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In Italia il 39% degli istituti è a rischio

18 Settembre Set 2015 1800 18 settembre 2015
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I responsabili di Cittadinanzattiva, presentando il XIII Rapporto, si sono appellati al governo perché «è vero che qualcosa si sta facendo ma la situazione complessiva degli edifici scolastici italiani lascia ancora a desiderare». Sull'anagrafe edilizia risultano mancare all'appello 8mila scuole

«La sicurezza di quasi 9 milioni di studenti è una priorità per tutti noi. Per cui lanciamo un appello alle istituzioni: il cammino è lungo, non fermatevi!». Lo hanno detto i responsabili del XIII Rapporto di Cittadinanzattiva su “Sicurezza, qualità e accessibilità a scuola, presentato oggi a Roma. Non fermatevi, perché se è vero che qualcosa si sta facendo, la situazione degli oltre 42mila istituti scolastici italiani “lascia ancora a desiderare”. Infatti, il malato “scuola” ha qualche cenno di miglioramento su questo fronte: se nel 2014 erano tre scuole su quattro ad avere lesioni strutturali, oggi sono una su cinque. Le difficoltà economiche degli enti locali (proprietari della maggior parte degli edifici), tuttavia, si sentono: nel caso di richiesta di manutenzione strutturale, infatti, nel 45% delle situazioni (16 punti percentuali in più rispetto il dodicesimo dossier) l’ente non è intervenuto. Peggiora anche la situazione sul fronte della sicurezza interna: sono aumentati i casi in cui mancano le scale di sicurezza (+3%) e le porte antipanico nei bagni (+20%)

Il Rapporto (un’indagine e non una rilevazione statistica, precisano i curatori) è stato realizzato su un buon numero di plessi 101 in 13 regioni (Abruzzo, Basilicata; Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto), grazie al lavoro di monitoraggio di volontari dell’associazione che sono andati sul posto a vedere di persona, a registrare e intervistare i dirigenti.

Hanno così rilevato una situazione critica, che intanto vede il 73% di scuole monitorate situate in zone a rischio sismico e il 14% in zone a rischio idrogeologico (ma quest’aspetto si potrebbe imputare alla condizione naturale in cui versa il nostro Paese). Altro è lo stato degli edifici, per incuria di chi ne è responsabile: il 39% delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo, 21% presenta lesioni strutturali. E poi: di fronte alla richiesta di piccoli lavori di manutenzione nel 12% dei casi l’intervento non è stato mai fatto e nel 21 con molto ritardo. Peggio accade se i lavori sono più seri e strutturali: nel 45% l’ente non è intervenuto sebbene richiesto.

La sicurezza interna è spesso a rischio: mancano scale di sicurezza nel 26% delle scuole monitorate; solo il 34% presenta vetrate a norma; porte con apertura antipanico presenti nel 74 delle aule; in più di una scuola su quattro l’impianto elettrico è inadeguato, così come l’impianto anti-incendio.

Per non parlare dell’arredo necessario: banchi e sedie rotti o non a norma (20% delle scuole); nel 42% dei bagni manca la carta igienica e sempre di più mancano anche sapone, asciugamani (77%) e scopini.

Le barriere architettoniche, la cui eliminazione dovrebbe consentire ai portatori di disabilità un più facile accesso al diritto allo studio, sono invece ancora in molti casi presenti. Mancano i posti riservati per le loro auto in un caso su due, ben una scuola su quattro di quelle monitorate è priva di bagni per studenti con disabilità, solo il 50% possiede l’ascensore e capita anche (nel 12% di questi) che non funzioni o non è abbastanza largo per le carrozzine.

Quel che sorprende di più, inoltre, è la mancanza di valutazione degli uffici preposti a giudicare l’agibilità delle scuole (la certificazione): solo il 38% possiede quella “statica”, e il 35% quella “igienico-sanitaria” e solo il 32% ha il certificato di prevenzione incendi. Numeri, dicono con amarezza le responsabili Adriana Bizzarri e Marilù Pacetta, che non si schiodano di Rapporto in Rapporto: solo questione burocratica o anche di sostanza?

Ma ci sono anche gli utenti che ci mettono del loro: in crescita gli episodi di vandalismo che nell’ultimo anno hanno interessato una scuola su tre degli istituti monitorati (era il 10 nel precedente rapporto).

Non manca qualche notizia positiva: cresce negli anni il numero delle scuole che utilizza fonti d’illuminazione a basso consumo energetico (il 32%) o pannelli solari e altri fonti rinnovabili. Il 78% fa la raccolta differenziata (anche se con notevoli differenze sul territorio).

Un focus particolare quest’anno è stato dedicato all’Anagrafe dell’edilizia scolastica introdotta dal 30 giugno scorso per censire il patrimonio scolastico d’Italia. Tutte le regioni hanno riversato i propri dati regionali in quella nazionale e dal 7 agosto questi dati sono stati resi noti sul sito del Miur nella sezione “La Scuola in chiaro”. Ebbene gli estensori del Rapporto hanno fatto subito una verifica della corrispondenza dei dati da loro direttamente rilevati con quelli presenti sull’Anagrafe, registrando la presenza dei dati relativi allo Stato di conservazione del corpo solo in 34 scuole sulle 101, e diverse incongruenze per le restanti (39 presentano solo dati parziali). Alcune non sono affatto presenti. In tutt’Italia mancano, infatti, alla registrazione, e risulterebbero non attive, ben 8.000 scuole. È dovuto solo ad un’incongruenza nel registrare i codici corrispondenti, ma le scuole sono bene attive, ha spiegato Laura Galimberti (coordinatrice della Struttura di missione per il coordinamento e l’impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica, per la presidenza del consiglio dei Ministri). Dalla rilevazione però, affermano a Cittadinanzattiva, si evidenzia ancora che la voce edilizia non è di facile lettura per un cittadino comune; che non indica il numero totale di scuole presenti; non segnala quando sono aggiornati i dati; non contiene gli indicatori relativi al rispetto della L. 81/2008 sulla sicurezza; e poi tutte le info relative alle certificazioni saranno inserite solo a partire dal 31 gennaio 2016.

Altro capitolo riguarda una sorta di silente “conflitto” tra il progetto #scuolebelle contro #scuolesicure. Non sempre le due cose viaggiano insieme. Per carità, è anche importante il primo, che ha riguardato il decoro e la tinteggiatura d’interni ed esterni, la verniciatura di cancelli e la pulizia di vetri e d’infissi: per un totale di 280 milioni circa per oltre 12mila microinterventi, con il lavoro prevalente di lavoratori socialmente utili nel 68% dei casi (dato particolare, nel 42% dei casi monitorati dal Rapporto, gli studenti stavano all’interno dell’edificio durante l’esecuzione dei lavori). Ma la sicurezza viene prima, è chiaro. E siccome non tutti i soldi sono stati ancora impegnati in #scuolebelle, e visto che nel 72% dei casi di abbellimento i dirigenti hanno invece richiesto altri interventi, ben più complessi e urgenti riguardanti la messa in sicurezza o la manutenzione, l’associazione avanza una prima proposta: stornare i fondi destinati alla #scuolebelle per il capitolo #scuolesicure, anche a vantaggio delle scuole del sud e delle isole che presentano maggiori problemi strutturali.

E le proposte di Cittadinanzattiva non finiscono qui:

  • a) No alle gare di appalti al massimo ribasso per gli interventi di edilizia scolastica e la ristorazione, si perde in qualità, e nel contempo avviare procedure di controllo ferree garantendo trasparenza e accessibilità delle informazioni per i cittadini;
  • b) così come trasparente e accessibile deve essere l’Anagrafe dei dati dell’edilizia scolastica, resa fruibile e aggiornata, e inserire tutti gli indicatori per ciascuna scuola a partire da quelli sulla sicurezza e sui piani di gestioni delle emergenze;
  • c) aggiornare, appunto, la L. 81/2008 per considerare aspetti specifici dell’ambiente scolastico;
  • d) infine, due cavalli di battaglia di Cittadinanzattiva: Istituzionalizzare la giornata nazionale della sicurezza nelle scuole (promossa da 13 anni); e soprattutto chiedono che nella progettazione delle nuove scuole e nelle ristrutturazioni di spazi già esistenti, siano coinvolti i cittadini, a partire da quelli che ogni giorno frequentano la scuola.

Se è vero che – come ha detto Laura Galimberti – bisogna avere pazienza perché la registrazione, il monitoraggio e l’intervento sul vasto e malandato patrimonio scolastico nazionale è un work in progress che finora non era stato mai seriamente avviato, ebbene, secondo chi tutela i cittadini, in questo lavoro non possono mancare le conoscenze nate dall’esperienza di chi, in questo patrimonio, ci vive quotidianamente.

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