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Il caso

Blocco adozioni in Congo, la versione di Kinshasa

25 Agosto Ago 2015 1223 25 agosto 2015
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Le autorità del Paese africano irritate dalle campagne mediatiche dei paesi adottivi nutrono dubbi sui comportamenti dei genitori e sulle procedure che portano alle sentenze di adozione

Fino ad oggi, sarebbero circa 1500 bambini «legalmente adottati» ma bloccati in RDC mentre una famiglia li attende all’estero. In questione: il congelamento dei permessi di uscita deciso nel 2013 dalle autorità congolesi a causa, secondo le stesse, della moltiplicazione delle frodi.
Kinshasa non ha per niente apprezzato la recente campagna mediatica sui bambini congolesi «legalmente adottati» da Francesi che si trovano ancora bloccati nella RDC. Sarebbero circa 300 in attesa di raggiungere le loro famiglie adottive in Francia, secondo un collettivo di genitori francesi.
Dal 27 settembre 2013 le autorità congolesi hanno in effetti deciso di congelare i permessi di uscita dei bambini congolesi adottati da stranieri. «E’ a causa dei numerosi abusi che lo Stato congolese, nel suo ruolo di protezione dei giovani, ha dovuto decretare una moratoria sull’uscita dei bambini a titolo d’adozione» ha spiegato a Jeune Afrique Alexis Thambwe Mwamba, Ministro congolese della Giustizia. Inizialmente della durata di un anno, questa moratoria è poi stata prolungata ed è, fino a nuovo ordine, sempre in vigore.

All’inizio più di 1100 bambini adottati coinvolti
Quando la decisione è stata presa nel 2013, 1103 bambini congolesi adottati erano sulla lista d’attesa, secondo le cifre ufficiali della Direzione Generale della migrazione (DGM). I loro genitori adottivi li aspettavano in 15 Paesi in tutto il mondo. In seguito al congelamento delle autorizzazioni di uscita, è stata quindi istituita una commissione interministeriale per esaminare la questione e autorizzare rapidamente la partenza dei bambini le cui pratiche di adozione erano terminate tra il 2009 e il 2013.

La mappa della distribuzione geografica dei bambini adottati fra il 2009 e il 2013 ma bloccati in RDC secondo Jeune Afrique. Per l'Italia sarebbero 433, un dato che desta sorpresa. Più verosimilmente si tratta complessivamente dei minori adottati da italiani fra il 2009 e il 2013.

Perché la moratoria non è stata revocata dopo un anno?
Quasi due anni più tardi Kinshasa non ha ancora revocato la misura. Alexis Thambwe Mwamba attribuisce questo blocco alle stesse famiglie adottive.
«Certi genitori adottivi, senza attendere l’esito delle procedure avviate , facevano uscire fraudolosamente i bambini dal territorio nazionale. Un comportamento che rasenta il rapimento», denuncia la guardia dei Sceaux congolesi.
Grazie alla complicità degli agenti della DGM, alcuni genitori hanno cercato di trasferire segretamente nei loro Paesi i bambini che hanno adottato. Un cittadino belga, Laurence Senechal, è stato quindi condannato a 6 mesi di prigione e al pagamento di 300.000 franchi congolesi per «tentativo di spostamento illecito» di un bambino di quattro anni.
Verso la frontiera con lo Zambia nel sud del paese, una rete di delinquenti è stata smantellata lo stesso anno. Questa rete cercava anch’essa di aggirare la decisione delle autorità congolesi. «E’ dunque per un principio di precauzione che riteniamo che ancora oggi bisogna mantenere questo congelamento dell’uscita dal Paese dei nostri bambini », osserva Lambert Mende.
Il portavoce del governo afferma allo stesso modo che «parecchie informazioni concordanti hanno mostrato in questi ultimi anni situazioni inaccettabili: bambini congolesi adottati da famiglie che si definivano normali si ritrovavano da un giorno all’altro a essere schiavi sessuali». Poi prosegue: «E’ nostro dovere proteggerli, dobbiamo assicurarci che le famiglie che vogliono accogliere i bambini congolesi siano proprio quello che dicono di essere . Questo prenderà il tempo che sarà necessario! » avverte Lambert Mende.

Il dito puntato contro la giustizia congolese
Tuttavia secondo una fonte del Ministero dell’Interno, la giustizia congolese non è stata sufficientemente rigorosa nel momento in cui ha pronunciato le sentenze di adozione. I tribunali hanno tollerato che i futuri genitori adottivi non si presentino fisicamente al momento del giudizio. Andando dunque incontro a quello che prevede la legge. Una pratica che parrebbe perdurare fino al momento attuale. «I futuri genitori, nella maggior parte dei casi, assumono degli studi di avvocati e degli intermediari per ottenere dai giudici la preziosa ricetta magica: la sentenza di adozione», afferma questa fonte, indicando che il costo di queste «transazioni varia tra i 30.000 e i 50.000 dollari (circa 45.000 euro) ».
Di conseguenza, il numero dei bambini adottati che aspettano di partire per l’estero è passato da 1103 nel 2013 a «quasi 1500 oggi», secondo il Ministero Congolese della Giustizia. Né le arringhe delle famiglie adottive né quelle delle autorità europee o americane che sfilano a Kinshasa per cercare di persuadere le autorità congolesi a revocare la misura ci sono per il momento riuscite.
«Prima di qualunque tipo di autorizzazione, conduciamo delle nuove inchieste caso per caso e non accetteremo alcun tipo di pressione esterna su questo tema », assicura il portavoce del governo congolese. Le famiglie adottive dovranno dunque ancora pazientare.

Quest’articolo è stato pubblicato su Jeune Afrique.

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