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Lavoro

Governance femminile, l’Italia deve fare di più

17 Settembre Set 2015 1633 17 settembre 2015
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Un workshop organizzato dal Gruppo Cgm a Milano. Esperienze profit e non profit a confronto. Per affrontare un deficit che mette l’Italia al 114esimo posto nel mondo

«In Italia l’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa; si attesa attorno al 46% contro una media europea che arriva al 60% circa. Il trend e piatto e non accenna a dare segni di miglioramento», spiega Riccarda Zezza, fondatrice di Piano C, chiamata a coordinare l’evento organizzato dal Gruppo Cgm “Governance al femminile”, nella sede del consorzio Farsi Prossimo.

Il workshop, che si è tenuto oggi a Milano, si inserisce all’interno del progetto “SEE-GO Social and Economic Enterprises and Gender Opportunities” che tratta della governance al femminile con l'obiettivo di contribuire alla valorizzazione della partecipazione delle donne nel mondo del lavoro.

L’incontro, voluto da Cgm, è nato in modo particolare per approfondire le questioni che riguardano l’Italia creando un confronto tra le imprese classiche e quelle del non profit sulla situazione delle donne ai vertici e sulle pratiche di conciliazione messe in campo dalle diverse organizzazioni. In mattinata si sono tenuti due workshop separati in cui, imprese sociali da un lato e imprese classiche dall'altro hanno discusso della tematica; per poi riunirsi al pomeriggio e aprire un momento di discussione e confronto comune. Al centro il racconto di esperienze di conciliazione documentate spesso dalle dirette interessate.

«Su 142 paesi presi in considerazione», ha continuato Riccarda Zezza, «l’Italia si colloca al 114 posto per partecipazione socio economica delle donne, negli ultimi anni abbiamo perso ben 17 posizioni».

La principale questione che è emersa, riguarda il tema lavoro/maternità. «Non facciamo figli. Siamo sotto il tasso che garantisce la sopravvivenza di un paese», ha spiegato Zezza. «Inoltre, una donna su quattro dopo la maternità non torna a lavoro; e se lo fa, è con un contratto più fragile rispetto a prima».

Foto Eric Feferberg, Getty images

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