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Sbarchi in aumento sulle coste italiane. 55mila dall’inizio dell’anno

23 Luglio Lug 2015 1110 23 luglio 2015
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In base ai dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni nel 2015 si possono al momento prevedere in totale 195mila arrivi in Italia, contro i 170mila dell’anno scorso. Il 99% delle rotte clandestine verso l’Europa ha come (primo) porto d’approdo l’Italia o la Grecia

In base ai dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni i migranti entrati in modo non autorizzato via mare in Europa da inizio anno allo scorso 9 giugno sono stati più di 102mila, di cui 55mila arrivati in Italia e partiti quasi esclusivamente dalle coste libiche, mentre 46mila giunti in Grecia soprattutto dalla Turchia. Il numero di migranti riferito all’Italia è per ora in leggero aumento rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2014.

In base a tali prime informazioni parziali, nel 2015 si possono al momento prevedere in totale 195mila arrivi in Italia, contro i 170mila dell’anno scorso, e una crescita molto più significativa per la Grecia, per cui si prospettano 165mila ingressi, quasi cinque volte i 34mila del 2014.

Le mete preferite sono l'Italia e la Grecia.
Il 99% delle rotte clandestine verso l’Europa ha come (primo) porto d’approdo l’Italia o la Grecia (peraltro con due rotte ben distinte, rispettivamente dalla Libia e dalla Turchia) e non più, ad esempio, la Spagna (che nel 2006 aveva segnato 39mila sbarchi, molto spesso verso le Canarie, contro gli allora 22mila verso l’Italia). Ciò conferma la presenza di vie d’ingresso non casuali, definite in base a diversi fattori, quali: l’agibilità piuttosto che l’impraticabilità di ingressi regolari; la presenza o assenza di accordi bilaterali di presidio delle coste di partenza (come quelli sottoscritti dalla Spagna con il Marocco oggi, o dall’Italia di Berlusconi con la Libia di Gheddafi ieri); dalla severità dei respingimenti militari (o, al contrario, dalla piena accoglienza e soccorso); dalla possibilità geografica ed eventuale scelta politica di erigere fisicamente muri (come quelli nell’enclave spagnola di Melilla o nel confine terrestre fra Grecia e Turchia). L’Italia presenta condizioni tra le più “invitanti” fra quelle qui esposte.

Quanto pesano gli ingressi irregolari via mare sulle tasche degli italiani.
Si discute molto sui costi degli sbarchi via mare. A tal proposito, Ismu ha provato a fare una stima dei costi pro-capite in Italia delle diverse operazioni, comparando le azioni attuate in questi anni e dividendone i costi sostenuti per il numero di abitanti sul territorio nazionale. Il dispositivo di salvataggio Mare Nostrum incideva per quasi due euro pro-capite all’anno sugliitaliani, cifra destinata a pagare imbarcazioni e personale di salvataggio. Tale ammontare si è ridotto a mezzo euro (ma rimborsato dall’Unione Europea) con Triton, che d’altra parte lascia le operazioni di salvataggio all’iniziativa delle navi mercantili. I successivi interventi di accoglienza, ipotizzando costi medi di 35-40 euro al giorno per 60mila migranti annui, impattano sugli italiani per circa undici euro pro-capite all’anno. Il 94% di questa cifra serve a pagare il lavoro di operatori sociali e fornitori di servizi (in particolare vitto, alloggio e possibilmente corsi di italiano e progetti di integrazione), mentre solo il 6%, va direttamente ai migranti. Il piano di parziale ricollocamento per 40mila migranti nel complesso da Italia e Grecia varato dall’Unione Europea lo scorso 15 aprile ha invece un costo di 240 milioni di euro, ovvero 6mila euro per migrante.

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