Corruzione

Appalti e cooperative, Gabrielli e Cantone all’attacco

17 Settembre Set 2015 0943 17 settembre 2015

«La riserva di caccia, il 5% degli appalti da attribuire alle cooperative, si è rivelato un provvedimento criminogeno», ha detto il prefetto Franco Gabrielli. Il presidente dell’Anac Cantone gli fa eco: «Non tutti gli appalti irregolari sono necessariamente oggetto di corruzione, ma quel sistema illegale di affidamenti senza gara ha finito per favorire meccanismi corruttivi».

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Gabrielli
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«La riserva di caccia, il 5% degli appalti da attribuire alle cooperative, si è rivelato un provvedimento criminogeno», ha detto il prefetto Franco Gabrielli. Il presidente dell’Anac Cantone gli fa eco: «Non tutti gli appalti irregolari sono necessariamente oggetto di corruzione, ma quel sistema illegale di affidamenti senza gara ha finito per favorire meccanismi corruttivi».

«La riserva di caccia, il 5% degli appalti da attribuire alle cooperative, si è rivelato un provvedimento criminogeno». Non ha usato mezzi termini il prefetto Franco Gabrielli rispondendo ieri, a margine della prima Giornata della legalità alla scuola di Polizia penitenziaria a Roma, ad una domanda. La norma, chiarisce il prefetto che ben conosce il mondo della solidarietà, «nasce da una buona intenzione, quella di favorire una realtà economica che affonda le radici nella solidarietà», ma «purtroppo questo Paese riesce spesso a tradurre le cose positive in negative». Perciò «il tema del 5% è necessariamente da rivedere».

È il cuore del problema emerso dall’indagine su Mafia Capitale – relativamente al capitolo corruzione e attribuzione degli appalti alle cooperative guidate o comunque «governate» da Salvatore Buzzi – che però riguarda non solo Roma, ma anche altre città. «La legge che attribuisce una quota di lavori da assegnare alle imprese collettive che hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini», spiega Gabrielli, «è il presupposto sulla base del quale gli Enti locali hanno assegnato e continuano ad assegnare la realizzazione di opere e servizi alle cooperative, in favore dei cosiddetti soggetti svantaggiati. È un principio nobile, ma come spesso capita è diventato anche il grimaldello per scardinare la porta e spalancarla ad assegnazioni discutibili e/o fuori controllo, dietro le quali si possono nascondere fenomeni di corruzzione». Agli Enti locali, conclude il prefetto di Roma, spetta il compito di correre ai ripari e trovare le contromisure adeguate, anche attraverso qualche proposta di riforma.

Sullo stesso tema è intervenuto sempre ieri, Raffaele Cantone, presidente dell'Anac parlando ai microfoni del Gr1: "Ci sono appalti che possono essere dati per legge anche senza gara, ma noi abbiamo verificato che molti sono stati assegnati senza gara anche se non c'erano quei presupposti". Cantone ha anche sottolineato che in merito la relazione dell'autorità anticorruzione sulle amministrazioni capitoline tra il 2011 e il 2014, in un periodo a cavallo tra l'amministrazione Alemanno e quella Marino, il sistema, quello degli appalti senza gara sono stati alla base del sistema di Mafia capitale: "Non tutti gli appalti irregolari sono necessariamente oggetto di corruzione, ma quel sistema illegale ha finito per favorire meccanismi corruttivi".

Un tema che l’Anac ha sollevato non solo per Roma, come rivelato su Vita l’Anac ha fatto un’indagine su venti comuni capoluogo di regione italiani, questo il richiamo, ricorrono a troppi affidamenti con procedura negoziata (ovvero affidamenti diretti, senza gara. In base al monitoraggio effettuato dall’Authority, nel quadriennio 2011-14 circa la metà dei venti municipi presi in esame ha affidato con procedura negoziata l’80% degli appalti complessivi (leggi qui l’inchiesta e i dati comune per comune).

Speriamo che i due schiaffoni abbiano una qualche eco anche in Parlamento dove si sta discutendo la Riforma del Terzo settore visto che si sottolinea, nei due interventi, il ndo vero dell'impresa sociale che non è quello della limitata remunerazione del capitale, ma del rapporto troppo spesso politico e clienterale con la Pubblica amministrazione.

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