisterebbero i titoli dagli effettivi vincitori, in contropartita di un corrispettivo maggiorato".

Altri casi riguardano il possibile utilizzo distorto delle apparecchiature VLT "che consentono, dopol’inserimento di banconote, l’erogazione di tickets di vincita anche in assenza di un’effettiva giocata, agevolando in tal modo condotte di riciclaggio di fondi di dubbia provenienza.

Nel caso dell'azzardo online, invece, come rilevato anche nel documento sull’Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, "le piattaforme di gioco di altri paesi comunitari operanti in libera prestazione di servizi possono determinare vulnerabilità molto significative, in quanto i relativi flussi finanziari sfuggono al monitoraggio delle autorità italiane"

Oggi, da Reggio Calabria, l'allarme di Bankitalia trova una nuova conferma

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