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Alunni disabili, il diritto alla scuola vale solo a metà

8 Settembre Set 2015 1316 08 settembre 2015
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È possibile che un diritto sia realizzato a metà? Per le Province lombarde sì, infatti stanno stanziando fondi solo per coprire la metà del bisogno dei 4.650 alunni disabili lombardi che necessitano di servizi aggiuntivi per frequentare la scuola. La metà delle province non ha fatto alcun atto per affrontare la questione. Sessanta famiglie pronte a fare ricorso con Ledha

In qualche regione la scuola è iniziata, in qualche altra sta per iniziare, mancano due giorni alle 24 del 10 settembre, ora in cui dovranno essere pervenute al Ministero dell’Interno del richieste di province e città metropolitane per il riparto dei 30 milioni stanziati dal Governo: insomma, i tempi sono scaduti ma gli alunni con disabilità ancora non hanno alcuna risposta certa che assicuri loro gli assistenti alla comunicazione, gli assistenti educativi e il trasporto verso scuola a cui hanno diritto.

Si tratta di servizi che fino all’anno scorso erano pagati dalle Province ma che ora – dopo che la legge Delrio ha messo mano all’ente Provincia e alle sue funzioni – sono sospesi in un rimpallo di responsabilità (e di stanziamento di fondi) che va avanti da mesi. Paradosso nel paradosso, le associazioni di famiglie mettono in guardia: «Le Province non sanno dei 30 milioni stanziati dal Governo per questo motivo e della scadenza del 10 settembre», ha ribadito ancora questa mattina Vincenzo Falabella, presidente di Fish. Come al solito e peggio del solito tocca alle famiglie attivarsi per “conquistare” quei servizi garantiti dalla legge, necessari per concretizzare il diritto allo studio dei loro figli. Un quadro a cui si aggiunge la mancanza di insegnanti di sostegno abilitati documentata da Orizzonte Scuola: tra le immissioni in ruolo che non si potranno effettuare, per mancanza di aspiranti nelle graduatorie, salta all'occhio il dato relativo ai posti di sostegno, ovunque superiori rispetto alle domande presentate: in tutto così resterebbero non assegnati 3.671 posti di sostegno su 8.797 liberi.

In Lombardia almeno sessanta famiglie hanno detto basta. Ieri sera si sono riunite nella sede della Ledha insieme a tre avvocati per fare il punto della situazione e avviare i ricorsi per evidente discriminazione, forti della legge 67: «L’occasione di questo disordine ci deve permettere di segnare il tempo. È finito il tempo della pazienza, dell’accomodamento, del silenzio. C'è una discriminazione, faremo un’azione legale, Ledha sarà al vostro fianco», ha detto Alberto Fontana, presidente di Ledha.

È finito il tempo della pazienza, dell’accomodamento, del silenzio. C'è una discriminazione, faremo un’azione legale, Ledha sarà al vostro fianco

Alberto Fontana, presidente di Ledha

Lombardia, 6 province su 12 senza provvedimenti

La situazione, almeno in Lombardia, è questa. Ci sono 4.650 alunni che necessitano di assitenza e 6 province su 12 hanno non hanno ancora emanato alcun provvedimento in materia. Como, Lecco, Mantova e Sondrio hanno preso un impegno politico verbale a risolvere il problema, rassicurando i cittadini, mentre a Cremona ci sono serissimi problemi perché la provincia ritiene di non avere responsabilità alcuna in merito. A Brescia c’è un accordo quadro che dà la delega di queste funzioni ai Comuni; a Lodi sono stati fatti protocolli con i singoli Comuni ma si prevedono fondi per garantire il servizio più o meno per metà anno; Monza Brianza è stata fra le prime province a muoversi, emanando delle linee guida, ma i fondi stanziati sono insufficienti a coprire tutto il servizio; Pavia ha individuato il bisogno ma probabilmente riuscirà a coprire solo la metà del servizio richiesto; Varese ha emesso delle linee guida che prevedono un monte ore massimo settimanale e un importo massimo per ciascun alunno. La Città metropolitana di Milano ha stabilito che saranno i Comuni a erogare i servizi, dietro coordinamento della Città Metropolitana stessa e a tal fine ha chiuso un’intesa con 14 uffici di piano su 17. Non ha chiuso l’intesa, ad esempio, con il Comune di Milano: qui tutto resterà come l’anno scorso, pari pari. Idem a Pioltello, mentre Sesto San Giovanni e Trezzo sull’Adda hanno chiuso accordi solo per alcune funzioni. I numeri? 980 alunni che necessitno di assistenza educativa, 530 con disabilità sensoriale, 350 necessitano di trasporto. La Città Metropolitana prevede per l'anno 2015/16 una spesa di 2,8 milioni per il trasporto e di 6,2 milioni per l'assitenza educativa e alla comunicazione.

Le istituzioni dicono di avere soldi per coprire circa la metà del bisogno. Non ha senso, i ragazzi hanno un PEI che individua il loro bisogno e a quello hanno diritto, non alla metà perché qualcuno non è stato in grado di reperire i soldi

Alberto Fontana

I genitori sono in subbuglio. Sono proprio le famiglie spesso a fare il contratto con gli educatori o gli assistenti alla comunicazione, e poi vengono rimborsate. «Che contratti facciamo, se non sappiamo nulla? Finirà che pagheremo noi. E se anche io faccio un contratto dal 14 settembre, se non ho in mano alcuna comunicazione, la scuola farà entrare l’assistente con mio figlio o lo considererà una persona estranea?», si chiedono. Ma il problema centrale resta quello di un diritto che di certo il 14 settembre non sarà garantito, fosse anche solo in un suo pezzo: «Le istituzioni chiedono sempre a queste famiglie di capire, di essere accomodanti, di andare loro incontro. Quest’anno questa cosa pare istituzionalizzata, perché in tanti dicono di avere soldi per coprire la metà del bisogno. Si parla di 6-8-10 ore a ragazzo alla settimana e di 5mila euro all’anno. Non ha senso, i ragazzi hanno un PEI che individua il loro bisogno e a quello hanno diritto, non alla metà perché qualcuno non è stato in grado di reperire i soldi», ripete Fontana. Con l'inizio della scuola, Ledha raccoglierà le segnalazioni delle discriminazioni, fosse anche solo temporanee: il preludio per l'azione legale.

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