Sanità

Una cura per la sclerosi multipla progressiva: un obiettivo possibile

28 Settembre Set 2015 1437 28 settembre 2015

In vista dell'evento "La Mela di Aism", Paola Zaratin responsabile Area Ricerca Scientifica AISM, fa il punto sullo stato dell’arte della ricerca scientifica.

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Paola Zaratin
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In vista dell'evento "La Mela di Aism", Paola Zaratin responsabile Area Ricerca Scientifica AISM, fa il punto sullo stato dell’arte della ricerca scientifica.

Sabato 10 e domenica 11 ottobre torna in 4.000 piazze italiane “La Mela di Aism”, l'evento di informazione, sensibilizzazione e raccolta fondi a sostegno della ricerca sulla sclerosi multipla. Cronica, imprevedibile e spesso invalidante, la sclerosi multipla è la prima causa di invalidità tra i giovani dopo gli incidenti stradali: il 50% dei pazienti colpiti da sclerosi multipla sono infatti giovani nel pieno della vita. Con Paola Zaratin, responsabile Area Ricerca Scientifica AISM, abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte della ricerca scientifica.

Dove si sta indirizzando la ricerca e con quali priorità?

La priorità di lavoro per la ricerca scientifica sono le forme progressive della SM, che ad oggi non hanno alcun trattamento farmacologico a disposizione. La ricerca è focalizzata su questo, come dimostra anche il nuovo Bando della International Progressive MS Alliance. La ricerca presta attenzione sia a chi oggi ha queste forme progressive, cercando di definire un protocollo ottimale per la cura, sia in ottica di prevenzione, lavorando sui marcatori che possono indicare dei fattori di rischio tanto ambientali quanto genetici. La campagna sull’sms solidale ad esempio finanzierà le ricerche della dottoressa Maria Petracca, sul rapporto esistente fra la concentrazione di sodio a livello cerebrale e la degenerazione cellulare. Trattare il prima possibile significa fare prevenzione, l’abbiamo già fatto con le forme infiammatorie, contiamo di riuscirci anche con le forme progressive.

Quante sono le persone con una forma progressiva di SM?

Circa un milione nel mondo, su 2,5 con SM. Oggi per loro c’è solo una cura neuroriabilitativa che punta sul mantenimento delle funzioni. La ricerca lavora anche su questo, perché oggi la presa in carico non è normata: la ricerca come advocacy vuole consegnare alle istituzioni e ai decisori politici uno strumento che dica esattamente cosa è efficace e che costi ha, in modo che le decisioni possano essere prese sulla base di evidenze scientifiche, non solo di dati economici.

L’International Progressive MS Alliance punterà invece a trovare una cura farmacologica?

Esatto. Il bando, di cui sono stati appena annunciati i networks selezionati, punta a creare reti internazionali di esperti per cercare terapie per la cura, sia a livello di ricerca di base sia a livello di ricerca clinica, usando anche farmaci di riposizionamento. La PMSA ha stanziato 22 milioni di euro per i prossimi sei anni e l’Italia ha risposto a questa chiamata con le sue eccellenze, tanto che fra gli 11 network selezionati ci sono anche tre gruppi di ricerca che guidati da italiani.

C’è altro?

Accanto a questo c’è un grosso impegno di AISM su due iniziative che potremmo definire di infrastruttura. La prima sono i “registri di malattia”, per la raccolta e la messa in comune dei dati riguardanti la malattia, per capire come la SM si sviluppa, individuare dei sottogruppi, permettere un intervento mirato. Li abbiamo lanciati l’anno scorso, l’abbiamo inserito nell’Agenda 2020, è uno strumento chiave per pianificare la sanità pubblica. La seconda iniziativa è l’individuazione di un nuovo approccio nel finanziamento della ricerca, che prevede il coinvolgimento dell’associazione e che punta sempre di più a dare risposte concrete e mirate.

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