Giovani

Per dare un lavoro ai giovani, scommettiamo sull'impresa sociale

28 Settembre Set 2015 1239 28 settembre 2015

Fondazione Mission Bambini, Fondazione Canali, Fondazione San Zeno e UniCredit Foundation presentano la seconda edizione del Bando Occupiamoci!, con 600mila euro per sostenere progetti di impresa sociale che creino occupazione per i giovani

  • ...
Bando Occupiamoci 2015©R Morelli Orizzontale HR
  • ...

Fondazione Mission Bambini, Fondazione Canali, Fondazione San Zeno e UniCredit Foundation presentano la seconda edizione del Bando Occupiamoci!, con 600mila euro per sostenere progetti di impresa sociale che creino occupazione per i giovani

Torna “Occupiamoci!”, il bando che favorisce l’occupazione giovanile in Italia (la disoccupazione giovanile rimane ancora sopra la soglia del 40%, dato Istat) e punta tutto sull’impresa sociale. Dopo il successo della prima edizione lanciata nel 2013, apre oggi l’edizione 2015 del bando promosso da Fondazione Mission Bambini, Fondazione Canali Onlus, Fondazione San Zeno e UniCredit Foundation. Fondazione Canali è una new entry di quest’anno, insieme a Manageritalia Milano - Gruppo Volontariato Professionale, partner tecnico, che titolo gratuito accompagnerà le organizzazioni selezionate nella realizzazione dei progetti, con particolare cura agli aspetti di gestione economica ed organizzativi.

Il bando mette a disposizione 600.000 euro per sostenere l’inserimento lavorativo di giovani disoccupati tra i 16 e i 29 anni d’età, attraverso il sostegno ad attività imprenditoriali gestite da organizzazioni del privato sociale (non c’è più il riferimento all’inserimento di giovani “svantaggiati”). I vincitori – al massimo una decina di progetti – beneficeranno di un contributo massimo di 70.000 euro, comunque non superiore all’80% del costo complessivo del progetto. Il bando resterà aperto fino al 6 novembre 2015.

Il bando

I progetti d’impresa possono riguardare l’avvio di nuove attività o lo sviluppo di attività esistenti e dovranno avere le carte in regola per stare sul mercato. Potranno interessare qualsiasi settore, senza limitazioni (ad esempio ristorazione, cultura, arte, turismo, e-commerce, agricoltura, produzione di beni e servizi in genere). I progetti d’impresa proposti dovranno avere una durata di 18-24 mesi. Il bando è aperto a tutte le organizzazioni senza scopo di lucro, costituite da almeno due anni. Le richieste che rispetteranno i requisiti formali, verranno classificate in tre graduatorie separate, sulla base dell’area geografica di realizzazione del progetto (Nord, Centro, Sud Italia), in modo da garantire una distribuzione omogenea su tutto il territorio nazionale delle risorse. Sotto la lente dei valutatori delle quattro Fondazioni ci sarà la capacità dei progetti di stare sul mercato e dei proponenti di accedere a risorse. La graduatoria dei progetti finanziati sarà resa nota entro il 31 marzo 2016.

L’edizione 2013

Il primo bando “Occupiamoci!” (sempre di 600mila euro) ha finanziato 14 progetti (selezionati tra 270 richieste pervenute) dando un’opportunità di lavoro a 107 giovani in condizione di svantaggio sociale (che hanno abbandonato gli studi, in carico ai servizi sociali, affetti da disabilità fisiche o psichiche, minori immigrati non accompagnati). 77 giovani hanno fatto un tirocinio formativo, tutti conclusi: 12 di essi stanno lavorando e ci si aspetta di arrivare a 30 giovani occupati. Il bando aveva finanziato anche sei progetti di impresa sociale, che prevedevano di impiegare 30 giovani in due anni (siamo alla fine del primo anno): 10 sono già inseriti con un contratto di lavoro subordinato, 6 on un contratto parasubordinato, 8 con tirocini.

Un esempio? Il farmer’s market VOV 102, a Torino, promosso da Enzo B, in cui lavorano sei persone. «Abbiamo pensato un’evoluzione del mercato agricolo a km zero, tendando di superare le inefficienze del modello 1:1 della vendita diretta», spiega Stefano Bernardi, presidente di VOV 102. La novità è la piccola bottega che affianca il tradizionale mercato a km zero: è questa ad essere gestita da VOV 102. Qui gli agricoltori vendono la loro merce anche quando non sono fisicamente presenti e la bottega non è un’attività commerciale che acquista dai contadini e rivende: «non facciamo uno scontrino ma tot microfatture dei produttori, su cui noi abbiamo una eprcentuale. L’innovazione sta in questo software che fa evolvere la vendita diretta. L’altro aspetto è che siamo un hub per i GAS, altra prospettiva di sviluppo interessante del modello».

Contenuti correlati