Disabilità

Più di un milione di "falsi validi"

17 Settembre Set 2015 1605 17 settembre 2015

In Italia su 3,1 milioni di disabili, solo 1,9 milioni ricevono l'indennità di accompagnamento dall’Inps. Significa che 1.153.000 persone non percepiscono indennità, pur avendone diritto. Altro che falsi invalidi. Partendo da qui, la Fish lancia una proposta di revisione del sistema di accesso, riconoscimento e certificazione della disabilità

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In Italia su 3,1 milioni di disabili, solo 1,9 milioni ricevono l'indennità di accompagnamento dall’Inps. Significa che 1.153.000 persone non percepiscono indennità, pur avendone diritto. Altro che falsi invalidi. Partendo da qui, la Fish lancia una proposta di revisione del sistema di accesso, riconoscimento e certificazione della disabilità

Ridisegnare un percorso sostenibile ed efficace, nell’interesse dei diritti delle persone con disabilità ma anche della qualità del sistema di protezione sociale attuale e futuro. È questo il cuore della proposta di revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario proposta ieri dalla Fish nell’ambito di un Convegno sul “Nuovo paradigma della Convenzione Onu per l'accesso ai diritti e il contrasto delle discriminazioni delle persone con disabilità”, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: questa revisione è infatti già prevista nel "Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità".

Il punto di partenza è la presa d’atto che il sistema attuale non funziona. È un sistema costoso – ci sono da 15 a 25 professionisti coinvolti oggi nell’iter di ciascuna domanda di invalidità – ma poco funzionante dal momento che in Italia su 3,1 milioni di persone con una limitazione funzionale grave con più di 15 anni (3.086.000, dati Istat), solo 1,9 milioni ricevono una indennità di accompagnamento dall’Inps. Significa che 1.153.000 persone con una limitazione funzionale grave non percepiscono indennità di accompagnamento, pur essendo nelle condizioni sanitarie previste per la averlo: per dirla con il linguaggio tremontiano, sono “falsi validi”. Si tratta peraltro di un numero inferiore alla realtà, dal momento che il dato non comprende i minori di 15 anni e quanti vivono all’interno di strutture residenziali. Oggi cioè il complesso sistema di gestione degli accertamenti e i suoi esiti sono inefficaci e superflui ai fini della progettazione individuale, ma anche all’accesso a prestazioni garantite a livello regionale.

La revisione del sistema prevede in parallelo la costruzione di nuovi modelli di valutazione/accertamento e una regolamentazione che renda omogenee la nuova criteriologia con l’accesso a tutti i benefici. Ecco i 7 assi di intervento.

  • Unificazione di tutti i momenti valutativi di base attuali (oggi distinti in minorazione/handicap), ricomponendo le valutazioni di base in un unico percorso con una sola criteriologia e con esiti unificati. Vanno ricompresi qui anche la valutazione ai fini della legge 68/1999 e quella di alunno con handicap.
  • Questa valutazione di base (necessaria ad individuare uno status che dà diritto a prestazioni di servizi o monetarie di rilievo nazionale e a benefici fiscali o lavorativi) va disgiunta dalla valutazione multidimensionale legata ai progetti individualizzati.
  • La valutazione di base passa da collegiale a monocratica, la valutazione multidimensionale è invece di competenza regionale. Netto abbattimento dei costi.
  • Separazione dei percorsi valutativi di base per gli anziani (da stabilire la soglia di età), da quelli previsti per gli adulti e i minori.
  • Ridefinizione dei criteri per la valutazione di base. Dovrà essere privilegiato l’uso di strumenti di valutazione di riconosciuta validità sul piano della ricerca scientifica internazionale.
  • Monitoraggio completo dei percorsi, dell’efficienza/efficacia, della spesa legata al contenzioso,
  • Revisione del contenzioso; va rivisto e reintrodotto – qualificandolo - il ricorso amministrativo, distribuendone le competenze. I dati di contenzioso devono essere pubblici.

Foto Getty Images

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