Migranti

Bambini rifugiati: i brand sostengono Save the Children

22 Settembre Set 2015 1645 22 settembre 2015

Chi attraverso fondi diretti, chi attraverso iniziative di fundrasing e di colletta tra i propri dipendenti, sono molte le grandi aziende che hanno risposto all’appello di Save the Children, finanziando il lavoro di protezione che l'organizzazione sta portando avanti per i bambini rifugiati in Europa e quelli che sono rimasti in paesi devastati dai conflitti interni.

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Save The Children
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Chi attraverso fondi diretti, chi attraverso iniziative di fundrasing e di colletta tra i propri dipendenti, sono molte le grandi aziende che hanno risposto all’appello di Save the Children, finanziando il lavoro di protezione che l'organizzazione sta portando avanti per i bambini rifugiati in Europa e quelli che sono rimasti in paesi devastati dai conflitti interni.

Per Save the Children i brand più noti al mondo non hanno badato a spese. Sarà per farsi pubblicità oppure per sincero spirito filantropo, sta di fatto che all’appello Child Refugee Crisis Appeal, lanciato pochi giorni fa dalla stessa organizzazione, hanno risposto grandi gruppi e aziende.
Ecco chi e come sta sostenendo il lavoro che Save the Children sta portando avanti nei confronti dei bambini profughi.

Visa Europe: 1 milione di dollari donati.

Uber: i tassisti di Uber hanno collezionato vestiti e oggetti che Save the Children rivenderà nei sui negozi sparsi in Inghilterra.

i-Tunes: girerà a Save the Children i profitti del nuovo singolo “Help is Coming to Town” prodotto da Crowded House.

Google: dopo aver donato un milione di euro, ha annunciato che per ogni centesimo donato dagli utenti, Google ce ne metterà uno di tasca sua. L’obiettivo è arrivare a 10 milioni di dollari. Il denaro sarà diviso tra quattro organizzazioni: Medici Senza Frontiere, International Rescue Committee, Save the Children e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati

Virgin Atlantic: fino al 20 settembre su ogni volo i passeggeri potevano contribuire con delle donazioni. L’azienda ha anche intrapreso un’azione di fundraising tra i suoi dipendenti in tutto il mondo.

GSK: ha contribuito con una donazione pari a 150 mila dollari. I suoi dipendendi hanno invece donato 20 mila.

RB: quest’anno l’azienda aveva già donato 600 mila euro al Child Emergency Fund. Una parte di quei fondi è stata allocata al Child Refugee Crisis.

IKEA: permette ai dipendenti in Inghilterra e in Irlanda di donare l’equivalente di un giorno lavorativo.

SWAROVSKI: donazione (non ci sono cifre ufficiali in merito) e fundraising globale tra i propri dipendenti

Starbuks: donazione pari a 48 mila dollari.

UPS invece, attraverso la sua fondazione, ha scelto di lavorare con the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) and the World Food Programme (WFP). Ups ha finanziato dei voli con a bordo 163 tonnellate di aiuti umanitari, di cui 86 tonnellate di biscotti ad alto contenuto energetico, 30.000 coperte e 25.000 materassini.

Goldman Sachs ha donato 3 milioni di dollari al UNHCR. In totale, le donazioni ricevute dall’ UNHCR da parte di aziende private, ammontano a 17 milioni di dollari.

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