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Caso Perù: coca addio, meglio coltivare il cacao

22 Luglio Lug 2015 1737 22 luglio 2015
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Nel corso di un incontro a Cascina Triulza, per il ciclo "cacao e sostenibilità" il contributo di due aziende cioccolatiere italiane (Icam e Otto Chocolates) alla riconversione delle piantagioni di coca peruviane

Cacao e sostenibilità questo il cuore del dibattito che Icam, storica azienda cioccolatiera di Lecco, e Otto Chocolates, giovane impresa genovese specializzata nella produzione di cioccolato certificato biologico e Fairtrade, hanno animato a Cascina Triulza, il padiglione della società civile in Expo. Al centro dell’incontro lo sforzo compiuto dal Perù per favorire la trasformazione delle piantagioni di coca, di cui il Paese è uno dei principali produttori al mondo, in coltivazioni di cacao. Un impegno rigoroso portato avanti dalle istituzioni peruviane con le cooperative locali di contadini, e il cui successo è garantito anche dal sostegno assiduo di clienti responsabili e coinvolti come Icam e Otto.

Amora Carbajal Schumacher, direttrice generale dell’Ufficio per il Commercio Estero del Perù, ha spiegato che la produzione di cacao è una delle principali attività agricole del Paese, fonte di reddito per oltre 37mila famiglie. La produzione nazionale di cacao supera ormai le 71mila tonnellate e le coltivazioni si estendono per 104mila ettari, per la maggior parte concentrate nella parte bassa del versante orientale delle Ande, tra i 200 e i 900 metri sul livello del mare. Queste superfici crescono ogni anno grazie al minuzioso lavoro sul territorio, svolto dalle organizzazioni governative insieme alle cooperative per convincere i contadini peruviani a cambiare tipo di coltivazione e di vita. «Da sempre i Paesi europei sono i principali consumatori di cacao e l’Italia è per il Perù un mercato in continua espansione», ha commentato Amora Carbajal Schumacher. «In particolare il cacao biologico rappresenta per noi una vera e propria best practice, in cui si uniscono buone pratiche agricole e profitto economico. Il particolare dinamismo del mercato del cacao biologico nel 2014 ha portato a una crescita dell’80%, mentre il 27% circa del nostro cacao è prodotto proprio da cooperative agricole»

I protagonisti dell'incontro "Il caso Perù: dalla foglia di coca alla fava di cacao"

Melissa Cornacchione, ricercatrice dell’OCEX (Oficinas Comerciales del Perù en el Exterior), ha confermato questo andamento positivo, a cui corrisponde una speculare costante contrazione dei terreni destinati alla coltivazione delle foglie di coca. Come testimoniano i dati dell’Unodoc, l’ufficio Onu per la lotta alla droga e alla criminalità, nel 2014 le superfici coltivate a coca sono diminuite del 14% rispetto al 2013.
Cornacchione ha inoltre illustrato alcuni dei principali progetti di colture alternative che Devida (Comision Nacional para el Desarrollo y Vida sin Drogas), con la collaborazione di soggetti internazionali, sta realizzando in alcune aree del Perù al fine di riconvertire la produzione da coca a cacao. Fondamentale in questo processo è il ruolo delle cooperative peruviane di contadini. Nel suo intervento Gonzalo Rios, direttore commerciale della Cooperativa Acopagro, ha chiarito la complessità e la pericolosità del contesto in cui i contadini si muovono, e la capacità di attrazione che strutture organizzate come Acopagro possono esercitare su chi lavora la terra, perché se lasciati soli i contadini non avrebbero mai potuto trovare uno sbocco sui mercati internazionali.

Ed è qui che si inserisce il ruolo delle aziende che acquistano cacao, lo trasformano in cioccolato e lo commercializzano sul mercato. I positivi rapporti di relazione intrapresi da Icam con i produttori, strategia seguita recentemente da Otto Chocolates, si è rivelata un successo che permette interessanti considerazioni.
«Siamo in Perù dagli inizi del 2000. Ci siamo arrivati per seguire una necessità vitale per chi come noi lavora il cacao partendo dal frutto essiccato: diversificare i fornitori identificando qualità di cacao sempre differenti», ha dichiarato Angelo Agostoni, presidente di Icam. «Lavoriamo con Acopagro da sei anni e con loro abbiamo creato da subito un rapporto di grande fiducia. Abbiamo condiviso il nostro know how, guidandoli verso la crescita qualitativa del loro prodotto con interventi di miglioramento delle piantagioni, delle fasi di raccolta, il perfezionamento degli strumenti e dei processi di fermentazione ed essicazione. In questa relazione l’acquisto da parte di Icam del cacao prodotto è diventato un elemento basilare per consentire il consolidamento e la crescita della cooperativa stessa».

Bruno Ottonello, di Otto Chocolates ha concluso: «Otto Chocolates è nata con l’obiettivo di creare un cioccolato che coniughi la qualità del cacao trinitario fino del Perù e l’equità delle condizioni di acquisto del prodotto, nell’ottica di sostegno alla cooperativa Acopagro grazie anche all’organizzazione Faitrade. La nostra azienda divulga così la cultura del buon cioccolato, sano, equo e a un prezzo sostenibile per tutti i consumatori».

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