Il bimbo siriano

Il papà di Aylan: «Così mi è sfuggito dalle mani»

3 Settembre Set 2015 1852 03 settembre 2015

Abdullah Kurdi voleva raggiungere il Canada con la sua famiglia. Nel naufragio della notte del 1 settembre ha perso la moglie e i due figli.

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Aylan E Galip
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Abdullah Kurdi voleva raggiungere il Canada con la sua famiglia. Nel naufragio della notte del 1 settembre ha perso la moglie e i due figli.

«Avevamo il giubbotto di salvataggio ma la barca si è improvvisamente capovolta perché qualcuno si è alzato improvvisamente essendosi spento il motore. Tenevo per mano mia moglie. Ma i miei due bambini mi sono scivolati via». Il racconto di Abdullah Kurdi all’agenzia di stampa Dogan è terribile quanto il dramma che ha vissuto.

Quest’uomo siriano e la sua famiglia, nella notte tra martedì e mercoledì, tentavano di raggiungere da Bodrum, località balneare turca, l’isola greca di Kos porta d’ingresso dell’Unione europea. La sua sposa e i suoi due figli (Aylan e Galip, qui sopra nella foto) sono morti nel naufragio della barca che nessuno ha soccorso insieme ad altri dodici profughi. L’immagine del corpo senza vita del più giovane tra i due, Aylan, che Vita ha pubblicato per primo in Italia dando seguito all’invito dei volontari che avevano cercato di attivare, senza successo, i soccorsi, ha fatto il giro del mondo, incarnando tutto il dramma della crisi migratoria che sta vivendo l’Europa e anche tutta la sua inerzia.

Secondo un soccorritore turco interrogato dall’agenzia France-Presse, le tre vittime sono originarie di Kobane, città martoriata nella parte curda della Siria e da tempo assediata dai miliziani dell’Is. La famiglia che era fuggita in Turchia viveva in una casa in affitto, ma i siriani, in particolari quelli provenienti dal Kurdistan, sono mal sopportati in Turchia, per questo avevano deciso di fuggire e di raggiungere il Canada dove già vivono altri loro parenti, la zia di dei bambini e sorella di Abdullah, ma non avevano ottenuto il visto, per questo ora cercavano di andare in Germania da altri parenti.

Ed invece al piccolo Aylan è toccato di diventare simbolo dell’impotenza e dell’inerzia dell’Europa e la sua immagine ultima possibilità per scuoterla e per non perdersi.

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