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Il non profit guadagna credito

21 Settembre Set 2015 1027 21 settembre 2015

La Banca d’Italia ha dato il via libera a una nuova interpretazione del Credit Risk Regulation che consentirà agli istituti di credito di “risparmiare” il 25% dei costi in termini di assorbimento del patrimonio sui prestiti alle organizzazioni del terzo settore. Biggeri (Banca Etica): «Una svolta economica e culturale»

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La Banca d’Italia ha dato il via libera a una nuova interpretazione del Credit Risk Regulation che consentirà agli istituti di credito di “risparmiare” il 25% dei costi in termini di assorbimento del patrimonio sui prestiti alle organizzazioni del terzo settore. Biggeri (Banca Etica): «Una svolta economica e culturale»

Dal prossimo 30 settembre gli investimenti bancari sul sociale costeranno il 25% in meno in termini di assorbimento del patrimonio. La Banca d’Italia ha infatti dato il via libera all’interpretazione sostenuta da Banca Etica rispetto al regolamento della Commissione europea CRR (Credit risk regulation) entrato in vigore in Italia con il recepimento e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale italiana.

La data di fine settembre è determinata dalla tempistica procedurale di via Nazionale, ma il dado ormai è tratto: dal primo ottobre lo spread fra i prestiti alle organizzazioni non profit e quello alle piccole medie imprese sarà azzerato.

La questione nasce dalle vigenti (ancora per pochi giorni) Disposizioni di vigilanza prudenziale emanate dalla Banca d'Italia in recepimento della “fu Basilea2” (Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006), che stabilivano un assorbimento di patrimonio dell'8% per le esposizioni creditizie nei confronti degli enti di cui al libro I, capi II e III, del Codice Civile (associazioni, fondazioni, associazioni non riconosciute, comitati) e alle imprese sociali, contro un 6% di famiglie e piccole imprese (cosiddetta clientela retail).

Ugo Biggeri

«Questo di fatto significava», interviene il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri, che su questo tema negli ultimi anni ha svolto una continua attività di informazione e pressione nei confronti dei decisori pubblici, «che ogni cento euro prestati alle onp dovevamo accantonarne 8, contro i 6 nel caso di presti retail».

«Il rovescio della medaglia era che», prosegue Biggeri, «per me Banca gli impieghi nel non profit erano il 25% più sfavorevole rispetto a quelli nelle Pmi». Uno sbilanciamento che non rispecchiava i tassi di solvibilità del settore, rimasto in vigore per un’interpretazione tutta italiana del regolamento. Interpretazione a questo punto superata.

Il mercato delle organizzazioni Non Profit è infatti del tutto assimilabile al mercato del credito retail: elevata numerosità dei soggetti, spesso di dimensioni economiche molto piccole, importi medi delle esposizioni assai ridotte (meno di 500 mila euro di media complessiva, solo il 13% dei prestiti superiore a tale valore, il 55% dei prestiti inferiore ai 100 mila euro). Dal punto di vista della rischiosità le Istituzioni senza scopo di lucro hanno mantenuto anche durante la crisi tassi di decadimento decisamente inferiori rispetto alle altre imprese (società non finanziarie).

In termini numerici il passaggio al 6%, restando a Banca Etica, significa una smobilizzazione di 2,5 milioni di euro rispetto a un capitale di 76 milioni e impieghi per 630 milioni.

«Risorse», conclude Biggeri, «che ora potremmo rimettere in circolo, ma questa nuova fase, oltre che dal punto di vista economico è importate anche da quello culturale: dal punto di vista del credito il non profit smette di essere considerato come un cliente di secondo livello».

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