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Dopo Mafia Capitale

Appalti al non profit: è il momento di dire la nostra

24 Luglio Lug 2015 1503 24 luglio 2015
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L'Autorità Anticorruzione lancia la consultazione on line sulle Linee Guida. Il Terzo Settore faccia sentire la sua voce. L'appello di Giuseppe Guerini, portavoce dell'Alleanza delle cooperative sociali

Negli scorsi giorni l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) presieduta da Raffaele Cantone ha avviato una consultazione sulle “Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali” con l’obiettivo di fornire indicazioni operative alle amministrazioni pubbliche e agli operatori. Se ne sentiva il bisogno.

Il numero uno dell'Anac, Raffaele Cantone

Il documento è un’eccellente raccolta, sintetica e ragionata, della normativa generale e speciale relativa agli affidamenti di servizi sociali che si è stratificata negli anni (dalla legge 328/2000 al DPCM 30 marzo 2001, dal Codice degli appalti alle direttive e alla giurisprudenza dell’Unione Europea). E’ una modalità concreta e innovativa per il nostro Paese di rispondere ai casi di corruzione emersi negli ultimi mesi: si lancia una consultazione per raccogliere ulteriori spunti da chi opera nel settore e si suggeriscono le soluzioni per le questioni controverse.

Sono molte le questioni davvero importanti richiamate dall’ANAC: innanzitutto le osservazioni sull’importanza della programmazione degli interventi e sulla partecipazione del Terzo settore per uscire dalle “false emergenze” e partire dai bisogni dei cittadini, coinvolgendo le organizzazioni che in ragione del loro radicamento territoriale li conoscono meglio e hanno da proporre la loro fattiva collaborazione con soluzioni innovative.

Il documento offre un ventaglio di strumenti ampio che le amministrazioni pubbliche possono utilizzare suggerendo come metterle in pratica nel migliore dei modi per evitare i rischi di illegalità e al contempo per migliorare le prestazioni che attraverso le organizzazioni del terzo settore e le cooperative sociali vengono offerte ai cittadini in situazioni di vulnerabilità e bisogno.

Significativi sono in questo contesto, ad esempio, i riferimenti all’importanza della partecipazione del terzo settore alla fase di programmazione, all’attivazione di processi di consultazione e alla co-progettazione quale modalità per mettere in pratica interventi innovativi per soddisfare bisogni emergenti. E poi puntare sulla qualità dei servizi attraverso le organizzazioni che hanno realmente le caratteristiche per metterli in campo. Non sono da sottovalutare i richiami del documento alla valutazione e al monitoraggio degli interventi, coinvolgendo i destinatari. Se si fosse chiesto ai migranti ospitati nel CARA di Mineo e ai Rom dei campi nomadi di Roma la loro opinione sul sistema e sulle strutture di accoglienza, ci si sarebbe accorti che la spesa era aumentata esponenzialmente e irragionevolmente causando anche maggiore esclusione e emarginazione sociale?

E’ questa la chiave di volta per valutare sia la qualità del welfare, sia quella delle organizzazioni. Ascoltare chi fruisce dei servizi e valutare se le risposte messe in campo hanno effettivamente risolto o alleviato i problemi. Magari anche con un risparmio per le casse degli anti locali e dello Stato grazie a interventi efficaci e non sulla base di offerte al massimo ribasso.

Molti enti locali hanno usato le deroghe che le leggi permettono sui servizi sociali, in ragione delle peculiarità di questi servizi, attraverso procedure in alcuni casi discutibili, in altri illegali. (LEGGI QUI L'INCHIESTA DI VITA). Al contempo nel patrimonio del territorio, ci sono enti locali che insieme alle organizzazioni del terzo settore e alle cooperative sociali hanno messo in campo modalità innovative per rispondere al meglio ai bisogni delle proprie comunità. Ad esempio, i patti per la sussidiarietà in Liguria, la co-progettazione per i servizi sociali a Lecco, i protocolli per favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e disabili in Toscana, a Torino e Bolzano. Ora la consultazione dell’ANAC potrà anche permettere di mettere a frutto questo patrimonio di buone prassi.

Cari lettori di Vita, prendete qualche ora alle vostre vacanze d'agosto e leggete il testo dell'ANAC, e magari partecipate alla consultazione, credo che alla fine davvero potrebbe essere un ottimo modo per far camminare, su gambe diverse, ma molto concrete i principi di quella riforma del terzo settore che riposa in Senato.

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