Adozioni internazionali

Una famiglia solo per 850 bambini?

26 Agosto Ago 2015 1150 26 agosto 2015

Nel 2010 le coppie italiane hanno adottato 4.130 bambini nel mondo. Nel primo semestre del 2015 potrebbero essere stati solo 850 i bambini che hanno trovato una famiglia qui da noi. Apre oggi il convegno di Aibi, che insieme a esperti provenienti da Spagna, Francia, Brasile e Africa cerca una strada per uscire dalla crisi

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Adozioni HECTOR RETAMAL:AFP:Getty Images
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Nel 2010 le coppie italiane hanno adottato 4.130 bambini nel mondo. Nel primo semestre del 2015 potrebbero essere stati solo 850 i bambini che hanno trovato una famiglia qui da noi. Apre oggi il convegno di Aibi, che insieme a esperti provenienti da Spagna, Francia, Brasile e Africa cerca una strada per uscire dalla crisi

Francia, Spagna, Brasile, Repubblica democratica del Congo e Italia: tutti attorno allo stesso tavolo per trovare una soluzione alla crisi delle adozioni internazionali. È questo lo scopo del Convegno internazionale “Adozione internazionale in cerca di futuro. La scelta politica dell’accoglienza” che si è aperto oggi, 26 agosto, a Gabicce Mare (Pesaro Urbino) nell’ambito della XXIV settimana di Studi e Formazione delle associazioni Ai.Bi. e La Pietra Scartata. Il convegno si è aperto con la proiezione di dati statistici per primo semestre del 2015, quando sarebbero stati adottati in Italia soltanto 850 bambini. Erano stati 4.130 nel 2010.

Il convegno sarà l’occasione per guardarsi negli occhi e capire cosa fare e come procedere nel bene dei bambini, interrogandosi su quali strade sia necessario prendere per far sì che uno degli strumenti di protezione più importanti per i minori in stato di abbandono non venga a scomparire. A intervenire saranno Jean-Michel Rapinat (direttore aggiunto dell’Afa - Agence française de l’adoption, Francia), Adolfo Garcia (coordinatore del Cora - Coordinadora de Asociationes ed Defensa de la Adópcion y el Acogimiento, Spagna), Martin Kasereka Musavuli Okende (avvocato e uno dei maggiori esperti di adozioni internazionali in Africa) e Monica Natale de Camargo, (presidente GAASP - Grupo de Apoio à Adocao de Sao Paulo, Brasile).

Per Rapinat, tra le principali cause della crisi dell’accoglienza adottiva, ci sono gli iter adottivi troppo lunghi, i costi proibitivi per le coppie e un profilo dei minori adottabili più “problematico” rispetto alla disponibilità di molte famiglie. Dinanzi a tale situazione per Rapinat è necessario garantire la formazione e l’accompagnamento degli adottanti in tutte le fasi, compreso il post-adozione. La Spagna punta il dito sulle sempre più diffuse pratiche di procreazione assistita: «Si stima che nel 2014 – ricorda Adolfo Garcia – il numero di bambini nati attraverso la gestazione surrogata sia stato di 1.400 e quello dei minori arrivati in adozione internazionale inferiore ai 1.200». Secondo il coordinatore del Cora, la ricetta giusta per uscire dalla crisi deve passare necessariamente dall’apertura di nuovi Paesi. Il calo delle adozioni, visto dai paesi di provenienza, è preoccupante tanto che nei giorni scorsi Monica Natale de Camargo aveva lanciato un allarme: «sono sempre meno i bambini che vengono adottati da famiglie straniere. In Brasile a partire dal 2009 si è registrato un calo delle adozioni internazionali molto grave: pari al 65%».

Foto Getty Images

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